
Scelta dai reali
Autore
Holly Prange
Letto da
208K
Capitoli
51
Questo romanzo è un’adattamento contemporaneo di THE LOST PRINCESS.
Quando Everly viene venduta dalla zia a Lord Vlad Lacroix, è costretta a lottare per la propria vita nel mondo segreto dell’Aristocrazia: una società potente e nascosta che, dall’ombra, ha plasmato il corso della storia per secoli. Tutto cambia quando incontra il Duca Logan. Riuscirà lui a salvarla dall’essere venduta ancora una volta? Oppure è troppo tardi?
Capitolo 1
EVERLY
»Prescelta.»
La parola è dolce come un sussurro. Eppure la sento chiaramente.
Sto correndo in una foresta buia. I rovi cercano di afferrarmi.
»Continua a correre, Everly. Continua a correre verso di me.»
Non so se la voce sia nella mia testa o intorno a me.
Ma mi fa sentire al sicuro. Protetta.
Questa sensazione mi dà la forza di correre più veloce. Le gambe mi fanno male mentre i piedi nudi battono sul terreno.
Il vento soffia fortissimo tutt'intorno. È come se fossi nel suo occhio.
Sento un tuono e un lampo illumina la foresta. La pioggia inizia a cadere proprio dietro di me.
Mi volto e vedo che la tempesta mi insegue. È sempre vicina, ma non mi raggiunge mai.
»Ci sei quasi, Everly, te lo prometto.»
Mi giro in avanti e corro ancora più veloce. Sto salendo un ripido pendio verso la cima di una cresta davanti a me.
Poi, in un lampo, lo vedo.
So che è un «lui», anche da lontano.
È molto grande, imponente e incredibilmente affascinante. È in piedi sulla cima della cresta. I suoi capelli scuri ondeggiano nel vento forte.
Mi guarda con occhi intensi e sento un brivido lungo la schiena.
Il suo sorriso è seducente e crudele allo stesso tempo.
Dovrei essere spaventata. No, dovrei essere terrorizzata.
Invece, mi sento calma come non mi sentivo da anni.
Il vento si ferma all'improvviso, come se qualcuno avesse chiuso una finestra.
Le nuvole si diradano e la notte diventa improvvisamente silenziosa e tranquilla.
Smetto di correre. Non riesco a smettere di fissare l'uomo, che ora è molto vicino a me.
»Salve, mia Prescelta», la sua voce risuona nella mia testa.
Poi, con il cuore in gola, vedo l'uomo balzare verso di me, gli occhi scintillanti.
Terrorizzata, osservo la bestia lanciarsi su di me, gli artigli luccicanti.
***
«Everly! Alza quel sedere pigro! Ho fame!» la voce forte e fastidiosa di mia zia mi chiama dalle scale, svegliandomi di soprassalto dal sogno.
Emetto un gemito stanco mentre spingo via la coperta sottile e ruvida e mi affretto a vestirmi.
Era di nuovo quel sogno. È sempre lo stesso sogno da quando ho memoria.
Da piccola, i miei genitori mi dicevano che i sogni mostrano il nostro futuro.
Rabbrividisco al pensiero di incontrare un uomo del genere nella vita reale.
«Everly, subito!» mia zia urla dalle scale. Mi infilo velocemente il vecchio vestito marrone piegato sulla sedia nell'angolo.
È uno dei tre abiti che possiedo, tutti vecchi vestiti di mia zia Lutessa.
Ogni mese riceve dei soldi dai conti che i miei genitori mi hanno lasciato. Il denaro dovrebbe servire per comprarmi ciò di cui ho bisogno.
Ma lei dice che basta a malapena per il cibo e le bollette per mantenere acqua ed elettricità e pagare la casa.
So che sta mentendo. Ogni volta che viene pagata, torna a casa con borse piene di vestiti nuovi e gioielli per sé.
Mi guardo nello specchio incrinato contro il muro e sospiro prima di legarmi i lunghi capelli scuri in una coda.
Scendo di corsa le scale ed entro in cucina, dove trovo mia zia seduta al tavolo col cellulare in mano.
Non sono sicura di cosa stia facendo, ma sono certa che non sia nulla di importante.
Da quello che riesco a vedere, sta scorrendo uno dei suoi account social.
«Era ora, inutile ingrata che non sei altro», dice quando mi vede entrare.
«Scusa, zia Tessa. Ho dormito troppo», dico piano abbassando la testa. Cerco di non farla arrabbiare, o meglio di non farla arrabbiare ancora di più.
«Non voglio scuse, piccola sgualdrina! Preparami la colazione così posso andare al lavoro! Alcuni di noi devono guadagnarsi da vivere!»
«Sì, signora. Mi scusi signora», dico rapidamente mentre inizio a prendere il cibo dal frigorifero.
Porto tutto ai fornelli e comincio a preparare un'omelette al prosciutto e formaggio con pomodoro e spinaci.
Lo stomaco mi brontola e mi viene l'acquolina in bocca mentre guardo il cibo cuocere. Vorrei tanto poterne mangiare un po'.
Mia zia mi permette di mangiare solo gli avanzi del suo piatto, che di solito non sono molti. Cerco di rubacchiare quel che posso, ma devo stare attenta.
Una volta mi ha beccata mentre mangiavo alcuni dei suoi avanzi in frigo e mi ha picchiata. Sono rimasta dolorante e potevo a malapena muovermi per giorni dopo.
Odio la mia vita adesso. Un tempo ne avevo una meravigliosa. I miei genitori erano fantastici e amorevoli.
Mi facevano sempre ridere e mi dicevano quanto mi amassero. Mi consolavano e mi abbracciavano ogni volta che ero ferita o triste.
Eravamo molto uniti. Poi, sei anni fa, sono morti entrambi in un incidente d'auto.
Avrei dovuto essere con loro ma ero rimasta a dormire da un'amica quella notte. Ora, ogni giorno vorrei essere stata con loro. Mi mancano.
Dopo la loro morte, sono dovuta venire a vivere con la zia Lutessa. È stato allora che ho iniziato a sognare quell'uomo.
Mi manca la mia vecchia vita. Mi manca la mia grande e bella casa con l'ampio giardino sul retro dove giocavo. Allora avevo amici, genitori; ero felice.
«Smettila di sognare ad occhi aperti, vacca grassa!» urla zia Tessa, riportandomi alla realtà.
Metto l'omelette su un piatto e gliela porto prima di versarle una tazza di caffè con la sua panna preferita e un po' di latte.
Inizio ad allontanarmi per cominciare le altre faccende della giornata quando mi ferma.
«Ho un ospite stasera. La casa deve essere perfettamente pulita. E mentre lui è qui, non devi uscire dalla tua stanza. Non fare nemmeno un rumore», ordina, puntandomi il dito contro in modo minaccioso.
Annuisco rapidamente prima di affrettarmi via.
Spesso ha diversi uomini che vengono a trovarla e la portano fuori; spesso tornano e vanno in camera sua.
Nel frattempo, io fingo di non esistere nella mia cosiddetta stanza, che in realtà è il piccolo spazio in soffitta sopra il soggiorno.
Il resto della giornata lo passo a pulire. Spolvero, spazzo, lavo i pavimenti, faccio i piatti e il bucato, pulisco i bagni e tutto il resto.
Non voglio dare a mia zia un altro motivo per picchiarmi. Sto finendo quando sento suonare il campanello.
Sobbalzo sorpresa e guardo la porta d'ingresso, cercando di decidere se dovrei aprire.
Di solito non vuole che nessuno dei suoi «ospiti» sappia che sono qui, ma sono sicura che si arrabbierà con me se se ne andranno perché non li ho fatti entrare.
Rimango lì per un momento prima di sospirare e dirigermi verso la porta.
La apro e trovo un uomo in piedi davanti a me con barba e baffi scuri.
Sta perdendo i capelli ed è solo un po' più alto di me.
I suoi occhi si stringono rapidamente su di me mentre scrutano il mio corpo, facendomi sentire male.
L'angolo della sua bocca sottile si solleva in un sorriso cattivo e il mio corpo si irrigidisce istantaneamente.
Non mi sento a mio agio con il modo in cui questo tizio mi sta guardando e ora vorrei non aver aperto la porta.
La chiudo leggermente in modo da essere pronta a sbattergliela in faccia se necessario.
Raddrizzandomi e cercando di sembrare sicura, chiedo: «Posso aiutarla?»
«Sono qui per Lutessa. Non sapevo avesse una cameriera...», dice facendo un passo avanti, e cerco di non indietreggiare.
«Non è ancora tornata», rispondo prima di fermarmi, non sicura di cosa altro dovrei dire. Dovrei chiedergli di lasciare un messaggio? O di tornare?
Dovrei offrirgli qualcosa da bere? Dovrei farlo accomodare in soggiorno?
Non mi piace l'idea di rimanere sola con lui, ma non sono sicura di cosa farà Lutessa se lo mando via.
L'uomo mi guarda su e giù e poi si lecca le labbra. Quando apre la bocca, noto che i suoi denti sono molto dritti ma gialli.
«Va bene. Aspetterò», dice spingendosi dentro l'ingresso, facendomi barcollare all'indietro.
Mi afferra per la vita e mi tira vicino, facendomi disgustare dall'odore di vecchie sigarette e qualcos'altro che non riesco a identificare. Qualcosa di dolciastro.
Mi tiene troppo a lungo e mi allontano rapidamente dalla sua presa facendo un passo indietro.
«O-Ok, p-può aspettare q-qui allora», balbetto iniziando a sentirmi nervosa.
Sorride malignamente, sembrando godere nel mettermi a disagio.
Cammina verso di me mentre continuo ad indietreggiare finché non sbatto contro il muro.
Le sue mani si alzano ai lati del mio viso, intrappolandomi mentre si china verso di me e parla piano vicino al mio orecchio.
«Posso pensare a qualche modo per passare il tempo...», dice mentre la sua mano inizia a salire lungo la mia gamba e sotto il vestito.
Afferro il suo polso, fermandolo, e i suoi occhi incontrano i miei.
«Smettila», dico con fermezza.
«Hai un profumo delizioso», sussurra prima di liberare la mano dalla mia stretta.
«Non sono interessata», dico prima di fare un respiro profondo per calmarmi.
«Lutessa tornerà presto e può aspettare sul divano», gli dico con decisione prima di voltarmi per andarmene.
Mi afferra il polso e mi tira verso di sé, e automaticamente lo colpisco con la mano libera.
Un forte schiocco riempie la piccola casa, seguito da un momento di silenzio teso.
I miei occhi si spalancano mentre il suo viso si fa serio e si gira a fissarmi. «Piccola puttana!» Inizia ad avvicinarsi di nuovo e mi volto per scappare.
La mia testa viene tirata all'indietro mentre mi afferra i capelli. Grido prima che mi sbatta contro il muro.
Macchie scure appaiono nella mia visione mentre cado in ginocchio.
Senza vedere chiaramente, allungo le mani cercando di alzarmi, ma il suo pugno mi colpisce in faccia e cado all'indietro.
Emetto un gemito di dolore mentre mi contorco sul pavimento. «Per favore!» supplico. «Fermati!»
Non mi ascolta mentre mi gira sulla schiena e mi sale sopra sedendosi sui miei fianchi.
«Oh, sta' zitta, piccola troia. Dammi solo quello che voglio», esige prima di afferrare il collo del mio vestito e strapparlo, rivelando il reggiseno semplice che indosso sotto.
Si china su di me e mi afferra le spalle, mettendo il viso sul mio petto e leccandomi la clavicola. Rabbrividisco.
Ma che diavolo sta facendo?
Le mie mani si allungano davanti a me mentre cerco di spingerlo via, e finalmente riesco ad afferrare un pesante posacenere di ceramica posato sul tavolino dell'ingresso.
Glielo sbatto in testa e lui cade di lato.
Mi alzo rapidamente per scappare, ma la sua mano mi afferra la caviglia facendomi cadere faccia a terra.
In quel momento, sento il rumore della porta d'ingresso mentre la maniglia viene girata e si apre. Zia Tessa entra e si ferma immediatamente vedendoci.
«Che diavolo sta succedendo qui?!» urla mentre si avvicina a noi mentre l'uomo si affretta ad alzarsi in piedi.
Mentre cerco di alzarmi, mia zia mi tira su per il braccio.
«Stai flirtando con Dean, inutile sgualdrina?!» grida scuotendomi violentemente.
«N-NO! L-lui ha cercato di violentarmi!»
«BUGIARDA!» urla scuotendomi di nuovo.
«Quale uomo andrebbe dietro a una grassa, buona a nulla puttana come te?! Non sei niente! Ed è ora che tu lo impari!»
Mi solleva davanti a sé prima di colpirmi in faccia.
Brucia immediatamente. La mia mano si alza a coprire la guancia e gli occhi mi si riempiono di lacrime.
Il suo viso si calma un po' prima di voltarsi verso l'uomo cattivo che se ne sta lì a guardare.
«Dean, aspettami in macchina. Devo dare una lezione a questa sgualdrina prima del nostro appuntamento. Arrivo subito.»
Lui mi lancia uno sguardo minaccioso e annuisce prima di voltarsi per uscire.
Mi asciugo le guance bagnate mentre sento la porta chiudersi. Mia zia va all'armadio dei cappotti e torna con una cintura.
«Per favore, zia Tessa», la supplico. «N-non sto mentendo! Lui si è f-fatto strada con la forza. M-mi ha colpita...»
«Perché rovini sempre la mia vita?!» mi urla contro mentre fa calare la cintura su di me come una frusta.
Automaticamente alzo le braccia per proteggermi e la cintura colpisce i miei avambracci.
Mi afferra e mi getta a terra, atterro sullo stomaco prima che mi colpisca di nuovo con la cintura.
Mi colpisce ripetutamente mentre mi rannicchio sul pavimento, cercando di proteggere la testa e il collo dai suoi colpi.
Quando finalmente si stanca, lascia cadere la cintura sul pavimento e si china su di me.
«Quando torno, questo casino deve essere pulito! Mi hai sentito, pigra sgualdrina?!»
Inizio a piangere forte, riuscendo solo a farle un piccolo cenno con la testa.
Si volta e mi lascia distesa in un mucchio sul pavimento con lividi e tagli che ora ricoprono il mio corpo.
Rimango lì mentre il mio corpo trema per i singhiozzi disperati. Tutto il mio corpo è bagnato e appiccicoso di sangue.
Mi fa male muovermi, ma non voglio un'altra batosta.
Dopo quello che sembra un'eternità, riesco ad alzarmi e a pulire il disordine prima di trascinarmi sotto la doccia per sciacquarmi.
Alla fine mi lascio cadere sul letto, che è un vecchio materasso sporco steso sul pavimento. Mi raggomitolo in posizione fetale e mi tiro sopra la coperta che prude.
Tutti i miei movimenti sono lenti e dolorosi, e se non fossi così esausta in questo momento, non sono sicura che riuscirei ad addormentarmi.
Per fortuna sono troppo stanca, e presto l'oscurità mi avvolge.
***
Non so per quanto tempo dormo prima che la voce di mia zia riempia la stanza.
«Alzati, Everly! Vestiti! Dobbiamo andare!» ordina.
I miei occhi si aprono lentamente e mi guardo intorno confusa. È ancora buio fuori.
«Cosa succede? Dove andiamo?» chiedo assonnata, cercando ancora di capire cosa stia accadendo.
«Sbrigati e fai quello che ti dico, inutile mocciosa!» dice prima di sbattere la porta e tornare di sotto.
Il mio corpo fa molto male mentre mi costringo ad alzarmi e a infilarmi un vestito bianco sporco.
Mi metto le scarpe e scendo, dove trovo zia Tessa che aspetta vicino alla porta con il cappotto addosso.
Il suo piede batte impaziente sul pavimento, e alza lo sguardo su di me mentre inizio a scendere le scale dalla soffitta.
«Era ora! Sbrigati! Non abbiamo tutta la notte!»
Apre la porta d'ingresso e indica fuori la sua auto parcheggiata davanti. «Zi-»
«Sta' zitta! Vieni e basta! Sali!» Scuoto la testa e salgo sul sedile del passeggero prima di allacciare la cintura.
Appoggio la fronte al finestrino mentre mia zia fa il giro e sale al posto di guida.
Il vetro freddo mi fa bene sulla pelle e chiudo gli occhi, facendo un respiro profondo.
«Sai, Dean è un uomo molto importante», dice zia Tessa mentre esce dal vialetto.
Annuisco senza emozione.
«Ha molte conoscenze. Straniero, tra l'altro. Viene dall'Europa, da una famiglia politica molto importante e ricca.»
Annuisco di nuovo, chiedendomi perché mi stia dicendo questo.
«Nel momento in cui ti ha incontrata, ha capito che non vali niente. Così ieri sera durante il nostro appuntamento, ha suggerito un modo per rendere tutti felici.»
Guardo zia Tessa, sentendo un nodo allo stomaco.
L'espressione soddisfatta sul suo viso grasso non promette nulla di buono; questo lo so per certo.
«C-cosa intendi?» chiedo, cercando di non sembrare spaventata.
Ma lei non risponde, si limita a sorridere in modo malvagio.
Guidiamo per molto tempo e mia zia non vuole dirmi nient'altro su questo piano. So solo che probabilmente è una cosa brutta per me. Molto brutta.
Cado in un sonno agitato pieno di sussurri e uomini misteriosi. Quando mi sveglio non ho idea di dove siamo, ma vedo che sono passate tre ore da quando abbiamo lasciato casa. Dove mi sta portando? Cosa sta succedendo?
Mi sento di nuovo nervosa. Mi siedo più dritta e inizio a guardarmi intorno, cercando di vedere se ci sono cartelli o luoghi che conosco.
Presto, stiamo entrando in una grande città e lei sta guidando attraverso molte strade.
Continuo a sentirmi sempre più preoccupata e continuo a cercare di scoprire dove stiamo andando. Ogni volta, mi dice di stare zitta o di lasciarla in pace.
Ho lo stomaco sottosopra. Gli edifici intorno a noi sembrano diventare sempre più vecchi e fatiscenti man mano che proseguiamo.
Finalmente ci fermiamo davanti a un anonimo edificio di mattoni che sembra un magazzino con una solida porta nera. Mia zia mi trascina fino a essa e suona il campanello.
Un uomo grosso in maglietta nera attillata e jeans risponde con le braccia incrociate sul petto. «Dite il vostro nome e perché siete qui», dice con voce roca.
«Lutessa Andrews. Ho un appuntamento con Lord Vlad Lacroix. Fratello Feratu mi ha mandata con una nuova per lui», dice mentre mi tiene stretta per il braccio.
La guardia annuisce e fa un passo indietro, lasciandoci passare prima di guidarci lungo un corridoio buio.
Sembra proprio un vecchio magazzino tranne che per tutti i suoni che riesco a sentire provenire da stanze che non vedo.
Una musica assordante risuona attraverso le pareti come se ci fosse un locale dall'altra parte.
Mentre camminiamo, sento gemiti e urla provenire da diverse stanze. Ad ogni passo, mi sento più spaventata. Dove siamo?
Veniamo condotte attraverso una serie di doppie porte e improvvisamente lo spazio appare diverso; c'è un pesante tappeto rosso scuro e pareti bianche e nere.
Quando raggiungiamo una porta in fondo al corridoio, l'uomo bussa e una voce dall'interno dice: «Avanti.»
La guardia apre la porta e ci dice di entrare prima di chiuderla dietro di noi.
Un altro uomo è seduto a un'enorme scrivania di legno su una grande poltrona.
La sua pelle è molto pallida e i capelli neri sono tirati all'indietro. È attraente con il suo corpo alto e snello e gli occhi grigi, ma è anche molto... strano.
Gli angoli della sua bocca si sollevano in un sorriso malvagio mentre entriamo, e si alza dalla scrivania per venirci incontro.
Mia zia mi spinge in avanti e l'uomo inizia a girarmi intorno mentre i suoi occhi esaminano ogni parte del mio corpo.
«Quindi, è questa la ragazza?» chiede piano, e mi chiedo se voglia una risposta.
«Sì. È quella di cui vi ha parlato Fratello Feratu», risponde lei.
Lui annuisce mentre mi gira di nuovo davanti.
«Bene. Andrà benissimo.» Si volta e cammina verso la scrivania mentre prende una piccola borsa marrone e la porta a mia zia, lasciandola cadere nella sua mano.
«Ed ecco il vostro pagamento. Come concordato.»
«Grazie, signore», dice zia Tessa.
Mi volto verso di lei, confusa. «Pagamento per cosa?»
«Te lo dirà lui. Non sei più un mio problema.» Con queste parole, mia zia si volta e si allontana da me, lasciandomi sola con l'uomo strano.
Lo guardo, aspettando che mi spieghi.
«Non è ovvio, mia cara?» chiede con voce beffarda. Le mie sopracciglia si aggrottano mentre cerco di capire tutto, ma non ne sono sicura.
Se non sapessi che è impossibile, direi che sembra che mia zia mi abbia appena venduta a quest'uomo. Ma non può essere vero. O sì?
«Benvenuta nella tua nuova casa.» I miei occhi si spalancano mentre lo guardo di nuovo. «Non vedo l'ora di aggiungerti alla mia collezione.»
Lo dice come se fossi una bambola, o una specie di strano animale.
«M-ma c-come? Perché? Questo è contro la legge! È-» inizio, cercando di dare un senso a tutto.
«Le leggi della gente comune non mi riguardano», dice mentre il suo sorriso malvagio si allarga sul suo viso.
Mi volto per scappare, ma lui mi è addosso in un secondo. Come può qualcuno correre così veloce? Lotto mentre mi afferra i polsi. È così forte... più forte di zia Tessa. Forte come l'appuntamento di zia Tessa. Più forte di quanto una persona normale dovrebbe essere.
«Lasciami andare», dico.
«Perché dovrei?»
«Oh, non hai idea», dice Lord Lacroix, avvicinandosi a me come un animale pronto a divorare la sua preda.
«Ora sei nel mio mondo. Un mondo che non hai mai nemmeno immaginato. Persone come te - gente comune - esistono per servire me e quelli come me.»
Persone come lui?
La sua presa è, in qualche modo, ancora più stretta. Il dolore mi attraversa le braccia. Emetto un piccolo gemito di dolore.
E poi, sembro trovare una forza che non sapevo di avere. Grugnisco, cercando con tutte le mie forze di liberarmi dalla sua presa. E con mia sorpresa, deve sforzarsi di più per tenermi ferma.
Il suo sorriso è sorpreso, ma non arrabbiato.
«Sei una combattente, vero?» Mi spinge contro il muro così forte da togliermi il fiato. Qualunque forza avessi è svanita.
Era solo fortuna, dovuta solo alla paura e all'eccitazione.
«Bene. Mi piacciono le sfide.»
È in quel momento che tutto diventa nero.










































