
Fantasy - L'antologia
Autore
Chelsie Hance
Letto da
16,6K
Capitoli
39
Il Migliore Amico di Mio Fratello Parte 1
Hai mai fantasticato su qualcuno su cui non dovresti? Hai mai immaginato la sua mano scorrere lungo il tuo corpo, sfiorando ogni centimetro della tua pelle mentre ti contorci sotto di lui?
Io sì.
I sogni a occhi aperti sono iniziati quando avevo quindici anni, quando mio fratello ha portato a casa il suo nuovo amico, Toby. Aveva parecchi anni più di me, quindi ovviamente non mi degnava di uno sguardo. Ma cavolo se lo guardavo io, tutto il tempo, ogni volta che era nei paraggi. Lui e mio fratello si erano conosciuti al primo anno di college.
Il primo anno hanno vissuto insieme nel dormitorio e in seguito si sono trasferiti insieme fuori dal campus. Non lo vedevo spesso. Succedeva forse solo una o due volte l'anno. Questo però non ha fermato la mia ossessione; seguivo la sua vita attraverso vari profili social falsi, solo per vedere cosa stesse facendo.
Dopo la laurea, mio fratello è tornato a vivere a casa, il che significava che vedevo Toby molto più spesso. Ogni volta che veniva da noi, inventavo una scusa per stare vicino a loro.
Una sera stavano guardando un film horror e io mi sono unita a loro senza preavviso. È stata la prima volta che Toby mi ha toccata. Ho fatto un salto tale sul divano che la mano di Toby è scattata verso la mia per assicurarsi che stessi bene. Era così dolce in quelle occasioni.
Ma man mano che crescevo, diventava sempre più ovvio che non avevo alcuna possibilità con lui. È stata una pillola amara da mandare giù.
Era il mio ultimo fine settimana a casa prima di partire per il college. Ero finalmente libera ma, purtroppo, mi lasciavo Toby alle spalle. Voglio dire, a un certo punto bisogna andare avanti, no? Non potevo restare per sempre la ragazzina innamorata che ero.
La mia migliore amica Jane mi aveva convinta a dare una festa a casa mia mentre i miei genitori passavano la notte fuori per il loro anniversario. Era anche la sera in cui mio fratello restava a dormire dalla sua ragazza; a dire il vero, era tutto a dir poco perfetto.
Così, ho pensato: Fanculo. Sarei partita nel giro di pochi giorni, e probabilmente sarebbe passato un po' di tempo prima di rivedere molti dei miei amici. Quindi, l'ho fatto. Ho organizzato la festa, invitando tutti quelli della scuola a venire a sfogarsi un po' prima che sparissimo tutti.
La musica era a tutto volume e tutti stavano bevendo. Si stava trasformando in una bella serata. Sicuramente una di quelle che avrei ricordato... o forse no.
«Altri shottini», ho urlato per sovrastare la musica mentre Jane versava la vodka nei bicchierini.
«Cazzo, Claire. Datti una calmata o non arriverai nemmeno alle undici». Ha riso di me mentre buttavo giù lo shottino in un solo sorso.
«È una cazzo di festa», ho gridato.
Ma alla fine aveva ragione lei, quando nemmeno venti minuti dopo faticavo a restare sveglia.
«Dai. Ti portiamo a letto». Ha riso, trascinandomi attraverso il soggiorno e su per le scale con l'aiuto del suo ragazzo.
«Vi voglio bene, ragazzi», mi sono lamentata ubriaca, accarezzando i loro volti all'unisono.
«Sì, sì. Ora entra in camera tua». Jane ha riso, spalancando la porta. «O forse no». È tornata sui suoi passi quando è parso evidente che la mia stanza fosse già occupata per qualcosa di diverso dal dormire.
«Domani dovrò bruciare quelle lenzuola», ho bofonchiato, fulminando con lo sguardo le persone che avevano scelto la mia camera per fare sesso.
«Dai, proviamo la camera di tuo fratello e speriamo per l'amor di Dio che nessuno ci stia scopando dentro», ha detto Jane ad alta voce.
Per fortuna, quando ha spinto la porta, c'era campo libero.
Mi ha rimboccato le coperte e mi ha lasciato un bicchiere d'acqua sul comodino per ogni evenienza. Poi è sparita dalla stanza, lasciandomi tutta sola.
Presto mi sono addormentata, infastidita per essermi ridotta in uno stato tale da non potermi godere il resto della festa. È stato solo molto più tardi che mi sono svegliata nel silenzio più assoluto.
«Fantastico», ho gemuto ad alta voce.
Mi ero persa la festa. Per fortuna, la testa non mi martellava più di tanto e avevo smaltito quasi del tutto la sbornia.
Mi sono girata sulla schiena e ho guardato fuori dalla finestra, fissando le stelle nel cielo notturno. Era l'ultima volta che avrei visto un panorama del genere. Il college in cui stavo andando era circondato da un tale inquinamento luminoso che le stelle non si vedevano quasi per niente. Sicuramente era una cosa che mi sarebbe mancata.
Ho fatto un respiro profondo e ho chiuso gli occhi per cercare di rimettermi a dormire, quando ho sentito un rumore in corridoio. Mi sono paralizzata. Ho smesso di respirare. Ho smesso perfino di sbattere le palpebre.
Era qualcuno della festa? Oppure qualcuno si era intrufolato in casa dopo che se ne erano andati tutti? Forse nessuno aveva chiuso a chiave la porta uscendo?
La porta si è aperta all'improvviso, proiettando una sagoma sulla soglia mentre la luce entrava dal corridoio. Sono rimasta il più immobile possibile. Speravo che chiunque fosse se ne andasse. Invece, con mio grande sgomento, è entrato nella stanza, chiudendosi dentro con me.
Ho sentito la cerniera dei suoi jeans mentre si toglieva i vestiti. Volevo urlare. Volevo scappare, ma per la paura non riuscivo a muovermi.
Ho sentito il letto sprofondare accanto a me quando ci si è infilato. Ma non appena si è sdraiato, ha lanciato un urlo tremendo.
«Claire?! Che cazzo ci fai qui dentro?», ha tuonato una voce, mentre lui saltava giù dal letto, accendendo la lampada.
Ho socchiuso gli occhi quando la luce ha inondato la stanza. È stato solo quando la vista si è messa a fuoco che l'ho visto: Toby. Se ne stava lì fermo a fissarmi con un'espressione confusa e arrabbiata sul viso, indossando solo i boxer.
Non ho potuto fare a meno di far scorrere gli occhi sul suo corpo, ammirando quella forma perfetta che prima d'ora avevo solo immaginato nella mia testa.
«Claire?», ha chiesto di nuovo, distogliendo la mia attenzione dal suo corpo quasi nudo.
«Cosa?», ho chiesto, non avendo sentito la sua domanda.
«Che ci fai qui dentro?»
«C'era gente che scopava nel mio letto.»
«Quindi hai deciso semplicemente di dormire qui?»
«Non l'ho deciso io, mi ci ha sbattuta Jane... Aspetta. Che ci fai tu qui?», ho ribattuto.
«La mia macchina si è rotta mentre tornavo a casa dal lavoro. Tuo fratello ha detto che potevo dormire qui perché lui era fuori.»
«Beh, non ho intenzione di dormire nel mio letto. Non voglio prendermi qualcosa.»
«E la camera dei tuoi genitori?»
«Loro chiudono la porta a chiave.»
«Perché?»
«Non lo so». Ho fatto spallucce.
Ad essere onesta, preferivo non pensarci. La beata ignoranza era la cosa migliore, dopotutto...
«Beh, immagino che dormirò sul divano, allora.»
«Perché?»
«Perché non posso tornare a casa. Non ci sono taxi a quest'ora da queste parti.»
«No. Voglio dire, perché non puoi semplicemente dormire qui?»
«Perché non posso dormire a letto con te? Perché non ho nessuna intenzione di saltare a letto con la sorellina del mio migliore amico.»
«Non sono una bambina. Ho diciotto anni. Hai solo pochi anni più di me», gli ho detto, un po' infastidita.
«Non se ne parla lo stesso. Tuo fratello mi ucciderebbe.»
«Non deve per forza saperlo.»
«Ah». Ha riso ad alta voce. «Scendo di sotto». Ha girato sui tacchi e se n'è andato, regalandomi una vista perfetta di quel sedere sodo.
«Va bene», gli ho urlato dietro, prima di accasciarmi di nuovo sul letto.
Quello sarebbe stato un modo perfetto per concludere la serata. Avrebbe compensato l'essermi persa la fine della mia festa, anche se si fosse solo limitato a dormire al mio fianco.





































