
La lupa dei russi
Capitolo 4
Anna
Due ore. Due ore di corsa e la mia lupa voleva di più. Ero esausta, ma il dovere mi chiamava.
Mio nonno si sarebbe arrabbiato se non fossi andata a salutare l'alfa del branco Oborot.
Dopo, però, avevo intenzione di andare direttamente da Casey, dove sarei rimasta per tutta la durata del soggiorno degli Oborot.
A casa mia avrebbero alloggiato l'alfa e il beta del branco Oborot e quindi, pur andando contro gli ordini di mio nonno, avevo stabilito alcune regole di base per i miei nuovi ospiti.
Avevo lasciato sul bancone della cucina un elenco plastificato di quattro pagine per i visitatori. Riflettendoci, alcune delle cose che avevo scritto probabilmente avrei potuto evitarle. Le avevo inserite solo per fare un dispetto a mio nonno.
Le due ore di corsa avevano fatto miracoli per la mia rabbia e mi avevano concesso il tempo di pensare. Avevo tutto il diritto di essere arrabbiata con mio nonno, ma era ora di voltare pagina.
Quando mio nonno si sarebbe dimesso dal suo ruolo di alfa, avrei preso io il suo posto se nessuno mi avesse sfidata.
Quindi ora volevo raggiungere mio nonno, fargli sapere che ero pronta ad andare avanti, presentarmi al capobranco Oborot e infine andare da Casey per lavarmi via il sudore che mi rendeva la pelle appiccicosa.
Quando mi avvicinai al bar, sentii musica e risate provenire dall'interno.
Aprendo la porta, il calore che mi investì mi tolse il fiato. Il bar era affollatissimo. Due branchi insieme generavano così tanto calore corporeo da rendere la stanza soffocante.
Non aiutava il fatto che indossassi ancora il cappotto, il cappello, i guanti e la sciarpa. Li tolsi velocemente e li appesi all'attaccapanni alla mia destra.
Ora andava già meglio, ma avevo ancora un disperato bisogno di una doccia. Grazie a Dio esisteva il deodorante. Non avevo un cattivo odore.
Una risata attirò la mia attenzione verso la pista da ballo. Casey, al momento l'unica adulta sulla pista, era circondata da cuccioli di entrambi i branchi.
Casey mi vide e si fece largo tra la folla di cuccioli che protestavano e la imploravano di continuare a ballare con loro.
Promettendo che sarebbe tornata, cosa che mi strappò un sorriso, Casey mi raggiunse e si fermò davanti a me, con l'aria di volermi abbracciare. Tuttavia si trattenne, probabilmente sentendo il mio odore o notando il sudore sulla mia fronte.
"Sembrava che ti stessi divertendo".
"È vero". Casey sorrise. "Sono persone meravigliose, Anna". Corrugò la fronte. "Sembri felice. Erano secoli che non ti vedevo così.
Sembri anche sudata e puzzi di cane bagnato". Il luccichio dei suoi occhi mi disse che mi stava prendendo in giro.
"Mi sento meglio". Continuai a sorridere. "Hai visto mio nonno?"
"So che è uscito prima per mostrare ad alcune persone la loro sistemazione". Si guardò intorno. "Oh, è lì", indicò. Mi voltai verso il bar, seguendo il dito puntato di Casey.
Il mio sguardo incrociò prima quello di mio nonno. Era seduto su uno sgabello del bar, con un bicchiere di whisky in mano, il che mi sorprese.
Beveva whisky solo quando accadeva qualcosa di brutto e sentiva il bisogno di un drink forte per dimenticare gli eventi della giornata o della notte.
Mi fissò con un'espressione stranissima. Un brivido mi corse lungo la schiena. Cosa avevo fatto adesso?
Tesa e pronta a ricevere una bella paternale dal mio alfa, iniziai a camminare verso di lui, ma improvvisamente mi sentii costretta a spostare lo sguardo alla destra di mio nonno e, quando lo feci, mi mancò il fiato.
I miei occhi incontrarono un paio di occhi scuri, appartenenti all'uomo più sexy che avessi mai visto. Non che ne avessi visti poi tanti, dato che ero vergine.
Ma quell'uomo era l'incarnazione del sogno erotico di ogni ragazza, come avrebbe detto Casey.
Senza pensarci, mi permisi di ammirarlo dai piedi in su, fino al suo viso.
Notai per primi i suoi stivali neri un po' consumati e ammirai jeans che avevano visto giorni migliori ma che abbracciavano cosce muscolose. La sua maglietta bianca con scollo a V si tendeva su un petto ampio e su spalle larghe.
Era possibile essere invidiosi dei vestiti? La mia lupa si agitò e sembrò decidere anche per me. Che diamine, sì, ero gelosa dei suoi vestiti.
Il bisogno di strappargli di dosso gli indumenti incriminati con i miei artigli era forte.
Il mio sguardo si posò su una mascella con un accenno di barba, zigomi alti e capelli scuri che scendevano in onde corte sulle sue sopracciglia basse e aggrottate.
Mosso di nuovo contro la mia volontà, il mio sguardo si spostò, ma non verso mio nonno a sinistra. Questa volta a catturare la mia attenzione fu un altro uomo, seduto alla destra dell'uomo che avevo appena fissato spudoratamente.
Quando il mio sguardo incontrò gli occhi di quest'uomo, trasformati in occhi da lupo, per poco non imprecai. Le mie guance si scaldarono e una vampata di calore mi avvolse il collo, perché quest'uomo era splendido come l'altro.
Era vestito più o meno come il primo, ma indossava una maglietta nera. Dovetti calmare il mio battito cardiaco accelerato. La mia lupa era agitata e la mia pelle prudeva mentre lei cercava di prendere il sopravvento.
Era imponente. I capelli scuri di media lunghezza incorniciavano un viso robusto con una mascella squadrata. Il suo naso era più largo di quello del primo uomo e le sue labbra carnose si erano incurvate in un sorriso complice.
Imbarazzata per essere stata scoperta, mi costrinsi a voltarmi verso Casey, che mi stava osservando con un grande sorriso sul volto, come se conoscesse tutti i pensieri sconci che turbinavano nella mia mente.
"Chi sono?" Sussurrai, non fidandomi della mia voce a volume normale.
"L'alfa Viktor e il suo beta, Erik. Ti piacciono? Di certo a me non dispiacerebbe finire sotto uno di loro". Casey rabbrividì in modo teatrale.
"Che ti avevo detto riguardo ai ragazzi russi affascinanti, eh?" Casey distolse lo sguardo solo per un attimo. "È meglio che tu vada a presentarti. Ti stanno fissando e tuo nonno sembra furioso".
"Come sempre, no?" Alla faccia dei convenevoli e del tornare a essere una famiglia felice.
Casey mi rivolse uno sguardo severo. "Prima o poi dovrai perdonarlo, Anna. È Natale. Tu hai i tuoi zii, hai me e tutti i tuoi amici. Tuo nonno su chi può contare?
Sarà anche il nostro alfa, ma sai come si dice: in vetta ci si sente soli.
Speriamo che quest'anno si lasci un po' andare e che si lanci in una storia con una dei membri del branco Oborot. Ho visto una donna molto carina che sembra avere più o meno la sua età; dovrei fargliela incontrare?"
Tremai al pensiero e scossi furiosamente la testa.
Casey ridacchiò, poi tornò sulla pista da ballo, per la gioia dei cuccioli che le andarono incontro.
Sorridendo alla vista, girai i tacchi in direzione del bar. Tenendo gli occhi fissi su quelli di mio nonno, mi avvicinai lentamente a lui.
A pochi metri, degli odori incredibilmente deliziosi catturarono la mia attenzione e stuzzicarono le mie narici, facendomi soffermare. Da dove provenivano?
La mia lupa iniziò ad ansimare e a guaire nella mia testa. Voleva uscire e voleva i due attraenti uomini davanti a me.
Continue to the next chapter of La lupa dei russi