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Alfa ribelli Libro 2

Autore
Renee Rose
Letto da
139K
Capitoli
10
Autore
Renee Rose
Letto da
139K
Capitoli
10
😱Thriller🙅Compagni riluttanti🎭Drammatico🏍️Cattivi ragazzi☯️Gli opposti si attraggono🐺Lupi mannari e mutaforma👩‍❤️‍👨Vero compagno💘Compagni predestinati💪🏻Protettore🧙‍♂️Fantasy e paranormale💪🏻Maschi alfa🥵Erotica⚔️Azione e avventura🧶BDSM🔮Sensitivi🐺Paranormale

Sono un lupo alpha, uno dei più giovani di tutti gli Stati Uniti. Potrei scegliere come compagna qualsiasi lupa del branco. Allora perché continuo a girare intorno alla sexy avvocatessa umana della porta accanto? Nel momento in cui sento il dolce profumo di Amber, il mio lupo vuole reclamarla.

Starle vicino è una pessima idea, ma io non seguo le regole. Amber si comporta in modo impeccabile e composto, ma anche lei ha un segreto. Forse non vuole le sue capacità psichiche, ma sono un dono.

Dovrei lasciarla andare, ma il modo in cui mi resiste non fa che farmela desiderare di più. Quando scoprirà cosa sono, per lei non ci sarà via di fuga. È nel mio mondo, che le piaccia o no. Ho bisogno che usi i suoi doni per aiutarmi a ritrovare mia sorella scomparsa... e non accetterò un no come risposta.

Ora è mia.

Nota dell'editore: Il pericolo dell'alpha è un romanzo autoconclusivo della serie Bad Boy Alphas. Lieto fine garantito, nessun tradimento. Questo libro contiene un alpha focoso ed esigente, con la tendenza a proteggere e dominare la propria femmina. Se questo genere di contenuti vi infastidisce, non acquistate questo libro.

Prologo

Libro secondo: Pericolo Alfa

Amber

Che sia messo agli atti: Le pazze soggette a visioni dovrebbero starsene alla larga dagli aeroporti affollati.
Mi tiro dietro il trolley fino al lavandino del bagno e scruto il mio volto nello specchio mentre mi lavo le mani. Ho ancora i capelli raccolti in una specie di chignon non ben definito, ma il mal di testa che mi sta trapanando il cervello mi ha trasformata in un mostro, gli occhi rossi e infossati, come se stessero recedendo nel cranio per allontanarsi da tutto.
Ottimo. Un’emicrania martellante nel giorno del colloquio. Proprio quello che ho sempre voluto.
Mi asciugo le mani con una salvietta e tampono le guance con la carta umida e appallottolata, trattenendo un gemito.
Ma cosa pensavo di fare, venendo qui? Non c’è niente che scateni le mie allucinazioni più dei posti pieni di gente. Un tizio in giacca e cravatta mi è venuto addosso e un suo ricordo mi si è acceso un secondo in testa: lui a letto con una donna. Sta tradendo la moglie.
Non so come faccio a saperlo, ma è così. E vorrei che non lo fosse.
Magari me ne starò nascosta in bagno fino a che non chiameranno il mio volo. Sì, questo potrebbe essere il piano. Amber la Pazza, che si nasconde nei bagni perché ovunque va le vengono le visioni. Ho studiato legge per questo?
Il mio telefono emette un bip. 10:42. Ancora quindici minuti all’imbarco e cinque ore al colloquio. Infilo la mano in borsa per prendere l’ibuprofene e sussulto quando sento le pillole sbattere nella bottiglietta.
Che sia messo agli atti: Ho sempre bisogno di tenere in borsa delle confezioni giganti di antidolorifici.
“Mi scusi.” Una voce calda risuona dietro di me e un’anziana mi tocca la schiena superandomi per prendere un asciugamano di carta.
Vorrei ritrarmi senza incrociare il suo sguardo, ma mi trovo intrappolata tra i lavandini e le salviette, incapace di fuggire. Sollevo gli occhi con il mio sorriso educato ben stampato al suo posto.
La donna ha i capelli lunghi e bianchi, ma un volto sorprendentemente giovanile, con grandi occhi blu. “Da quanto pratichi le arti intuitive?”
Mi guardo alle spalle, anche se so benissimo che non c’è nessun altro qua dentro. Ma non può aver parlato con me, giusto? “Prego?”
Mi tocca ancora delicatamente, e le sue dita restano appoggiate alla mia manica adesso. “Le arti intuitive. Da quanto le pratichi?”
Un brivido mi scorre dentro. “Mi spiace, ma non so di cosa stia parlando.”
Il volto della donna si adombra. “Oh.” La sua espressione poi si rasserena. “Beh dovresti, tesoro, o continuerai ad avere mal di testa fino a che non lo farai.”
La mia vista si offusca e nella mente scorrono rapide quelle immagini che stavo tentando di scacciare. Il senso di nausea mi pervade. Vedo un enorme uomo pieno di muscoli in piedi sulla spiaggia, la fronte aggrottata, i pugni serrati. Poi un lupo che ringhia in una gabbia.
Cerco di espirare per svuotare i polmoni e poi inspiro ossigeno fresco, scuotendo la testa come per cancellare le stupide visioni. Quando la mia concentrazione ritorna al bagno, sbatto le palpebre. La donna è sparita.
Afferro la maniglia della valigia e la trascino fuori dalla stanza, cercando con lo sguardo la donna dai capelli bianchi. Poi scorgo l’orologio. 10:42. Non è quasi passato il tempo, nel bagno, e non c’è traccia della donna.
Come ha fatto a svanire nel nulla?

Capitolo uno

Tre anni dopo

Amber

Entro nell’ascensore, fermando la porta con il piede in modo da tenerla aperta per il gruppo che si sta avvicinando.
“Grazie.” Una voce profonda risuona nel piccolo spazio. Una grossa mano con un tatuaggio raffigurante le fasi lunari afferra la porta. Appartiene a un gigante d’uomo dagli occhi azzurri. Sotto la maglietta sbiadita che indossa e sotto ai tatuaggi, ha muscoli che sembrano quelli di Conan il Barbaro. Probabilmente potrebbe mangiarmi per pranzo e poi avere ancora fame.
Due uomini più giovani ma altrettanto imponenti sono al suo fianco. Teste rasate, un casino di piercing e altri tatuaggi. Devo trattenermi dall’arretrare.
Cosa ci fanno gli Angeli dell’Inferno nel mio condominio?
Non mostrare paura. La prima cosa che ho imparato dalle famiglie affidatarie. Studia la minaccia. Altra lezione dal sistema degli affidamenti, anche se da qui si passa tranquillamente al tribunale.
Mi alzo in tutta la mia statura di un metro e sessanta. Chi se ne frega se arrivo appena alla spalla del tizio più basso. Anch’io so essere cazzuta. Magari non ho buchi enormi alle orecchie o un piercing sul sopracciglio – ahia, alla faccia del soffrire per la moda – ma porto i tacchi a spillo. Mi stanno massacrando i piedi, ma con quello stiletto da otto centimetri possono essere peggio di un’arma!
“Siete venuti a trovare qualcuno del palazzo?” La mia voce ha una sfumatura dubbiosa. Non sono realmente una stronza ficcanaso, ma quando sento minacciata la mia sicurezza tiro fuori gli artigli.
Il primo tizio mi guarda dall’alto in basso e un angolo della sua bocca si piega. “No.”
Almeno questo sembra in qualche modo normale, a parte la stazza enorme. Cancelliamo Conan il Barbaro. Questo è Thor, dritto fino a quella bella mascella squadrata. In genere non sono per il tipo grande e grosso e tutto muscoli, ma cavolo, questo mi fa davvero venire il solletico alle parti intime.
Congelo subito ogni fantasia su come potrebbe essere sentirsi maneggiata da un tizio del genere. Maneggiata? Sul serio? Quando mai ho voluto essere maneggiata?
I tre uomini entrano uno dietro l’altro nell’ascensore, riempiendo tutto il piccolo spazio. I tre delinquenti. Come i tre marmittoni, ma con più piercing e tatuaggi. C’è così tanto testosterone qua dentro che mi chiedo come faccio a respirare.
L’eccitazione mi scorre lungo l’interno delle cosce.
Mi appoggio alla parete, sperando che non siano malintenzionati. Non voglio giudicare, ma non sarei sopravvissuta all’infanzia se avessi ignorato le potenziali minacce. E questi tizisembrano rudi. La loro presenza mi fa vibrare la pelle. Non ho lo stomaco attorcigliato come nel mezzo di una delle mie visioni improvvise, ma sento un fremito che può significare solo una cosa.
Pericolo.
Fisso il petto statuario di Thor, il contorno dei muscoli ben definiti che premono contro alla maglietta e maledico i miei capezzoli per essersi induriti davanti a una così ovvia dimostrazione di potere mascolino. Cosa diavolo ho che non va? Mi eccito raramente davanti a degli uomini, e i miei ormoni hanno scelto questo momento per partire in quarta? Hanno optato per questo He-Man motociclista? Probabilmente è un criminale. Sposto il peso su un’anca, spingendo in fuori il fianco, e aspetto di sentire perché sono qui.
Lui non dice niente, ma uno dei più giovani mi fa un sorrisino.
Mi porto una mano al collo, pronta ad alleviare con un rapido massaggio la tensione alla base della nuca. Copro il gesto di difesa facendo finta di controllare che i capelli siano a posto, poi premo il pulsante per il quarto piano. “Che piano?” chiedo con il mio miglior tono da in-tribunale-potrei-farvi-il-culo.
“Il tuo,” biascica Thor con parlata lenta.
È un ‘su andiamo’? O una minaccia? Mi stanno seguendo? No, è stupido. Avrebbero potuto prendermi già nel parcheggio se avessero voluto. Ho sentito arrivare le moto, ma non avrei mai immaginato che i motociclisti fossero diretti qui.
Thor mi guarda, anche se io mi rifiuto di incrociare il suo sguardo. Tengo la valigetta davanti a me come scudo, fino a che l’ascensore si ferma e le porte scorrono aprendosi sul mio piano.
Ti prego, fa’ che non stiano seguendo me. Paranoia, cara vecchia amica. Qui sto facendo la capricciosa, ma il motivo numero uno per cui sono venuta a vivere in questo condominio invece di comprarmi una casa è stato per sentirmi al sicuro.
Non sarai mai al sicuro.
Cellulare alla mano, aspetto che quelli della gang delle motociclette escano per primi. Vediamo se hanno veramente un posto dove andare. I tre escono con passo blando, passano oltre la porta del mio appartamento e – oh merda – si fermano davanti a quella successiva.
Non. Se. Ne. Parla. Non può essere. “Siete i miei vicini?” Vivo qui da qualche settimana, ma non ho ancora incontrato nessuno. Questo nuovo edificio è giusto in centro e l’affitto è altino, anche per il mio salario. Non per essere maleducata, ma questi tizi con magliette e jeans laceri non sembrano potersi permettere un posto così. A meno che non siano trafficanti di droga. Che sarebbe proprio la mia fortuna.
“È un problema?” chiede Thor.
“Ah… no. Certo che no.” Almeno non fino a che non darete una festa disgustosamente rumorosa completa di ragazze motocicliste e troppo alcool. Francamente non posso credere che non l’abbiano già fatto.
Infilo la chiave nella toppa, guardandomi alle spalle per assicurarmi che entrino davvero nel loro appartamento. Il teppista numero due – quello del sorrisino – fa uno scatto verso di me, ringhiando come un cane feroce.
Grido e lascio cadere la valigetta.
Il teppista numero tre ride.
“Dacci un taglio.” Thor afferra il bordo della maglietta dell’uomo che ha abbaiato e lo tira indietro. “Vai dentro. Non c’è bisogno di spaventarla.” I suoi occhi si posano ancora su di me. “Ci sta già pensando benissimo lei da sola.”
I due più giovani entrano in casa, ancora ridacchiando. Io raccolgo la mia valigetta. Delle ciocche di capelli si liberano dal fermaglio e io le tiro indietro per nascondere le guance arrossate. Dannati teppisti. La mia mano trema e odio soprattutto questo. Non sono più la ragazza che si ritira spaventata sulle soglie delle porte.
Ho la testa un po’ pesante, come prima di una visione. È da parecchio che non mi succede, quindi questa potrebbe essere proprio una chicca.
Grandioso.
Con il cuore che batte forsennato contro alle costole, entro a casa e faccio per chiudere la porta. Uno scarpone dalla punta rinforzata si inserisce tra il battente e lo stipite, impedendomelo. I miei occhi si alzano di scatto e si posano sul volto di Thor e sui suoi occhi azzurri. Si vedono le rughe d’espressione ai lati e lui mi guarda con un mezzo sorriso da predatore.
Rabbrividisco.
“Sono Garrett.” Mi porge la mano attraverso l’apertura della porta.
La fisso per due secondi buoni prima che le buone maniere abbiano la meglio sulla paura. Passo il telefono alla mano sinistra e gli afferro il palmo. Il calore della sua mano mi avvolge e un senso di connessione mi risale il braccio. Una strana sensazione di consapevolezza mi riempie, come se io e questo tizio fossimo vecchi amici e me ne fossi solo dimenticata.
Scaccio il dejà vu. Devo tenere a bada Amber la Pazza.
“Scusa se Trey ti ha spaventata. Mi assicurerò che non succeda più.” Ha una voce profonda e vellutata, perfettamente abbinata al suo aspetto da duro. Mi fa vorticare di calda eccitazione la base dello stomaco. Non sembra essere tanto più vecchio dei miei ventisei anni. È troppo grande per vestirsi e atteggiarsi da teppista. Anche se lo fa dannatamente bene. Maglietta sbiadita tesa sopra a pettorali giganti, tatuaggi che mi guardano ammiccanti dalle maniche e dal colletto. Scompigliato, capelli come se si fosse appena alzato dal letto e barba di mezza giornata. Mmm.
Che sia messo agli atti: I ragazzacci tatuati mettono le mie ovaie sull’attenti e le rendono imploranti.
Spingo giù il desiderio che si sta risvegliando. Non è il momento di eccitarsi. Questo tizio probabilmente borseggia le vecchiette mentre va ai suoi raduni motociclistici.
“State…” Mi schiarisco la gola, cercando di apparire disinvolta e non spaventata. “State tutti e tre qui?”
“Sì. Così sarai al sicuro con noi in giro.” Mi rivolge un pieno sorriso che mi toglie il fiato. Ha delle profonde fossette e labbra notevolmente piene per un uomo così virile. Chris Hemsworth non è niente in confronto.
Al sicuro. Sì, giusto. “Fantastico. Mi sento già meglio. Ti spiacerebbe levare il piede dalla porta?” Vorrei essere fredda, calma e compunta, ma la voce viene fuori un po’ acida.
Lui mi rivolge un sorrisino pigro che purtroppo mi innesca un leggero fuoco tra le cosce. “Non mi hai ancora detto come ti chiami.”
“Lo so.” Guardo decisa il suo piede.
Lui fa un suono di disapprovazione e si appoggia allo stipite. “Senti, principessa…”
“Non mi chiamare principessa.”
Lui inarca un sopracciglio. “E allora come ti chiamo?”
“Signorina Drake. Amber Drake.”
“Sei un’insegnante o cosa?”
“Avvocato. E tu sei vicino a una denuncia per molestie.” Non è vero. Non hanno fatto niente di male. In genere non mi metto a sbandierare ai quattro venti che faccio l’avvocato, ma voglio entrare in casa prima di avere una visione. Non c’è bisogno che il mio nuovo vicino sexy venga a sapere che sono pazza.
“Non volevamo spaventarti.”
“Non mi spaventate,” dico rapidamente.
“E allora perché ti tenevi le mani strette al petto? Quando ci hai visti, sembrava avessi paura che ti lasciassimo in mutande.”
Oh Dio santo. Sta parlando delle mie mutande. “Non stringevo le mani al petto.” Uso il mio tono più avvocatesco.
“E delle mutande che mi dici?”
Signore, aiutami. I punti sensibili coperti dal suddetto indumento si contraggono nel sentirlo nominare. “No comment.” Do un tirone alla porta, ma quella non si sposta di un millimetro.
Lui alza le mani in segno di resa. “Figura retorica. Se avessi avuto le mani libere, te le saresti strette. Al petto.”
L’immagine di lui che tiene le sue mani sul mio petto mi fa quasi annaspare. Per nascondere il desiderio che sta crescendo dentro di me, ritorno alla mia espressione accigliata e smetto di tirare la porta.
“Senti,” mi dice. “I miei amici sono a posto. Possono sembrare rudi, ma sono dei boy scout figli di puttana.”
Sussulto davanti a quella parolaccia mal piazzata. “Beh… signor… Garrett, forse dovrebbe tornare ad aiutare le vecchiette ad attraversare la strada.” O a borseggiarle. Gli faccio sciò con la mano, ma non si sposta.
“Preferirei aiutare te a venire nel mio appartamento qui accanto.” Si china più vicino a me e l’eccitazione mi pervade. È passato tanto tempo da quando sono stata colpita da un uomo così sexy. Forse non è mai successo. La sua mancanza di delicatezza mi fa ruotare gli occhi, ma devo ammettere che c’è qualcosa di interessante nella sua impudente schiettezza.
No. Non sono minimamente tentata.
Che sia messo agli atti: Devo trovare un tipo carino, normale e che non faccia paura con cui flirtare. Mai e poi mai immaginare di andare a casa del mio spaventoso vicino sexy con indosso nient’altro che un paio di minuscole mutandine, e le mani – le sue – strette al petto. E magari un paio di tacchi ai piedi.
Oh Dio.
“Sul serio.” La voce di Garrett scende di un’ottava e quel sommesso borbottio mi emoziona. “Vieni di là, beviti una birra. Vieni a conoscerci.”
Può Amber l’Avvocato trasformarsi in Amber la Motociclista? Per un nano-secondo mi vedo fuori dai miei eleganti abiti da lavoro e con indosso jeans aderenti e un top corto. I capelli sciolti sulle spalle, le guance baciate dal sole e accarezzate dal vento. Mi tengo stretta a Garrett mentre piega in curva sulla nostra moto.
Sbatto le palpebre. Ho appena avuto una visione? In tutta risposta la testa mi pulsa un poco, ma non c’è dolore.
“Quindi, che dici principessa?” Garrett mi sta ancora guardando, i suoi occhi azzurri sono amichevoli. Una ragazza potrebbe perdersi in quel mare ceruleo.
Non. È. Sicuro.
“No, grazie.”
“Ok. Ci perdi tu.” Toglie lo scarpone dalla soglia.
Io tiro con forza e la porta sbatte in faccia a tutti e due. Lancio un gridolino come un’idiota. Dio santo. Tiro su dal naso un respiro lungo e tremolante. Qualcosa si è sciolto nella mia pancia e sta facendo le capriole come un palloncino quando si sgonfia.
Quando chiudo la serratura di sicurezza, premo l’orecchio contro il legno e ascolto. Passano tre secondi e poi sento dei passi che si allontanano. Mi accascio contro alla porta, mi metto una mano sulla testa. Quel leggero pulsare è sparito.
Che sia messo agli atti: Domani devo chiamare l’amministratrice di condominio e scoprire esattamente chi sono questi tizi e se sono state sporte lamentele contro di loro.
Per quello che ne so, forse il mio appartamento era disponibile perché nessuno voleva vivere accanto a loro. Io di certo non voglio.
Almeno è quello che continuo a ripetere a me stessa.
Sfilo le scarpe a stiletto e appoggio la valigetta sul tavolo, mentre premo il tasto di chiamata rapida per la mia migliore amica.
“Ehi bella,” mi risponde. Sarò anche noiosa e normale – o almeno cerco di esserlo – ma la mia migliore amica è forte. Sua mamma era una hippie, però, motivo per cui lei si è ritrovata con un nome indegno.
“Ciao Foxfire. Come va?”
“Cerco di tenermi occupata… sai, di distrarmi.” Foxfire ha beccato il suo ragazzo che le faceva le corna il fine settimana scorso e l’ha cacciato via. Era ora, ma le rotture fanno sempre male, quindi mi sono autonominata sua cheerleader personale e coordinatrice delle attività finché non ci sarà più il rischio che voglia tornarci insieme.
“Vuoi venire a casa mia? Potremmo guardare qualcosa su Netflix e rilassarci.” Sono pronta per intontirmi un po’ davanti alla TV stasera. Non c’è niente di meglio di qualche stupido reality show per tenere a bada le mie folli visioni. Se solo dessero una mano anche per il mal di testa…
“No, grazie,” sospira Foxfire.
Sento che sta per innescarsi una spirale di tristezza, quindi la batto sul tempo. “Ehi, sai cosa dovremmo fare?”
“Cosa?”
“Andare a ballare domani sera. Ci sono i Morphs che suonano al Club Eclipse.”
“Non so. Non ne ho tanta voglia.”
“Stai scherzando? Sono i tuoi preferiti. Mi dici sempre quanto sono bravi in concerto.” Per lo più evito locali, bar e qualsiasi altro luogo rumoroso, come se ne andasse della mia salute. Che, vista la mia tendenza ad avere visioni, probabilmente è anche vero. Foxfire, faresti bene ad apprezzarlo. Faccio un respiro profondo e mento di brutto. “Beh, io ci voglio andare.”
“Tu? Tu odi uscire. Di solito sono io che ti trascino in giro.”
“Uh, già, e adesso ne sento la mancanza. So che non ti va, ma non è questo il punto. L’obiettivo è costringerti a uscire e a socializzare.” Faccio lo stesso discorso che lei ha usato con me tantissime volte. “Scommetto che un milione di ragazzi ci proverebbero con te.”
Foxfire sbuffa. “Ne dubito. Ma un Cosmo mi piacerebbe proprio.”
“Anche a me.” Ora tocca a me sospirare.
“Beh, e tu che dici? Stai lavorando un sacco ultimamente.”
“Sì, c’è parecchio da fare al centro.”
“Tanti bambini che arrivano nel sistema?” La delicata compassione nel tono di Foxfire mi fa raddrizzare le spalle.
“Un po’.”
“Beh, so che li stai aiutando. Rendi quasi positiva la parola avvocato.”
“Questo non lo so, ma aiutare questi ragazzini è necessario. Cristo, tantissimi di loro hanno delle vite così incasinate. Si meritano almeno una persona che si curi di rappresentarli nel sistema.” Prendo una spugna dal lavandino e do una passata al banco della cucina, anche se è già pulito. “Ah… e ho appena conosciuto i tizi della porta accanto.”
“Ah sì?” Foxfire parla con tono insinuante.
“No, non in quel senso. Sono tipi che fanno paura.” Ricordo gli occhi azzurri di Garrett e il suo sorriso con le fossette. Magari lui non è poi così spaventoso. Ma non ci sono dubbi che mi abbia lasciato confusa e sfasata. “Non so. Non saprei dire se mi volessero intimidire o cercassero di flirtare con me.”
“Sembri interessata.”
“No, non lo sono per niente.” Totale bugia. Sento un formicolio alla mano dove Garrett l’ha stretta. Un uomo come lui potrebbe essere usato per salirci sopra come in una palestra di arrampicata. Mi permetterebbe di montarci sopra? Oh cavolo. Piantala di fare pensieri sconci, Amber!
Non lo voglio nel mio letto. Anche se probabilmente è molto bravo. Ma bravo a letto non significa che sia un bravo vicino. Spontaneamente mi si accende nella mente l’immagine di me a uno dei loro festini notturni, con le mani strette al petto e solo le mutandine addosso.
Piantala.
“Sono fichi?” Figurati se Foxfire non legge tra le righe.
Anche se sono da sola nel mio appartamento, le guance avvampano. Mi lascio andare a una risata strozzata. “Ehm… sì. Uno di loro lo era – lo è – sì, insomma. Ma non è il mio tipo. Per niente il mio tipo.”
***

Garrett

Mi porto il palmo della mano al viso e inalo l’odore ancora presente della bella biondina umana. Stava da Dio con quella gonna corta e attillata e la giacchina abbinata, e anche se si sforzava di fare tanto la perfettina con i capelli tirati su in un’acconciatura da bibliotecaria, ho sentito l’odore del suo interesse. Era eccitata. Da me. E quando le nostre mani si sono toccate, ho sentito una specie di scossa.
Ho ancora il formicolio alle dita dal contatto.
Le ho sentito addosso anche un po’ di paura, ma la fragranza era per lo più calda e sensuale, vaniglia, arancia e spezie. Il mio lupo non aveva voglia di spaventarla, che è una gran cosa. Di solito gli piace fare il gradasso in giro e di fronte alle donne umane prova solo impazienza. Perché dovrei avere interesse per un’umana? E lei è decisamente tutta umana: mi sono avvicinato apposta per esserne certo.
Non ho idea di come abbia fatto a farmelo venire così duro. Piccola insolente, fare tanto la ragazza d’alto bordo mentre le ginocchia le tremavano dalla paura. Avrei voluto spingerla contro alla parete dell’ascensore, piegarmi quelle ginocchia attorno ai fianchi e sbatterla fino a farle perdere tutta l’arroganza. Scommetto che non ha mai avuto un orgasmo come si deve. Potrebbe essere una bella idea farle vedere cosa vuol dire venire sul serio, tutt’attorno al mio cazzo, mentre il mio nome cola da quelle labbra a ciliegia come una preghiera.
Mi sistemo l’uccello gonfio dentro ai jeans prima di lasciarmi cadere sul divano in pelle. Trey e Jared hanno già aperto delle bottiglie di birra e sono fuori sul balcone che parlano ad alta voce. Forse non l’approccio migliore per le relazioni con il nuovo vicinato.
Magari sto diventando troppo vecchio per continuare a vivere con i miei fratelli di branco. Mio padre mi sta dicendo da anni che devo prendermi una compagna, comportarmi come un adulto e trasformare il branco di Tucson in qualcosa di più che un club di motociclisti composto per lo più da mutanti maschi. Viviamo liberi e allo sbaraglio, ma il sentimento di congregazione fa venire voglia alla maggior parte dei lupi di mettere su famiglia e spostarsi nel branco di mio padre a Phoenix, o fuori dallo Stato.
Il telefono suona e controllo lo schermo. “Ehi, sorellina,” rispondo.
“Ciao Garrett.” Sembra senza fiato. “Indovina dove vado per le vacanze di primavera?”
“Uhm… a San Diego?”
“No.”
“Nel Big Sur?”
“No, non in California.”
“Dove, bambina?”
“San Carlos!”
“No.” La mia voce diventa profonda e minacciosa. San Carlos è una città balneare del Messico a diverse ore a sud di Tucson, ma secondo i notiziari al momento ci sono problemi con i cartelli della droga.
“Garrett, non te lo sto chiedendo.” All’età di ventun anni, mia sorella Sedona – dal nome della bellissima cittadina dell’Arizona dove i miei genitori l’hanno concepita – è ancora la piccolina viziata della famiglia. Vuole piena autonomia quando la chiede, e completo supporto – finanziario o di altro genere – per il resto del tempo.
Avevo dieci anni quando Sedona – piccolo errore di percorso – è nata, quindi per me è più una figlia che una sorella. Faccio la voce più dura. “Oh, faresti bene a chiedere, perché altrimenti potremmo avere un grosso problema.” I miei hanno permesso a Sedona di andare all’Università dell’Arizona solo perché io ci vivo abbastanza vicino da poterla tenere d’occhio. Sarò anche un bonaccione, ma sono pur sempre un alfa. Il mio lupo non tollera che la mia autorità venga messa alla prova.
“Ok, scusa. Te lo stavo chiedendo.” Cede di fronte alla mia reazione e passa da testarda a implorante. “Garrett, ci devo andare. Tutti i miei amici ci vanno. Ascolta. Non passeremo per Nogales. Abbiamo scoperto una via sicura. E saremo in un grosso gruppo. E poi non sono un’umana, ricordi? Le bande della droga non possono farmi del male.”
“Una pallottola in testa farebbe male a chiunque.”
“Non intendo beccarmi una pallottola in testa. Non comprerò droghe, ovviamente, e non gironzolerò attorno ai posti dei traffici. Sei troppo protettivo. Sono un’adulta, se mai te ne fossi scordato.”
“Non fare l’insolente.”
“Ti preeeego, Garrett? Ti prego ti prego ti prego. Devo andarci!”
“Dimmi chi viene.”
Professionista nel dominare le persone e averla sempre vinta, Sedona si lancia all’istante contro alla mia resistenza che si sta allentando e si butta con fervore nella descrizione del gruppo. Quattro ragazzi e cinque ragazze, di cui due coppie. Tutti umani, tranne lei.
Se fossero lupi, farei un po’ il difficile per la mescolanza di maschi e femmine – non che io sia all’antica. Con gli umani, però, nessun maschio sarebbe in grado di avere la meglio su mia sorella in nessun possibile scenario. Però, un viaggio primaverile in spiaggia mi sa comunque di troppi drink e troppe feste, che poi portano sempre a decisioni e scelte infelici.
Un grido dal balcone mi fa voltare e lanciare un’occhiataccia ai miei coinquilini.
“Voglio conoscere questi ragazzi,” dico a mia sorella.
“Garrett, ti prego! Sarebbe stra-imbarazzante. Non è giusto.”
“Allora la mia risposta è no.”
Sedona sbuffa al telefono. “Va bene. Passiamo a salutarti prima di partire.”
Molto furba. Sarei il più grosso stronzo sulla faccia della Terra se dicessi no al suo viaggio così all’ultimo minuto. Mio padre lo farebbe, ma io no. Che è il motivo numero uno per cui Sedona ha scelto un college nella mia città, piuttosto che andare nello Stato dell’Arizona.
“Ok. Quando parti?”
“Domani.”
“Mi chiami per chiedere il permesso la sera prima del viaggio?” Ringhio al telefono.
“Beh, stavo tentando di evitare la richiesta di permesso, a dire il vero.” La sua voce si fa piccola.
“Sei fortunata ad averci ripensato.” Costringo la mano a rilassarsi. Non voglio spaccare un altro cellulare.
“Quindi posso andare?”
“Non permetterai mai a nessuno di guidare ubriaco. Mai.”
“Giusto.”
“E non berrai mai più di due drink a sera.”
“Oh andiamo Garrett, sai che posso berne di più.”
“Non mi interessa. Ti sto dando le mie regole. Se vuoi andare, farai meglio ad accettarle.”
“Ok, ok. Accetto. Che altro?”
“Voglio un messaggio di controllo ogni giorno.”
“Capito.”
Sospiro. “Vi siete procurati l’assicurazione messicana per l’auto?”
“Sì. È tutto pronto. Ci vediamo domani mattina. Ti voglio bene, fratellone. Sei il migliore!”
Scuoto la testa, ma sorrido mentre riaggancio. Chiunque si prenderà mia sorella come compagna, avrà tutta la mia pietà. Negarle qualcosa è impossibile.
“Ehi, capo. Vai al club stasera?” Trey entra a passo lento dal balcone.
“Stasera no.” Controllo il telefono per vedere se si sia danneggiato. Sedona tira fuori il mio lato protettivo come nessun altro. Almeno fino a che non ho incontrato la signorina Perfettina della porta accanto. Per qualche motivo il mio lupo ha già deciso che si trova sotto la mia protezione, che le piaccia o no.
“Perché pensavo di invitare fuori la nostra nuova vicina. Per vedere se ha un lato selvaggio.”
“No.” La mia risposta è un ringhio, e il telefono scricchiola nel pugno. La rabbia sale dal nulla, sorprendendomi di brutto. “Lasciala stare.” Trey abbassa gli occhi al pavimento. Dietro di lui, Jared rimane immobile.
“State alla larga dalla nostravicina.” Il mio lupo è quasi in superficie e la mia voce diventa roca.
“Sì, Alfa.” Entrambi i lupi chinano la testa.
Invece di una spiegazione, un altro ringhio mi sale dalla gola. Sono un alfa. Non devo spiegazioni a nessuno. “E basta bere sul balcone,” aggiungo con un’occhiataccia. Quando apro la mano, i pezzi del cellulare cadono sul divano.
La mia rabbia si attenua al dileguarsi dei coinquilini, ma la soddisfazione resta. Il mio lupo è contento che abbiamo protetto Amber. Ma perché? Cosa me ne frega di una piccola umana?

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di Vietta

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FINITI❤️🧡💛💚💙💜

di Eleonora Miana

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Lupi e mutaforma

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