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Alfa ribelli Libro 10

Autore
Renee Rose
Letto da
32.2K
Capitoli
19
Autore
Renee Rose
Letto da
32.2K
Capitoli
19
😱Thriller🙅Compagni riluttanti🎭Drammatico🐺Lupi mannari e mutaforma👩‍❤️‍👨Vero compagno💘Compagni predestinati💪🏻Protettore💰Miliardari🧙‍♂️Fantasy e paranormale💪🏻Maschi alfa💪Donne forti🥵Erotica⚔️Azione e avventura🕵️Crime e mystery🔒Vicinanza forzata🐺Paranormale

APPARTIENE AL MIO NEMICO. NON MI FERMERÒ FINCHÉ NON SARÀ MIA.

Sono il predatore supremo. Vivo secondo un codice. Cacciare o essere cacciati. Uccidere o essere uccisi.

Poi la incontro. Nell'istante in cui ne colgo il profumo, capisco che è nata per me. Lei è nata per portare il mio marchio, e io sono nato per proteggerla.

Apparteneva al mio nemico, finché non l'ho presa io. Lui la rivuole. È disposto a scatenare una guerra per riaverla, ma nessuno me la porterà via.

È mia, e non ho intenzione di lasciarla andare.

Capitolo uno

Segreto Alfa

Grizz

Fottuti vampiri fuori di testa.
Il Toxic, il club di bondage dei vampiri, è per metà un salottino e per metà una prigione medievale: mobili in legno massiccio, velluto rosso e angoli bui dove potersi perdere. Da un lato, un piccolo bar serve solo superalcolici della migliore qualità e vini rari. Si sentono tintinnare i bicchieri: un suono di civilizzazione che sarà presto soffocato dai rumori più oscuri che vengono dalle segrete.
Sopra alle nostre teste la musica inizia a pulsare, vibrando attraverso il soffitto. Non manca ormai molto prima che le coppie inizino a scendere dal nightclub che si trova al primo piano.
Mi faccio strada tra le stazioni, attento a non toccare nessuno dei macchinari di tortura o dei mobili appositamente costruiti che si stagliano come mostri da incubo nella luce soffusa. La vista di panche costrittive e croci di Sant’Andrea basta a generare un fremito di sottomissione. Un ansito di desiderio. Per me non ha il minimo senso, ma lo vedo accadere ogni notte.
Aspetto nell’ombra mentre i primi entrano: coppie che vengono giù dalle scale. Alcuni vanno dritti alla loro area preferita o alcova privata, altri restano immobili ai piedi delle scale, fissando la segreta con un misto di paura e desiderio.
I vampiri tengono l’ambiente buio qua sotto, forse per nascondere la loro identità. Potranno anche ingannare i fragili sensi umani, ma io sento il loro odore in ogni angolo. Eccone qui uno che sta legando alla parete un’adorabile biondina. Lì ce n’è un altro seduto nel salottino con un uomo filiforme in grembo. Il vampiro gli sussurra qualcosa nell’orecchio e l’uomo sgrana gli occhi, fissi su un macchinario illuminato. Strumenti di tortura li chiamo io, anche se i sottomessi sembrano amarli. Diamine, l’uomo sottomesso irradia eccitazione mentre il suo padrone vampiro lo lega a una panca costrittiva. L’umano non vede l’ora di essere picchiato.
Non capisco. Per me è un mistero, un rituale di accoppiamento che non ha alcun senso.
Il vampiro schiocca le dita e un’adorabile donna rossa di capelli si unisce alla coppia di uomini. Va alla parete e sceglie una frusta nera, per poi tornare dal vampiro che sta legando in maniera plateale il compagno. La rossa è una donnina minuta con addosso una succinta veste bianca, il tanga dello stesso colore chiaramente visibile sotto al tessuto sottile. Attorno al collo porta un collare di pelle, pure bianco. A testa bassa offre la frusta al suo padrone, mantenendo una postura servile finché lui afferra l’oggetto. Quando fa un gesto per congedarla, lei si ritira ad aspettare il prossimo ordine. Alcune persone si riuniscono per guardare il vampiro che frusta il suo sottomesso, ma io ho solo voglia di guardare la rossa. Il club è pervaso da una brezza: aria fresca che soffia dai condizionatori. La ragazza rossa di capelli ha la pelle d’oca e i capezzoli turgidi. Ha freddo, dannazione. Non so perché la cosa mi interessi, ma è così.
Non capisco il senso di tutto questo sfarzo e della pompa magna. Sono i peggiori preliminari a cui possa pensare: inutili e complicati. Non mi stupisce che i vampiri li adorino. La metà di questi pazzi è vissuto nell’Era Vittoriana.
Ora noto il fascino della rossa. Ha una delicata spruzzata di lentiggini sul viso. I piedi scalzi. Sta al limitare della scena, in silenzio e senza disturbare, mentre il suo padrone fa la sua scena. Se fossi io il suo padrone, non la ignorerei. Di certo non vorrei intrattenermi con altri. La terrei vicina a me, la legherei per farle sapere che appartiene a me. La addestrerei ad accogliermi, a legarmi al divano con mani bramose, a inginocchiarsi ai miei piedi per darmi un appropriato benvenuto.
E ora ho il cazzo duro. Distolgo lo sguardo dalla rossa. Guardarla risveglia il mio orso, e stasera ho bisogno di mantenere la mente sgombra. Ho accettato questo incarico perché è di basso profilo, mi porta più vicino alla mia preda definitiva.
I miei scarponi pesanti battono un ritmo familiare mentre faccio la ronda nel club. Mi so muovere in silenzio, ma è meglio che loro vedano un babbeo goffo e pesante, un orso assunto dai vampiri, un mutante servitore del re. La maggior parte delle coppie mi ignorano. Questo club di bondage dei vampiri richiede un po’ per abituarcisi, ma è tranquillo, diversamente dal Fight Club dove lavoravo prima. Qui la maggior parte dei clienti sono gentili e fanno quello che devono fare.
Una bionda mi passa accanto, nuda eccetto per uno striminzito tanga rosso e un collare nero. C’è un guinzaglio che penzola dal collare, in mezzo ai suoi seni nudi. Sorride mentre mi passa accanto, lanciandosi il guinzaglio dietro alla spalla, mandandolo a penzolare tra le natiche arrossate del suo culo perfetto.
Sì, fare il buttafuori al club di sadomaso dei vampiri è un bel lavoretto, se riuscite ad accaparrarvelo. Alcune serate sono meglio di altre.
Svolto l’angolo ed eccola lì – la piccola rossa – nuda e con le braccia tese sopra la testa. Il vampiro dà dimostrazione di una sorta di fune da bondage, usando la sottomessa rossa come modella. La veste bianca è a terra e lei obbedisce con espressione calma, quasi estasiata. Ha alcune lentiggini anche sulle braccia e sulle spalle. Il petto si alza e riabbassa seguendo respiri profondi e regolari, mentre la corda le comprime il torace. Le sopracciglia sbattono rapide.
Il vampiro termina la dimostrazione e slega la ragazza, ordinandole di mettere via la fune e congedandola con uno schiaffo sul sedere. Un ruggito mi sale alla gola. Cazzo, sono rimasto qui a fissare la scena un po’ troppo.
“Ti piace quello che vedi, mutante?” sussurra un vampiro al mio fianco. “Forse dovresti provare.”
Aspetto che la rossa scompaia in un’alcova privata, poi mormoro al mio indesiderato collega: “Certo, Benny. Sul tuo cadavere, magari…”
Il vampiro Benny digrigna la bocca e mostra le zanne. “Mi chiamo Benedict.”
“Lo so.” Piego la testa di lato, già annoiato. Benedict è uno dei vampiri più giovani, tramutato solo un secolo fa, pallido e magro come se stesse morendo piano. “Ti ho dato un soprannome. Se fossi tanto sfigato da chiamarmi Benedict, accetterei l’alternativa, cazzo.”
Benny inarca le sopracciglia di scatto. Sto attento a non guardarlo negli occhi, ma capisco che è irritato: mi basta guardare il modo in cui il petto si alza e abbassa come se volesse urlare.
“Stai attento, orso. Avrai anche il favore del re, ma non puoi competere con un vampiro.”
“Questo è quello che pensi tu,” mormoro, scuotendo la testa quando lo sento ringhiare. “Fuori di qui, Zanna Bianca.”
“Ma che…” sbuffa.
Corruccio le labbra e gli giro la schiena per un secondo pieno, per poi allontanarmi. Il peggiore insulto a un vampiro: voltargli le spalle come se non fosse una minaccia. La maggior parte dei mutanti non lo farebbero mai.
Io non sono come la maggior parte dei mutanti. I vampiri non possono capire. Mi parlano con superiorità e mi stuzzicano, del tutto ignari. Non sanno cosa sono, di cosa sono capace. E quando arriverà per me il momento di dare loro la caccia, non capiranno cosa sta succedendo, se non troppo tardi.
Torno verso il bar.
“Il re ti vuole,” dice il barista, indicando con un cenno della testa il trono che si trova al centro della stanza. Quindi Frangelico ha deciso di allietarci con la sua presenza. Ruoto su me stesso e mi incammino per andare dal capo.
Il trono è posto su una piattaforma sopraelevata. È un vero trono medievale, importato dall’Italia o da qualche simile posto di merda. La vecchia zona di Frangelico. Puoi tirare fuori i vampiri dal Medioevo, ma non puoi tirare fuori il Medioevo dai vampiri.
Un giovane e affusolato cameriere con pantaloni da smoking neri, fascia rossa in vita, collarino nero in velluto e nient’altro addosso, arriva al trono prima di me. Fa un inchino piegandosi ai fianchi per offrire il suo vassoio di bevande. Frangelico tende la mano e sposta i bicchieri, scegliendone uno e facendogli poi segno di andare. Il giovane si tira indietro, sempre piegato in avanti.
Oh, per l’amor del cielo. Ruoto gli occhi in su. Cerimoniosità e pompa magna… immagino che se sei praticamente immortale, tu abbia il tempo di dilettarti con scenette del genere.
Il cameriere si gira e quasi salta per aria quando mi vede. Il volto impallidisce, il pomo d’Adamo si alza e riabbassa sotto al collarino. I collari in velluto nero fanno parte della divisa qui, ma ucciderei ogni vampiro che tentasse di farmene indossare uno. Per contratto sono un buttafuori, non un fottuto schiavo. Forse è ora di ricordarlo al re.
Faccio il giro dell’enorme sedia di legno e incrocio lo sguardo divertito di Frangelico. Non ci si può avvicinare di soppiatto al re.
“Grizz. Che piacere che tu ti sia unito a noi.” Agita una mano e altri due uomini con i collari arrivano con una sedia ornata per me, più piccola del trono ovviamente. Se mi ci siedo, mi troverò più in basso di almeno mezzo metro rispetto al re vampiro. Quindi non mi siedo. Appoggio invece sulla sedia un piede. Frangelico sospira.
“Devi proprio mettere i piedi sui mobili? Sono sicuro che possiamo trovarti un poggiapiedi, se vuoi.” Frangelico schiocca le dita e fa segno a uno dei servitori. Afferro la spalla dell’uomo prima che si metta carponi davanti alla mia sedia.
“No,” ringhio. “Piantala. Sai che non sono fatto per queste cagate.”
“Certo.” Un altro schiocco delle dita del re, e l’uomo scompare. Frangelico si china in avanti. “Avevo dimenticato che non gradisci per niente i nostri giochetti di potere. Ma cos’è il sesso, se non una dinamica di potere?”
Scuoto la testa. Non ho tempo per queste stronzate. “Volevi vedermi?”
Frangelico si appoggia allo schienale e mi scruta. Sebbene lui sia seduto e io in piedi, è comunque leggermente più alto. Il vampiro è più grande di quanto ci si aspetterebbe, e nonostante tutti i suoi sproloqui, non è stupido. Il potere non è il suo giochetto. È l’unico gioco possibile, e lui gioca per vincere.
“Sì, amico mio.”
Rabbrividisco. Cazzo, siamo amici? Ho firmato un contratto con lui per sorvegliare il suo club e tenere d’occhio un paio delle sue operazioni. In cambio lui mi dà quello di cui ho bisogno per fare quello che devo fare.
“Ti offendi se ti chiamo amico?” chiede il re. Non puoi nascondere niente a un fottuto vampiro.
“Non sono qui per farti le treccine ai capelli o indossare braccialetti di perline o cagate del genere. Io e te abbiamo un contratto.”
“Sì,” conferma il re. “Ma di sicuro possiamo ricontrattare. Devono esserci altri bisogni che hai necessità di esaudire. Desideri. E di sicuro possiamo accontentarti qui, in questo paradiso del piacere.” Allarga le braccia per mostrare l’intero club. Poi fa un cenno. La bionda che ho visto prima mi passa accanto, diretta verso il padrone vampiro. Su suo invito, si siede su un bracciolo del trono, ruotando il corpo per meglio mostrare seni e cosce. Frangelico fa scivolare una mano lungo il suo snello polpaccio. “Circondato da tali delizie, di certo devi essere tentato.”
Ignoro la bionda che mi sorride. Mi fa rabbrividire il modo in cui Frangelico la tratta, come se fosse un pezzo di carne. Immagino che per lui tutti gli umani siano cibo. “Sai quello che voglio. L’hai sempre saputo, fin dall’inizio.”
“Ah sì.” Le lunghe dita del vampiro tamburellano sul ginocchio della donna sottomessa, come se facesse parte dell’arredamento. “Sei finalmente più vicino a ciò che vuoi?”
“Faccio il gioco lungo.” Frangelico è la mia migliore opportunità per ottenere ciò che voglio. Se mi ci vorrà tutta la vita, che così sia, cazzo.
“Quindi giochi anche tu.” Le sue dita smettono di tamburellare.
Sospiro. “Di che cazzo stai parlando?”
Frangelico libera la bionda e le fa segno di andarsene. “Mi chiedo cosa succederà se nessuno di noi due otterrà ciò che vuole.”
Scrollo le spalle. “Andremo ciascuno per la sua strada.” Non che ci sia niente a trattenermi a Tucson.
“E se io non volessi lasciarti andare?”
“Sarebbe una sventura.”
Non guardo il vampiro negli occhi – non sono idiota, cazzo – ma lancio uno sguardo torvo in direzione del suo mento. Non ho mai sfidato o minacciato il re – non ancora – ma riceve il messaggio e sospira, riappoggiandosi allo schienale del suo trono. La sua veste di velluto scivola da una spalla, mostrando i forti muscoli sottostanti. Farà anche la scena da pigrone, ma non è certo flaccido e di sicuro sa combattere. Anche se non avesse super riflessi e poteri da vampiro.
“Quindi capisci perché ti ho chiamato qui. Vorrei esplorare delle alternative ai nostri accordi.”
Cazzo. “C’è una sola cosa che voglio.” E se Frangelico non può darmela, non so come potrò ottenerla.
“Di certo ci sono altre cose che vuoi. O magari… certe persone.”
La rossa. La sua immagine mi si apre in testa prima che possa cacciarla. Quel dolce visino lentigginoso che mi accoglie quando torno a casa, chinandosi verso di me per darmi un bacio.
Caccio via la fantasia. “No. Niente. Te l’ho detto all’inizio. È tutto o niente.” La mia rotta è stata stabilita molto tempo fa.
Una donna grida. Mi irrigidisco, ma non mi volto. Non amo il fatto che i versi di dolore siano diventati una routine. Poi colgo uno scorcio di colore ramato e ruoto su me stesso.
Benny ha preso la rossa – la mia rossa – e l’ha legata a una corda che pende dal soffitto. Le sta colpendo la schiena con una pesante frusta: ogni sferzata le lascia un segno. È nuda, danza sulle punte dei piedi, si contorce per sfuggire ai colpi. I nastri di pelle della frusta le si avvolgono attorno ai fianchi e arrivano a lambirle i seni. Grida e sento una sfumatura di paura nel tono, non le note basse che indicano piacere.
Prima di rendermene conto, ho attraversato la stanza e sono faccia a faccia con il vampiro. La frusta è a terra tra di noi, spezzata in due.
Benedict si mostra sorpreso, ma subito vela la sua reazione e mi guarda con un ghigno. Si gira di nuovo verso la rossa tremante. Gli afferro un braccio.
“No. Non le farai del male.”
“Ne ho il permesso,” ringhia. Ringhio a mia volta in risposta e lui scompare, riapparendo dall’altra parte del locale. Fottuto codardo.
Mi giro di nuovo verso la rossa e scopro che un altro vampiro ha preso il posto di Benny. Un vampiro alto e con la faccia da patrizio, quello che prima le stava dando ordini. Il suo sottomesso di prima non si vede in giro.
“Cosa significa tutto questo?” tuona, guardandomi dall’alto in basso, anche se sono quasi della sua stessa altezza. “Benedict aveva il mio permesso.”
“Lo spettacolo è finito. Liberala. Lei ha finito.”
“È mia, e decido io quando ha finito.” Il vampiro fa un passo verso un tavolo pieno di oggetti, e lo blocco.
“Richiama il tuo cane,” dice al re.
Frangelico inarca un sopracciglio. Non si danno ordini al re.
“Non sono un cane,” ringhio. “Sono un orso.” Il mio grizzly sta per uscirmi dalla pelle e iniziare una zuffa in mezzo al locale. Vedremo quanto sono robusti in realtà questi mobili.
“Augustine,” dice Frangelico con tono biascicante e tinto di disapprovazione. Mi irrigidisco. Non l’ho mai visto prima, ma sono sicuro che Augustine sia uno dei luogotenenti di Frangelico. “Sai bene quanto me che non gli do ordini. È proprio per questo che l’ho assunto. Lui è qui per assicurarsi che seguiate le regole.” E detto questo, il re vampiro si volta e ci congeda definitivamente.
Le labbra di Augustine si arricciano, mostrando le zanne. “Non ho infranto nessuna regola.”
“Hai prestato la tua ragazza a un vampiro che le stava facendo del male.” Accanto a noi, la rossa lentamente ruota, appesa al cappio che le tiene i polsi. Cazzo, le fa bene alla circolazione? Vedo delle striature sulla sua pelle, numerose quasi quanto le sue lentiggini. Alcune mostrano addirittura delle tracce di sangue. Benny l’ha davvero conciata per le feste.
“Se si voleva fermare, poteva usare la parola di sicurezza.” Il vampiro fa un cenno impaziente e un cameriere gli offre qualcosa da bere. Augustine beve avidamente, asciugandosi l’acqua dalle labbra. Non offre niente alla sua sottomessa punita.
Il corpo della rossa è floscio, gli occhi socchiusi. Le scruto il volto e le sollevo delicatamente una palpebra per controllare le pupille. “È troppo fatta per poter pronunciare la parola di sicurezza.” Non sarò un esperto di questa roba, ma so come funzionano le endorfine. Più se ne sprigionano, e più la sottomessa è troppo drogata per poter addirittura parlare.
“Le piace.” Il vampiro va al tavolo e prende un frustino. Mi piazzo tra lui e la rossa. Tra il vampiro e la sua preda. Probabilmente è la prima volta che qualcuno dice di no a questo qui.
Augustine sembra scioccato. Aria che addosso gli sta benissimo.
“Ho detto basta.”
“Molto bene. Tanto è ora di andare a cena.” Con uno schiocco di dita, ordina a un altro servitore del club di avvicinarsi e sciogliere la fune dai polsi della giovane donna.
Lei si accascia; una cascata di capelli rossi le ricade sul volto ricoperto di lentiggini. La testa si reclina sul petto. È completamente fatta di endorfine. Altro sangue dolce. Una consenziente vittima sottomessa ai vampiri.
Non sono affari miei. Non dovrei immischiarmi. Ma le labbra della rossa si dischiudono, lei si volta verso di me e sento il suo odore…
E improvvisamente capisco perché ha attirato il mio interesse.
Mi chino in avanti. È una mutante. Non una lupa né un’orsa, ma qualcosa di simile. Una volpe, forse. Spiegherebbe i capelli rossi. Lancio un’occhiata in mezzo alle sue cosce. È per lo più rasata, eccetto per un piccolo ciuffo. Rossa naturale. Decisamente una volpe.
Come ho fatto a non notare il suo animale prima? Probabilmente perché è timida, sottomessa. E poi per tutto il miscuglio di odori dei vampiri nel locale. Gli animali preda non si fanno riconoscere come dominanti. E questa è dolcissima. Il mio orso sta lottando per saltare fuori e portarla via, al sicuro, in un posto oscuro dove poterla proteggere.
I miei istinti lottano un secondo. Ma devo ricordare perché sono qui. Deglutisco e faccio un passo indietro, comportandomi in modo disinteressato. Un buttafuori più preoccupato della reputazione del club che della protezione dei sangue dolce consenzienti. “Frangelico sa che state banchettando con una mutante?”
“Appartiene a me.”
“I mutanti non appartengono ai vampiri.”
“Dice l’orso guardiano del re.”
Tecnicamente io e il re dei vampiri abbiamo una collaborazione, ma non correggo il vampiro.
Con un sorriso malvagio, Augustine schiocca le dita. Un minuto più tardi, dei servitori del locale hanno fornito una sedia per Augustine e la sua sottomessa. La muove tra le sue braccia, sistemando quasi con tenerezza il suo corpo floscio, mentre guardo. Stringo i pugni mentre le dita di Augustine si stringono attorno ai capelli ramati, tirando indietro la testa della donna per scoprirle il collo. Senza cerimonie o gentilezza, colpisce come una vipera, affondandole le zanne nella carne. Il corpo della donna si contorce, ma il suo sguardo estatico si fa più intenso.
Vaffanculo. Mi giro e torno verso il trono, al centro della stanza.
“Possiamo farglielo piacere, sai,” dice Frangelico. Tiene in mano un calice pieno di liquido rosso. Bella scenetta, ma è solo vino.
Un sussulto mi fa girare. La rossa si dimena tra le braccia del suo padrone vampiro, l’estasi che si trasforma in angoscia. Augustine mi lancia un’occhiata malefica. Le sta facendo male apposta. Le mani della rossa battono contro la sua giacca. Il sangue le macchia la pelle bianca, la camicetta. Il vampiro sta facendo un casino.
Le grida della donna si fanno più acute, diventano cariche di ansia.
“Lasciala stare,” ringhio.
“Augustine,” dice Frangelico con voce morbida, prima che io possa raggiungerlo a grandi passi. Il giovane vampiro si volta ringhiando, ma abbassa gli occhi. “Basta,” ordina il re, e Augustine china la testa e fa cenno a un dipendente del locale perché porti via la ragazza.
“Non puoi salvarle tutte dal sadismo che io stesso ho generato,” mormora Frangelico, mentre guardo la rossa scomparire dietro alla tenda di un’alcova privata. Ora è al sicuro. Per la prossima ora starà avvolta in una coperta, le daranno succo d’arancia e cioccolato e qualsiasi altra cosa le serva per tornare in qua. Per un momento mi trastullo con l’idea di scostare quella tenda, cacciare via a calci il dipendente del club e prendermi cura di lei di persona. Rigetto il pensiero non appena affiora nella mia mente. La rossa è carina, ma non è affar mio.
Il mio orso grida in segno di protesta.
Quando mi giro, il re dei vampiri mi sta guardando attentamente. Scuoto la testa. “Non intendo salvarle. Come hai detto tu, a loro piace.”
Il re mi guarda al di sopra delle dita intrecciate. “Questo locale si occupa di ogni sorta di desiderio. C’è chi desidera il piacere mescolato al dolore. Abbiamo una parola per definirli: sangue dolce.”
“Sì, lo so.” I vampiri amano i masochisti. Il dolore rilascia endorfine che rendono il sangue più dolce, o qualche cagata del genere. Sto per dire a Frangelico dove può infilarsi il suo sadismo, quando un odore mi arriva alle narici. Lupo.
“Frangelico,” chiama una voce femminile. Una lupa vestita di pelle avanza verso di noi, seguita da un enorme lupo con un piercing al sopracciglio. Sheridan e Trey. Rivolgo a Trey tutta la mia attenzione. Io e lui non andiamo d’accordo. Una volta facevo il buttafuori al suo Fight Club, ma quando ha scoperto che lavoro anche qui, le cose sono degenerate. Velocemente.
Appena Trey mi vede, mostra i denti. La sua donna gli posa una mano sul braccio e mormora: “Comportati bene.”
“Ah, la mia cara Sheridan,” miagola Frangelico. “Che carino da parte tua venire qui con il tuo guardiano lupo.”
“Il mio compagno,” lo corregge lei. Si porta automaticamente una mano alla spalla, posandola sul punto dove deve averla marchiata. Merda, lei e Trey sono una coppia? Apro bocca per congratularmi con loro. Trey mi guarda in cagnesco. Dopo quello che ho fatto, non accetterebbe nulla da parte mia. Richiudo la bocca.
“Cosa ti porta al nostro piccolo club?” chiede Frangelico. “Affari o piacere?”
“Affari,” risponde Sheridan, anche se si guarda attorno. Non capisco che attrazione possa avere questo posto, ma non sono affari miei.
“Allora venite,” dice Frangelico, facendo un segno perché vengano portate altre sedie vicino a lui. Dei camerieri appaiono con dei bicchieri.
“Siamo qui perché abbiamo sentito delle voci. Dalla zona stanno scomparendo mutanti.”
“Lupi?”
“No. Altri tipi di mutanti. Mutanti che non hanno la protezione del branco.”
“E che genere di mutanti sarebbero? Perdonami, non sono molto esperto del mondo animale,” spiega Frangelico. Ovviamente sta mentendo. È sempre molto attento a sapere tutto.
Sheridan deglutisce e guarda Trey, che annuisce. “Alcuni felini solitari che non avevano un clan. Leopardi, tigri. Ma anche mutanti più rari: gufi, corvi, aquile.”
“Sul serio? Ci sono mutanti volatili?” Frangelico è davvero bravo a bluffare. Neanche io riesco a sentire nient’altro che il suo interesse.
Sheridan annuisce. “Se ne stanno nell’ombra perché non sono numerosi come i lupi o i grossi felini. E poi sono animali da preda.”
“E qualcuno li rapisce? Non era successo anche prima, con quell’azienda che catturava i mutanti per condurre degli esperimenti?”
“Quell’azienda non esiste più. Abbiamo distrutto le loro strutture, abbiamo fatto fuori i responsabili. Ma c’è ancora un mercato nero per mutanti rapiti, e pensiamo che i trafficanti di mutanti abbiano trovato nuovi clienti. Vampiri.”
I polpastrelli delle lunghe dita di Frangelico si uniscono. Il re vampiro non si muove quando Sheridan scaglia la sua bomba. Aspetta invece un momento, come a voler essere sicuro che abbia finito di parlare. Poi prosegue. “E cosa ci farebbero i vampiri con dei mutanti rapiti?”
“Non lo sappiamo. Per questo siamo qui.” Prima che Sheridan possa continuare, il suo compagno si fa avanti. Alto, tatuato, minaccioso.
“Sarebbe saggio da parte tua dare una controllata, a meno che tu non voglia che il branco venga a bussare alla tua porta,” dice Trey. Sheridan lo afferra di nuovo per il braccio.
“Quello che il mio compagno intende dire,” dice con un sorriso plastico, “è che, considerata l’alleanza tra il branco di Tucson e il tuo covo di vampiri, sarebbe saggio unire le forze per indagare su queste scomparse. Per il bene della pace tra noi.”
“Ovviamente.” Frangelico lancia un’occhiata a Trey, poi si gira nuovamente verso Sheridan. “Sei molto portata per la diplomazia, mia cara,” le dice.
“Grazie,” risponde lei con tono equilibrato. “Ma non sono la tua cara.”
Frangelico ignora il suo ringhio. “Indagheremo.” Mi guarda. Annuisco. Con indagheremo, il re intende dire che indagherò io. E a me sta bene dare la caccia a vampiri che acquistano mutanti rapiti. So esattamente da dove cominciare: Augustine e la sua piccola sottomessa rossa di capelli.
“È deciso,” annuncia Frangelico. “Ora che la questione è conclusa, usate pure il mio club per divertirvi. Vi fermate a fare qualche giochetto, stasera?”
Sheridan esita, lo sguardo che sfreccia attorno, nella soffusa luce del club, con interesse malamente celato.
“Sì.” Trey si porta tra lei e il re vampiro. “Ammesso che tutti si comportino come si deve.”
“Sono sicuro che i miei vampiri lo faranno,” risponde Frangelico, facendo luccicare le zanne.
“E i tuoi animaletti mutanti?” Trey mi guarda.
“Non ho animaletti mutanti. Solo amici e… compagni di giochi,” dice Frangelico.
“E lui quale dei due sarebbe?” chiede Trey, sempre fissandomi.
“Un socio d’affari,” gli rispondo.
“Sono sicuro che anche Grizz rispetterà le regole del club, così come tutti i suoi membri.” Frangelico mi guarda inarcando un sopracciglio.
Alzo le mani. “Non ho nessun problema con questi lupi.” L’ultima volta che ho controllato, non avevo problemi con i lupi. Non è colpa mia se i lupi hanno un problema con me.
“Bene.” Frangelico batte le mani e Sheridan fa un salto. Trey le posa le mani sulle spalle, tranquillizzandola. Si china verso di lei e le sussurra qualcosa nell’orecchio. Lei arrossisce. Trey la fa girare e le dà una delicata spinta verso un tavolo libero. La guarda camminare davanti a sé. Devo ammettere che se avessi una compagna bella come Sheridan, anche io la guarderei più che posso mentre cammina avanti e indietro.
Trey si volta di nuovo verso me e Frangelico. Lui socchiude gli occhi.
“Ehi, Grizz.” Ha la voce che sgocciola amarezza. “Hai sempre in programma di combattere venerdì?”
“L’ultima volta che ho controllato ero ancora inserito in programma.” Ho smesso di lavorare al Fight Club come buttafuori qualche settimana fa, ma combattere fa bene al mio orso.
“Bene.” Trey mostra i denti in un macabro sorriso. “Abbiamo un ospite speciale che è pronto a batterti. Tieniti pronto.”
Lo guardo allontanarsi. È un grosso lupo cattivo, ma non è pericoloso quanto me. Non da solo, almeno. I lupi non sono mai da soli. È sempre un loro vantaggio. La forza del branco.
“Se è tutto, io esco,” dico a Frangelico.
Annuisce. “Sei sollevato dall’incarico di buttafuori per tutta la notte. Chiedi a Peter di chiamare un sostituto. Nel frattempo, io farò la ronda.”
“Giusto.” È ora di andare a caccia.
Vado verso la fune dove Augustine aveva legato la sua sottomessa mutante. La veste bianca che indossava è ancora dimenticata a terra. La raccolgo e la annuso. L’odore è speziato, con un tocco di qualcosa di floreale. Volpe. Decisamente. Se non riuscirò a trovare il vampiro seguendo il suo odore, potrò almeno trovare la volpe.
Dopo qualche discreta domanda, vengo a sapere che la rossa se n’è andata con Augustine. Il suo padrone, lo chiamano. Non so bene se significa che la possiede o se è solo un giochetto loro, ma ho in programma di scoprirlo. Posso trovare il suo indirizzo nei registri che tiene Frangelico: sono una delle poche persone a cui concede l’accesso. Sa che non lo tradirei mai. Ho troppo bisogno di lui.
A metà delle scale che portano al primo piano, mi fermo a dare un’occhiata all’ampio locale. Trey e Sheridan si sono già impossessati di un tavolo sotto a uno dei fari. Trey ha aperto una sacca di stoffa nera e sta tirando fuori i suoi arnesi. Sheridan sta in piedi accanto a lui, la pelle nuda che brilla con addosso uno stravagante imbrago di pelle. La vedo trepidante di eccitazione.
Trey finisce e si volta verso di lei. Schiocca le dita e lei si inginocchia davanti a lui, guardandolo dal basso. Non ho bisogno di vederla in faccia per sapere che le luccicano gli occhi. Il volto di Trey si ammorbidisce mentre la guarda. Un’altra coppia che ruba un momento di tenerezza prima di impegnarsi nella complicata danza di sottomissione e dominio. Ho visto questa dinamica un milione di volte, ma tra mutanti per certi versi è meno grottesca. Non che mi piaccia, comunque.
Salgo il resto delle scale e spalanco la porta con un pugno per andarmene.

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