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Trauma Kink

Capitolo 2

GRAYSON

Seduto sul mio nuovo divano in pelle, tengo d'occhio la porta dall'altra parte della stanza. Da un momento all'altro potrebbe aprirsi.
Mi strofino gli occhi e bevo un sorso di rum scuro con ghiaccio dal bicchiere che ho in mano.
Sarà interessante. Sta cercando di scappare da mio cugino e ha fatto la scelta sbagliata di venire da me. Che sfortuna la sua.
Questo sicuramente metterà a dura prova i legami familiari. Mi chiedo cosa direbbe mio fratello in questo momento. Probabilmente se la riderebbe. Mi chiederebbe cosa ho intenzione di fare dopo.
Ecco perché Tyrone parla direttamente con lui e io resto in silenzio. Non si direbbe che sono io il capo qui.
D'altronde, gestire un'attività è ciò che noi Roberneros sappiamo fare meglio; ce l'abbiamo nel sangue.
Mio padre e suo padre sono fatti con lo stesso stampo. Sono certo che sia così nella nostra famiglia da generazioni.
Vedo un altro camion entrare nella mia proprietà sulle telecamere di sicurezza. Perché è qui adesso? mi domando. Forse sto avendo le traveggole.
Sto perdendo la testa per la mancanza di sonno. Cerco di concentrarmi, ma non ci riesco.
Spero che Tyrone non abbia ordinato altri 4.500 fucili. Il camion dovrebbe rimanere nel cortile e non potrebbe essere usato per consegnare proiettili.
A proposito, è proprio uno dei camion di proiettili. Accidenti, cosa sta combinando!
Mi alzo di scatto, vado alla porta e la spalanco. Devo andare a vedere cosa c'è in quel camion prima che l'autista se ne vada.
Auburn mi piomba addosso, per poco non mi fa cadere come un birillo. La fisso aspettando che si sposti. Lo fa in fretta.
Mi volto a guardare Tyrone e lui mi sorride. Auburn si fa da parte, incrociando le braccia. Afferro la giacca di Tyrone e lo trascino dentro con me, poi chiudo la porta in faccia ad Auburn.
«Che diavolo stai combinando?» sibilo a bassa voce ma con rabbia. Tyrone sembra confuso.
Aggrotta le sopracciglia e io lo spingo contro il muro. Potrebbe morire lui stanotte invece della ragazza che ho intenzione di uccidere? Solo guardarla mi fa ribollire il sangue.
«Cosa?»
«Quello». Indico gli schermi. Si gira a guardare i video delle telecamere di sicurezza e si sposta di lato.
Si avvicina, sgranando gli occhi. Ha un'espressione spaventata, il che significa che siamo nei guai. Tyrone di solito non si fa prendere dal panico. Preme un pulsante sull'auricolare e parla.
«Codice rosso. Proprietà sotto attacco. Ripeto, codice rosso, proprietà sotto attacco. Via libera all'uso delle armi!» grida Tyrone e io getto la testa all'indietro, esasperato. Può finire questa notte, per favore?
Si passa una mano tra i capelli, si mette davanti a me bloccandomi la visuale, e io mi sposto accanto a lui.
«È il camion scomparso la settimana scorsa». Si gira, va alla porta, la apre ed esce dalla stanza. Aggrotto le sopracciglia.
«Uhm. Posso semplicemente andarmene...», mormora Auburn. Si gira, pronta ad andarsene quando intervengo.
«Fermati», le ordino. Si blocca di colpo e io mi avvicino con calma. Non ho più fretta.

ARRI

Mi volto lentamente per affrontarlo, grattandomi il collo. Che prurito fastidioso!
«Ciao». Sorrido imbarazzata. Non sembra per niente contento! Anzi, ho l'impressione che voglia farmi la pelle. I suoi occhi mi dicono che ho trovato un tipo davvero pericoloso.
Perché non sono rimasta con Caponde? Che sciocca sono stata!
Scommetto che ti stai chiedendo la stessa cosa. Come ho potuto essere così imprudente da cacciarmi in questo pasticcio, Arri? Non lo so. Mi sono messa nei guai fino al collo, vero?
Sì, ammetto di aver fatto una bella frittata. Perché faccio sempre le scelte sbagliate nella vita? Scelte da brividi che mi portano in situazioni da incubo!
Ora sono qui davanti a quest'uomo furioso, troppo silenzioso per i miei gusti.
Io sono solare e alla mano, lui è freddo come il ghiaccio. Sono al settimo cielo. Ma chi voglio prendere in giro? Lui non è certo un agnellino.
Pensavo di stare scappando, ma eccomi qui. Mi sono infilata in quel borsone perché ero con l'acqua alla gola.
Probabilmente mi avrebbero portata dentro uno di quei sacchi al camposanto più vicino, così sono corsa verso l'uscita, ho trovato il borsone mezzo vuoto accanto a tutte le armi sui tavoli e ci sono entrata.
Non avevo nulla da perdere in quel momento. Ho chiuso il borsone, senza pensare a dove fossero dirette le armi. Immagino fossi disperata e speravo di poter uscire senza farmi beccare.
Quando il camion si è fermato, ho aperto il borsone, ma la porta si è aperta così l'ho richiuso e ho aspettato finché i borsoni non si sono mossi leggermente, facendomi rotolare.
Era arrabbiato con me perché l'avevo colpito nelle parti basse. Non consiglio di prendere a calci i cattivi nelle zone sensibili perché quando si rialzano, vogliono fartela pagare cara.
In quel momento ho capito che la frittata era fatta.
Io e la mia amica Thirst eravamo sedute nel nostro appartamento. Quello è il suo soprannome. Entrambe siamo chiamate emo quindi abbiamo dei soprannomi.
Il mio è Lashes perché ho sempre le ciglia più lunghe. Thirst si chiama così perché beve alcolici ogni santo giorno della settimana.
Andava tutto liscio come l'olio finché un uomo calvo non ha sfondato la porta d'ingresso.
Eravamo sedute sul pavimento, truccandoci davanti allo specchio, e ricordo di essermi alzata con le mani in alto. Non volevo grane, ma a lui non importava.
Ho scoperto che era lo spacciatore di Thirst e lei non l'aveva pagato. Per farla breve, lui è andato verso il collo di Thirst e io l'ho colpito nelle parti basse.
È caduto a terra, ma prima che potessi svignarmela dalla porta, due energumeni mi hanno spinta contro il muro.
Ho sorriso loro, alzando gli occhi al cielo mentre masticavo la gomma, e credici o no, ho persino baciato uno di loro sulla guancia perché era troppo pulito, pensavo.
Il rossetto nero gli ha coperto la faccia quando ha cercato di pulirsi con la manica della sua giacca di pelle nera. Era colpa sua e io ho riso di lui.
Comunque, quello senza rossetto in faccia mi ha trascinata fuori dalla stanza prendendomi per il polso.
L'altro stava cercando di togliersi il rossetto dalla faccia, e io lo guardavo seguirci da sopra la mia spalla destra, cercando di stare al passo con i passi lunghi e veloci dell'uomo pulito.
Mi hanno portata in un magazzino buio e legata a una sedia. Quello che non sapevano era che potevo liberarmi dalle fascette.
Le ho spezzate prima di correre in una specie di stanza delle armi. È lì che ho trovato il borsone e ci sono saltata dentro.
Potevo sentirli correre in giro cercandomi, e il suono delle urla si avvicinava, ma io ero dentro il borsone dove non potevano vedermi.
Il borsone è stato sollevato venticinque minuti dopo. Avevo il telefono con me finché non sono arrivata nel posto prima di questo. Ora sono in piedi davanti al gigante poco amichevole. O dovrei dire gigante malvagio.
Ora mi sto pentendo della mia scelta, perché quest'uomo fa paura rispetto all'altro. Scegli con attenzione la prossima volta, mi dico. Sì, farò esattamente così. Il modo in cui quest'uomo si comporta mi ricorda qualcuno importante e potente.
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