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Cover image for In fuga dal Mate Bond Libro 3: Ember

In fuga dal Mate Bond Libro 3: Ember

Autore
Eleanor Moon
Letto da
659K
Capitoli
55
Autore
Eleanor Moon
Letto da
659K
Capitoli
55
💕Romantico🐺Lupi mannari e mutaforma🙅Compagni riluttanti🎭Drammatico🕯️Slow burn 💔Compagno rifiutato👩‍❤️‍👨Vero compagno💘Compagni predestinati🧙‍♂️Fantasy e paranormale💪🏻Maschi alfa🤨Relazioni fittizie🧛🏻Paranormale

Ember ha trascorso quattro anni a costruirsi una vita finalmente sua: nessun branco, nessuna regola, nessun Alpha. Ma la libertà non dura per sempre. Quando Logan, il compagno da cui è fuggita, la trascina di nuovo nel suo mondo, tutte le difese che aveva eretto iniziano a crollare. Lui è feroce, autoritario ed è esasperante quanto sia difficile resistergli. La fusione dei branchi che sta pianificando potrebbe cambiare tutto... se solo riuscissero ad affrontare il fuoco che arde ancora tra di loro. Le vecchie ferite si riaprono, i desideri riaffiorano ed Ember deve decidere se riappropriarsi del proprio potere significhi andarsene... o avere il coraggio di restare.

Capitolo 1: Il ricordo

Libro 3: Ember

EMBER

Fissai il mio riflesso nello specchio, inclinando la testa per perfezionare la linea di eyeliner, così affilata da sembrare letale. Dopo aver sfumato l'ombretto scuro, ammirai il risultato finale.
Perfetta.
Era esattamente l'aspetto che volevo avere stasera.
Al piano di sotto, i bassi delle casse facevano vibrare la casa: la festa era già in pieno svolgimento. I miei genitori organizzavano il mio diciannovesimo compleanno da settimane.
Mia madre, che praticamente sprizzava entusiasmo, era ossessionata dall'idea che trovassi il mio compagno. Era passato un anno intero e i miei genitori stavano perdendo la pazienza. Per questo avevano organizzato una festa ancora più grande di quella dell'anno scorso, invitando tutti gli Alpha single che conoscevano nella speranza che lo trovassi stasera.
Alzai gli occhi al cielo.
Non vedevano l'ora che qualcuno mi reclamasse.
Io, invece, non vedevo l'ora di andarmene. Avevo passato un anno ad alzare la mia media e a prendere crediti extra, guadagnandomi una borsa di studio completa per la Columbia.
L'università. New York. Il mio sogno.
Convincerli a lasciarmi andare era stata una vera lotta: i lupi mannari di solito non lasciano la vita del branco. Ma io volevo di più. Volevo un'università per umani, le luci della città e la libertà. E grazie ai miei ottimi voti, mi ero assicurata una borsa di studio completa.
Ne ero fuori.
Non che avessi un granché di posto qui, ad ogni modo.
Mio padre, l'Alpha Jayden, era potente, rispettato... il capo di uno dei branchi di medio livello più affermati del paese. Il branco prosperava sotto la sua guida. Ma non avendo un erede maschio, la domanda su chi avrebbe preso il suo posto era sempre in agguato.
Non che avesse importanza. Lui era ancora giovane, per niente vicino a ritirarsi, e io non avevo alcun interesse a prendere il suo posto. Anche se, tecnicamente, avrei potuto farlo. Una femmina Alpha. Non era una cosa inaudita. Avevo la linea di sangue... la forza.
Ma io volevo un'altra cosa.
La vita del branco mi soffocava. Le regole, le aspettative, gli occhi di tutti sempre addosso...
Mia madre aveva solo diciotto anni quando aveva conosciuto mio padre, era diventata Luna e aveva rinunciato al suo sogno di andare all'università, scegliendo invece di studiare per diventare guaritrice e dedicarsi alla maternità.
Non ho mai capito perché non avessero fatto un altro cucciolo. Non ero esattamente il successore di cui avevano bisogno.
Sospirando bruscamente, posai l'eyeliner.
Questa non era la serata per soffermarsi su queste cose... e nemmeno sul passato.
Eppure, i ricordi si insinuavano lo stesso.
Questo compleanno... la musica, le luci, l'attenzione soffocante... ricordava troppo l'anno scorso.
Il mio diciottesimo compleanno.
La notte in cui tutto era cambiato.
Mi morsi il labbro, ricacciando indietro le emozioni prima che prendessero il sopravvento.
Non stasera, Ember.
Per favore... non stasera.
Purtroppo il passato aveva un modo crudele di riavvolgersi, riproducendosi in un ciclo da cui non riuscivo mai a scappare del tutto, e ogni piccola cosa... il colore di un vestito, il mio trucco, o il ritmo della musica... poteva scatenare i flashback.
Mi riscossi dai miei pensieri al suono della mia porta che si spalancava.
«Tesoro, non sei ancora pronta? Tutti ti aspettano di sotto!»
La voce di mia madre era allegra, il suo sorriso caldo... del tutto ignara della tempesta che si agitava dentro di me.
Forzai un sorriso tirato, poi uno vero. Qualcosa per tranquillizzarla... ma non mi raggiunse gli occhi.
Se solo avesse saputo...
Quello che avevo fatto. Quello che avevo passato. L'umiliazione, il cuore spezzato, il dolore che avevo nascosto nel profondo. Chiusi gli occhi per un momento.
Non potevo permettere che i miei pensieri sprofondassero di nuovo nell'oscurità. Era tutto troppo. Non volevo pensarci... mai più.
Feci un respiro lento e profondo per calmarmi e aprii gli occhi, scoprendo mia madre che mi guardava con attenzione.
«Stai bene, tesoro?»
Forzai un piccolo sorriso troppo vivace. «Sto bene.»
Sembrò soddisfatta, annuendo mentre allungava una mano verso la mia.
«Dai, tutti ti stanno aspettando! Oggi ci sono anche molti Alpha single in visita da altri branchi. Sono tutti in fibrillazione... in attesa di vedere se sarai la loro compagna!»
Mi fece l'occhiolino in modo scherzoso, come se fosse una notizia elettrizzante.
Lasciai andare uno sbuffo, scuotendo la testa. «Oh, mamma.»
Sapevo che era possibile, ma non lo stavo cercando. Non avevo bisogno di un uomo nella mia vita in questo momento. E di certo non volevo un compagno. Ero decisa a fare qualcosa della mia vita: volevo avventurarmi nel mondo degli umani e costruirmi una carriera. Volevo avere successo ed essere... libera.
E per quanto riguardava questo branco?
Le mura che custodivano ogni doloroso ricordo?
Ero pronta a lasciarmi tutto alle spalle.
Ero pronta a tornare a respirare.
Trovando una scintilla di energia, mi girai sui tacchi facendo ruotare il vestito intorno a me, cosa che fece ridacchiare dolcemente mia madre.
«Come sto?» chiesi, facendole il mio sorriso più sicuro.
Il suo viso si addolcì. «Bellissima. Semplicemente perfetta, tesoro.»
Feci un sorriso a trentadue denti. «Beh, ho i tuoi geni, mamma.»
Le diedi un colpetto scherzoso sulla guancia, prima di far scivolare il mio braccio sotto il suo.
«Andiamo.»
Con ciò, feci un passo avanti, lasciando i fantasmi del mio passato dove appartenevano, forzando un altro sorriso troppo vivace.
Scendemmo le scale e fummo accolte da facce sorridenti, di amici e parenti. Mia madre aveva ragione: c'erano molti Alpha stasera, che speravano chiaramente in una possibilità di accoppiarsi con una delle discendenze più antiche del paese.
Mi sfuggì una piccola risata divertita, scuotendo la testa. «Come se fossi un premio da vincere,» sussurrai.
«Certo che lo sei, tesoro,» rispose mia madre, radiosa. «Chiunque sarebbe fortunato ad essere tuo compagno.»
«E sai quanto sarebbe felice tuo padre se trovassi il tuo compagno. Non vede l'ora di pianificare un'unione tra i branchi.»
Le lanciai un'occhiataccia. «Un'unione? Dici sul serio, mamma?»
Lei si limitò a farmi l'occhiolino maliziosamente. «O forse troverai qualcuno con cui comandare al tuo fianco. Potresti essere tu la grande femmina Alpha.»
Questo mi fece ridere di gusto. «Oh, sei troppo romantica, mamma.» Scuotendo la testa, mi avvicinai a mio padre e gli diedi un bacio veloce sulla guancia.
«Sei bellissima, Scricciolo,» disse lui, con una voce calda.
Ridacchiai, alzando gli occhi al cielo con affetto al suo vecchio soprannome per me.
«Quando la mia bambina è diventata una giovane donna così bella?» mormorò, con lo sguardo dolce e orgoglioso, allungando una mano verso mia madre per tirarla a sé.
Gli sorrisi, provando quel familiare calore di appartenenza... anche se stasera era solo un altro passo verso la partenza.
Ma prima, i drink.
Scandagliando la stanza, notai un paio di ragazzi carini che mi mangiavano con gli occhi, sollevando i bicchieri in un brindisi silenzioso.
Feci loro l'occhiolino, con un sorriso malizioso mentre prendevo un drink da un vassoio vicino. Non cercavo l'amore... ma mi piaceva divertirmi. Era più facile così. Se mi tenevo occupata, flirtando, bevendo e ballando, la mia mente non sarebbe andata in posti in cui non doveva.
«Penso che andrò a mescolarmi alla folla,» dissi a mia madre, facendole un gran sorriso.
Mugugnò pensierosa, sistemandomi una ciocca di capelli dietro l'orecchio. «Va bene, tesoro. Ma solo per farti sapere... ho invitato Logan.»
Quasi mi strozzai con il drink. «Hai fatto cosa?!»
Sbatté le palpebre con innocenza. «Beh, penso sia assurdo che voi due non vi parliate più. E dato che ti rifiuti di dirmi il motivo, io ed Ella abbiamo pensato che è arrivato il momento di risolvere la questione una volta per tutte. Non potete continuare a evitarvi per sempre.»
Mi si strinse lo stomaco; appoggiai il bicchiere e inspirai lentamente. Avrei dovuto aspettarmelo. «E perché, esattamente, non possiamo continuare a evitarci?» chiesi, inarcando un sopracciglio.
Fece un sorrisetto, ignorando la mia irritazione. «Ho solo una sensazione.»
Mi lasciai sfuggire un sospiro esasperato. «Mamma, voi due dovete darvi una calmata. Le probabilità che io e Logan siamo compagni sono letteralmente zero.»
Non sembrava convinta, ma non potevo dirle perché ero quasi sicura che non fosse lui il mio compagno. Non avrebbe mai dovuto sapere cosa era successo.
Sbuffai, infastidita, e mi girai sui tacchi. «Fattene una ragione, mamma.»
E con questo, sparii in mezzo alla folla.

LOGAN

Guardai lo specchietto retrovisore, fissando la casa del branco in lontananza.
Ero parcheggiato fuori dal territorio del Branco New Moon da un bel po', indeciso se entrare o meno.
Sapevo che dovevo farlo, ma ne ero terrorizzato.
Con un sospiro frustrato, mi passai una mano tra i capelli, afferrandomi la nuca prima di espirare lentamente.
Avevo gestito tutto così fottutamente male l'anno scorso.
Con Ember.
Il senso di colpa aveva continuato ad annidarsi in fondo alla mia mente, rodendomi. Ovviamente i miei genitori se n'erano accorti, e da allora mia madre faceva pressioni, chiedendomi perché evitassi il loro branco, perché non li andassi più a trovare.
Non era stato difficile eludere le loro domande mentre ero via all'università, ma ora che ero tornato, stava diventando sempre più difficile spiegare perché continuassi a evitare il Branco New Moon come la peste.
Mi passai una mano sulla faccia, inspirando bruscamente. Chiaramente anche Ember mi stava evitando, e onestamente?
Non le davo torto.
Ma ora che ero tornato... ora che ero proprio qui... non avevo altra scelta se non affrontarla.
Le nostre famiglie erano sempre state intime, i nostri branchi alleati, e sapevo che c'erano sempre state delle silenziose speranze... la speranza che un giorno io ed Ember saremmo diventati compagni e i nostri branchi si sarebbero uniti.
Anche se avevo sempre avuto un debole per Ember, proteggendola dai bulli quando eravamo piccoli, lei era stata solo quello: una ragazzina a cui badavo. Niente di più.
Anche se non potevo negarlo... aveva un corpo da sballo. Eppure, l'idea mi faceva strano; non l'avevo mai guardata in quel modo, non mentre ero impegnato a fare festa, circondato da ragazze del college e dalle luci della città.
Sapevo che alla fine avrei avuto bisogno di una Luna al mio fianco, ma non ci avevo pensato molto: mi dicevo che sarebbe successo a tempo debito.
Onestamente? Mi ero divertito troppo nel mondo degli umani per preoccuparmi delle questioni da lupi mannari.
Ma quella parte della mia vita ormai era finita...
Avevo preso il Master in Finanza e Management, ed ero tornato, pronto a subentrare a mio padre alla guida del branco. Ad assumere il ruolo per cui ero nato.
Era il momento di concentrarmi.
Era il momento di farmi avanti.
E per farlo, dovevo mantenere buoni rapporti con i branchi vicini... incluso il Branco New Moon.
Sospirai tirando indietro le spalle nel tentativo di togliermi la tensione di dosso; poi, facendo un respiro profondo, aprii la portiera della macchina e scesi.
Sarei entrato, che mi piacesse o no.

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