
Jekyll e Hyde 1 - Souls Of Silence
Capitolo 1
JAMIE
Gli studi per tatuatori erano il mio posto felice. Quando avevo una pistola per tatuaggi in mano e l'attenzione era concentrata sul tratto successivo, potevo fingere di essere una normale ragazza di ventisei anni che lavorava per portare a casa il pane. Potevo fingere di non essere un cecchino addestrato e una ladra professionista, e che i miei genitori non fossero stati uccisi davanti ai miei occhi quando ero piccola.
Il The Shop non era diverso dagli altri studi, quindi essere scossa dal mio stato zen a causa dello sbattere violento della porta d’ingresso mi infastidì non poco.
Entrarono quattro uomini, due dei quali palesemente ubriachi. Indossavano la classica uniforme da bad boy: jeans e giacca da motociclista in pelle.
Capii subito che erano membri dei Souls of Silence. Ero in città solo da un paio di mesi, ma sapevo già che il club motociclistico a Carefree, in Arizona, la faceva da padrone. Ci aveva informati una cameriera alla nostra prima colazione lì, prima ancora che mettessi la panna nel caffè.
Dopo quella colazione, avevo fatto un po' di ricerche sui Souls. Carefree era governata da una banda di motociclisti anarchici nata ai tempi degli hippy anni Sessanta. Spacciavano armi e droga e possedevano diversi strip club e negozi di giocattoli sessuali. Avevano le forze dell'ordine locali sul libro paga e tenevano la città al sicuro e secondo le loro regole.
Era una situazione un po’ cliché, ma finché non avrebbero iniziato a ficcare il naso nei miei affari, avremmo benissimo potuto coesistere, in quel paesino in mezzo al nulla.
Era la prima volta che mi trovavo nella stessa stanza con uno di loro. Non riuscii a resistere e, mentre erano distratti, osservai quei bei esemplari di maschio.
Si potrebbe pensare che i due ubriachi e incespicanti fossero i più divertenti, ma i miei occhi si posarono sul ragazzo più vicino alla porta. Non era il più alto e nemmeno il più convenzionalmente attraente dei quattro. In effetti, si mimetizzava quasi nell'ombra della stanza, come se attirasse l'oscurità verso di sé, perché quello era il suo posto.
Quando i nostri occhi si incontrarono, un'intensa scarica di energia mi attraversò da capo a piedi. Avevo la netta sensazione che dominasse naturalmente qualsiasi stanza in cui entrasse o riunione a cui partecipasse, e che pensasse già di essere il padrone dello studio e di tutti coloro che vi si trovavano dentro.
Strinsi le cosce per il desiderio, ma la mia mente si ribellò all'idea di essere nel mirino di un altro uomo altrettanto possessivo, così alzai il mento verso di lui in segno di sfida.
Non mi importava che il mio corpo pensasse che fosse un bocconcino sexy. Io non ero di proprietà di nessun uomo.
Un movimento sotto le mie mani distolse la mia attenzione da uno sguardo potenzialmente pericoloso. Il mio cliente si stava guardando alle spalle. Osservò i nuovi arrivati, dopodiché abbassò rapidamente la testa.
Il proprietario dello studio, Pete, si avvicinò per parlare con mister Potenza. Immaginai che stessero parlando del costo di un tatuaggio, perché Pete condusse subito uno degli stronzi ubriachi alla sua postazione.
Quando avevo contattato Pete affinché mi desse un lavoro, lui aveva esitato ad assumere qualcuno senza alcun tipo di referenza. Tuttavia, alla fine aveva accettato di lasciarmi lavorare ai tatuaggi che nessun artista amava fare: caratteri cinesi, testi di canzoni o nomi delle amanti.
Avevo mandato giù il rospo e realizzato dei capolavori a ogni colpo di pistola. Dopo poco, Pete aveva capito che non ero una principiante e aveva iniziato ad affidarmi lavori più importanti.
In quel momento stavo facendo una pin-up vestita con poco più di un elmetto da pompiere mentre scivolava giù da un palo antincendio. Il mio giovane cliente, un pompiere a faccia in giù sul tavolo, stava sopportando il dolore come un vero campione.
Scacciai la mia curiosità per i Souls e mi concentrai sulla creazione di una bozza a prova di bomba.
Quindici minuti dopo, il secondo stronzo ubriaco, apparentemente annoiatosi di stare a guardare il suo amico farsi inchiostrare, si avvicinò in cerca di guai.
"Ma che bella pollastrella… Perché non ti ho mai vista in città?" La voce limpida del bastardo numero Due indicava che non fosse ubriaco quanto avevo pensato.
"Sono nuova", dissi senza alzare lo sguardo.
"Perché diavolo una sventola come te dovrebbe trasferirsi in un posto come questo?"
Ormai non mi offendevo nemmeno più, anzi, usavo sempre la mia bellezza come un'arma finemente affilata.
"Chi non vorrebbe trasferirsi in un posto come Carefree?"
L'uomo prese uno sgabello per sedersi accanto a me, poi si avvicinò al punto che la sua barba rossastra mi sfiorò la spalla. Mi stava mettendo alla prova.
Sorrisi e continuai a lavorare. Ero cresciuta con un fratello gemello. Per vincere a giochetti come quello, bisognava non reagire affatto. Dopo alcuni minuti passati a ignorarlo, mister Due sospirò e iniziò a sfogliare il mio portfolio.
"Porca puttana, sono fantastici!" Stava osservando l’immagine di un cuore anatomico che avevo fatto l'anno prima. Sorrisi, ma continuai a lavorare.
Il signor Due era magro ma muscoloso ed era probabilmente in grado di sferrare un gran bel gancio. I suoi capelli biondo cenere scintillavano di rosso alla luce e la sua barba era folta ma ben curata. L'impressione generale era quella di un uomo fottutamente sexy.
Era anche un uomo in costante movimento. Mentre sfogliava il mio raccoglitore, ondeggiava la testa e il ginocchio al ritmo della musica di sottofondo e le sue dita si muovevano lungo le pagine.
Pochi minuti dopo era in piedi, aprì dei cassetti, ispezionò le altre pistole, annusò l'inchiostro e provò alcune delle matite da disegno.
Guardai Pete. Stava lavorando diligentemente su mister Uno mentre mister Potenza rimaneva appoggiato al muro accanto al più anziano membro della cricca. Sia mister Potenza che il Vecchio avevano l'attenzione puntata su di me e mister Due.
Volevano vedere come sarebbe andata a finire. Capivo che quei tizi fossero i grandi capi della città e che dovevo rispettarli, ma la situazione stava diventando ridicola.
Quando mister Due fece per infilare il dito in un tappo d'inchiostro aperto, gli diedi uno schiaffo. Si tirò indietro come se l'avessi bruciato con dell'acido. Veloce come una strizzatina d'occhio, mi infilai in uno dei cassetti da lavoro e afferrai il mio drago d'oro.
Mister Due, al quale dovevo seriamente dare un soprannome migliore, mi rivolse un sorriso malvagio e si riavvicinò lentamente allo stesso tappo d'inchiostro. Il suo messaggio era chiaro. Se voleva giocare con il mio inchiostro, era meglio che glielo lasciassi fare.
Quando la sua mano fu a circa cinque centimetri di distanza, mi allungai e spinsi una delle bocche del drago sul suo dito indice, dove rimase incastrato.
Mister Due ispezionò l'oggetto. Era un drago d'oro a due teste con intarsi in giada e smeraldo che si aggrappava a qualsiasi cosa gli venisse infilata in bocca.
Una trappola per dita cinese.
Mister Due afferrò la parte centrale della statuetta e tirò. Quella rimase al suo posto, così lui tirò più forte, ma senza successo.
La ispezionò di nuovo e inserì lentamente l'altro dito indice nella seconda bocca. Quando quella scattò in posizione, non riuscii a trattenere un piccolo sorriso vittorioso.
"Toglietemi questa cazzo di cosa dalle dita", ordinò.
Aveva un aspetto adorabile, con le dita intrappolate in un giocattolo per bambini, così decisi che da lì in poi sarebbe l’avrei rinominato Diavoletto Sexy, o DS, in breve.
Quando tesi la mano verso il drago, DS si avvicinò allo sgabello. D'impulso gli accarezzai la guancia. Dopo un attimo di sorpresa, si crogiolò nel mio tocco, come un gattino affamato di attenzioni.
Era uno dei re della città e sembrava un bifolco in tutto e per tutto. Allora perché avrebbe dovuto reagire in quel modo? Lasciai che si accoccolasse nella mia mano per un secondo, poi gli afferrai il mento, in modo che fosse costretto a guardarmi negli occhi.
"DS, sto marchiando in modo permanente la pelle di questo tizio, e tu mi stai distraendo", dissi con il mio miglior tono da insegnante delusa. "Se continui così mi farai sbagliare, quindi ti chiedo di smetterla, per favore".
Il per favore era per gli altri Souls e per il mio capo.
DS aggrottò la fronte e alzò le mani tenute insieme dal drago.
"È una trappola per dita cinese", gli spiegai. "Un rompicapo. La forza bruta non è la risposta, a meno che tu non voglia strapparti un dito. Tutti gli indizi necessari per liberarsi sono all'interno del drago".
I suoi occhi si illuminarono come quelli di un bambino la mattina di Natale e io tirai un silenzioso sospiro di sollievo.
"Cosa ottengo, se riesco a liberarmi dalla tua piccola trappola?" Chiese in tono civettuolo.
Allontanai la mano dal suo viso e riportai l'attenzione sul mio cliente. "Riavrai l'uso delle tue dita".
Il polpaccio del pompiere era duro come una roccia sotto la mia mano: era spaventato a morte. Gli diedi una stretta rassicurante e cominciai a ombreggiare il viso della pin-up.
Nella mia visione periferica, vidi DS che ispezionava gli intricati intagli del drago. Trovò rapidamente i quadranti della serratura a combinazione sul ventre della bestia e si voltò per farmi un sorriso mozzafiato.
Mentre DS lavorava per risolvere il puzzle, la tensione nella stanza si dissipò.
DS riuscì finalmente a liberarsi mentre stavo dando gli ultimi ritocchi alla pin-up.
"Ora che l'ho battuto, posso tenerlo?"
Sbuffai una risata. "Non se ne parla. È d'oro a quattordici carati… Quelle gemme sono vere, e in più ha un certo valore sentimentale. Sei praticamente l'unica altra persona a cui l'ho fatto toccare, e l'hai quasi fatto a pezzi. Non puoi averlo".
"Cosa se ne fa un artista in difficoltà di un oggetto come questo?" Sembrava sinceramente curioso. Interessante.
"È un cimelio di famiglia. Mio padre mi ci bloccava le dita quando lo importunavo al lavoro. Mi ci sono voluti mesi per capire il codice. Sono stupita che tu ci sia riuscito in così poco tempo".
"La tua famiglia ha molti cimeli costosi con cui lascia giocare i bambini?" DS mi osservava con attenzione.
Lo guardai dritto negli occhi e gli dissi la verità. "Non più. È stato l'unico che sono riuscita a salvare, dopo l'assassinio dei miei genitori". Feci una pausa per lasciare che processasse l’informazione. "Perciò credo che me lo terrò stretto".
DS diede un'altra lunga occhiata al drago e poi lo posò delicatamente sul mio banco di lavoro.
Avevo appena ultimato la pin-up del pompiere e stavo togliendo l'inchiostro rimasto, quando DS si avvicinò di nuovo. "Accidenti, Bellezza, quella ragazza è fottutamente sexy. Non credo di aver mai visto un tatuaggio dall'aspetto più attraente".
Sorrisi al suo elogio. "Vedi, DS, non sei contento che ti abbia impedito di distrarmi?" Dissi, porgendo al pompiere uno specchio per guardare il tatuaggio da tutte le angolazioni.
All'improvviso, sentii una presenza alle mie spalle. Mister Potenza e il Vecchio si erano avvicinati per dare un'occhiata al mio lavoro finito. Il Vecchio emise un lungo fischio e, dopo qualche secondo, anche mister Potenza mi fece un cenno di approvazione. Non che ne avessi bisogno, ma, dovevo ammetterlo, quell'elogio mi fece sentire bene.
Il pompiere si affrettò a uscire dallo studio, ma mi ringraziò a bassa voce e mi concesse una generosa mancia, quindi pensai che fosse soddisfatto del mio lavoro. Cominciai a pulire la mia postazione e vidi che i tre Souls si stavano attardando ad aspettare il loro compagno.
Ero sul punto di uscire e andarmene, quando il bifolco modello mi chiese: "Perché continui a chiamarmi DS?"
"Beh, nessuno di voi ha ritenuto opportuno presentarsi, quindi DS è il tuo nuovo soprannome".
"Vuoi dirmi che non sai chi siamo?" Sembrava incredulo. Quando scossi la testa, lui mi guardò fisso. "Che cosa significa DS?"
"Diavoletto Sexy". Le parole mi uscirono di bocca prima che potessi fermarmi.
Il suo sguardo duro si trasformò in un sorriso presuntuoso e civettuolo alla velocità della luce.
Emise un verso di gola soddisfatto, dopodiché riprese a parlare. "Stasera daremo una festa per celebrare il fatto che Shorty è diventato un fratello a tutti gli effetti. Dovresti passare".
Indicai lo stronzo numero Uno, ancora sotto gli aghi di Pete. "Intendi lui?"
"Sì, quello è Shorty. Il vecchio è Steel e quello brutto è Rogue".
Fu allora che notai che avevano i nomi cuciti in toppe sui loro chiodi di pelle. Sotto il nome di Steel c'era una toppa che lo indicava come vicepresidente, mentre Rogue era il presidente. Guardai verso DS. Si chiamava Breaker ed era una specie di sergente d'armi.
"Allora tu sei Breaker", dissi, allungando le mani e facendo scorrere le dita sulla sua targhetta. "Cos'è un sergente d'armi?"
Al mio tocco, DS gonfiò il petto. "Sei davvero nuova da queste parti… Pensavo che Pete ti avesse informata".
Io e Pete avevamo per lo più un rapporto silenzioso. Lui teneva molto alla pace e alla tranquillità del suo studio, e io facevo del mio meglio per non disturbarlo riempiendolo di domande o tentando di fare conversazione.
Il suo era l'unico studio di tatuaggi in città e io amavo davvero il mio hobby.
DS mi afferrò leggermente il mento e mi fece voltare fino a costringermi a guardarlo negli occhi. "Mi piace che mi chiami DS. Che ne dici di venire a quella festa, Bellezza?"
"Sono le undici di sera di venerdì. Pensi davvero che non abbia già dei programmi?" Li avevo, ma lui non doveva venire a sapere che erano con un bagno caldo e un bel bicchiere di whisky.
"Organizziamo le migliori feste della città. E tu saresti la mia ospite speciale. Molte ragazze venderebbero la loro tetta sinistra per questo tipo di invito". DS parlava con una sorta di intensità disperata. Come se volesse assicurarsi che io sapessi cosa stavo rifiutando, ma non volesse che accettassi la sua offerta.
Non conoscevo abbastanza la situazione o quegli uomini per sapere quale fosse la mossa politica da fare, quindi mandai al diavolo tutto e seguii il mio volere.
"Grazie per l'invito, ma devo rinunciare. Divertiti comunque, ragazzone". Notai il leggero increspamento delle sue labbra e la piega all'angolo dell'occhio. Per qualche strano motivo, il mio rifiuto gli aveva fatto piacere.
Mentre mi muovevo per mettere via il drago d'oro, sentii il peso di molteplici sguardi pesanti su di me. Dovevo andarmene, prima di diventare un maledetto animale da circo. Perché mi stavano fissando tutti?
Avevo appena preso la mia borsa quando DS parlò ancora una volta. Era l'unico con cui avevo dialogato per tutta la sera. Rogue, Steel e Shorty non mi avevano detto una sola parola.
Quella città era fottutamente strana.
"Che ne dici di pranzare insieme, domani? Puoi venire a un barbecue?"
A quelle parole, tutti rivolsero lo sguardo verso DS. A giudicare dalla sua espressione, capii che per lui era importante che mi presentassi a quel pranzo.
Non avevo motivo di dire di no. Dopo tre mesi in cui non avevo legato con nessuno se non con Cain e Pete, non ero nemmeno contraria a un po' di interazione sociale.
"Sì, mi sembra una bella idea. Devo portare qualcosa?"
Il volto di DS si trasformò in un sorriso e capii subito che avevo preso la decisione giusta.
"Non dico mai di no ai biscotti", disse, dondolandosi sulle punte dei piedi. "È al garage di Main Street, vieni verso mezzogiorno".
Si girò e corse fuori dallo studio. Guardai prima Rogue e poi Steel, per vedere se uno dei due avesse intenzione di spiegare quello che era appena successo.
Il primo era accigliato, mentre il secondo sembrava confuso quanto me.
Mi scrollai di dosso ogni pensiero, salutai Pete e uscii, pregando di avere ancora un lavoro.
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