
Il re Reiks Libro 1 - Il re Reiks
Autore
Daphne Anders
Letto da
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Capitoli
39
Capitolo 1
PRINCIPESSA LYRA
Quello era il giorno in cui sarei stata data in sposa.
Invece di una festa per il mio diciottesimo compleanno, come avevano avuto le mie antenate, me ne aspettava una d'addio. Invece di ricevere regali, sarei stata io il regalo per il mio futuro marito.
Invece di essere felice, il mio compito era rendere felice lui.
Ma appartenere a una specie evoluta non era cosa per menti deboli. Ci chiamavano Evol. Avevamo la struttura genetica più simile a quella degli esseri umani, ormai estinti. La Terra non esisteva più. Ora c'era il pianeta Kepler, la cui composizione ricordava quella che un tempo aveva caratterizzato il mondo perduto.
Immaginavo che con qualsiasi cambiamento, alcune cose rimanessero invariate o addirittura regredissero. Era il corso naturale della vita, su qualsiasi pianeta ci si trovasse.
A volte il luogo non contava affatto: certe dinamiche restavano semplicemente le stesse.
Mio padre, come ogni sovrano, combinava i matrimoni delle sue figlie al compimento del loro diciottesimo anno con uomini di altri casati per stringere alleanze. Le mie sorelle erano state tutte date in moglie e costrette a lasciare il pianeta natale per vivere su uno sconosciuto, mentre ai miei fratelli era concesso di restare.
Non era un uomo legato alle tradizioni familiari. Si comportava da re, non da genitore.
Forse avrei dovuto incolpare l'elevata intelligenza della nostra specie e la natura razionale delle nostre menti.
Lasciai sfuggire un sospiro pesante, fissando l'ingresso della sala cerimoniale con gli occhi socchiusi. «Cinquecento anni sono un tempo interminabile da passare accanto a qualcuno con cui non si ha nulla in comune».
Il fatto era innegabile: non condividevamo gli stessi tratti delle altre specie.
Sapevo che un matrimonio con il re di un'altra razza sarebbe stato fragile, a causa delle differenze nelle tradizioni, nelle caratteristiche e nella lingua.
E la triste realtà era che le mie opzioni si riducevano a sole tre dinastie, tutte profondamente diverse dalla mia.
Appena varcai la soglia, notai che la sala era quasi deserta, a eccezione di alcuni membri del personale, affaccendati con gli ultimi preparativi. Mi diressi verso l'area del trono, dove mio padre e mia madre erano già seduti sui rispettivi scranni, intenti a conversare tra loro.
La cerimonia sarebbe iniziata nel giro di trenta minuti.
«Oh, bene», commentò mia madre, alzando lo sguardo per esaminare il mio abito azzurro e la tiara d'argento. «Sei arrivata puntuale».
«Sì, madre», risposi, prendendo posto sul trono accanto al suo.
Mio padre lanciò una rapida occhiata al mio abbigliamento. «Il tuo aspetto è appropriato».
«Grazie», mormorai, sforzandomi di mantenere la calma.
«Dopo stasera, sarai una regina», dichiarò con orgoglio.
«Purtroppo», borbottai.
«Non c'è niente di deplorevole nel compiere il proprio dovere, signorina», mi rimproverò, quasi sollevandosi dal trono.
«No, padre, hai ragione. Non c'è proprio niente di deplorevole nel dover scegliere tra tre uomini appartenenti a tre specie diverse, che non conosco e che non amo», sibilai tra i denti, accasciandomi contro lo schienale.
Il mio commento gli fece voltare la testa di scatto. Si spostò fino al bordo del sedile, fissandomi con gli occhi ridotti a due fessure.
«Lyra, dovresti ritenerti fortunata per questa opportunità. È un grande onore sposare un re. Tutti i sovrani invitati qui hanno dato prova della loro forza come governanti e della grandezza delle loro dinastie. Avresti potuto essere promessa a una casata di rango inferiore. Riflettici».
«Ti ringrazio, padre, per esserti assicurato che il mio futuro marito e la sua dinastia siano potenti», ribattei, restituendogli uno sguardo tagliente.
«Aurora, cerca di far ragionare tua figlia», sospirò lui prima di far cenno a un servitore di portargli da bere.
Sbuffai, decidendo di troncare la discussione. Qualunque cosa avessi detto, non avrebbe avuto importanza. La sua decisione era ormai irremovibile. Entro la fine della serata, sarei comunque diventata la moglie di qualcuno.
«Con ogni probabilità, questa sera verrai data in sposa al re dei Valvoriani. Sto solo aspettando di conoscere la sua offerta di scambio», aggiunse, sorseggiando il suo drink.
Si comportava nel tipico stile di un Evol: nei sentimenti, nei gesti, nelle parole. Era così diplomatico, politico, freddo.
In quel momento non era un padre. Ma lo era mai stato davvero?
Gli era sempre importato solo di ciò che potevo valere. Un tempo quel valore era la mia intelligenza, la capacità di imparare alla perfezione una nuova lingua in una sola settimana.
Ora era ciò che poteva ottenere in cambio della mia mano.
«Il regno di Valvor è la scelta più illogica», insistetti, inclinando la testa per guardarlo. «Non abbiamo niente in comune con la loro specie».
Lui sospirò ancora, evitando il mio sguardo. «Il tuo dovere è essere sua moglie e dargli dei figli, non trovare affinità. Faresti bene a ricordarlo... le tue sorelle l'hanno fatto».
«Come desideri!» esclamai abbastanza forte perché mi sentisse. «Questa è una dittatura, dopotutto», aggiunsi sottovoce.
Per fortuna, non colse il mio ultimo commento.
Cominciai a riflettere sulle sue parole: molto probabilmente quella stessa sera sarei stata data in sposa al re di Valvor.
Era insolito per mio padre sbilanciarsi in una dichiarazione simile, soprattutto quando doveva ancora considerare il sovrano di Orcon o quello di Carix.
Gli abitanti del pianeta Orcon erano uomini e donne rudi, di una forza straordinaria e una corporatura imponente. Detenevano il controllo sulla maggior parte degli elementi preziosi dell'universo. Erano minatori, e la loro dinastia si fondava su potenza e ricchezza.
I maschi erano incredibilmente pelosi, con lunghe barbe, orecchie a punta e muscoli possenti. Tuttavia, erano noti per la profonda devozione verso le loro compagne.
Razionalmente, un re di Orcon sarebbe stata una scelta sensata come marito, ma mio padre non prendeva mai in considerazione simili qualità. A contare era esclusivamente ciò che una dinastia poteva offrirgli in cambio della mia mano.
I Carix, invece, vivevano sul pianeta omonimo. Erano di statura media, con capelli scuri e segni blu sui loro corpi.
Possedevano il potere della criocinesi – la capacità di congelare le cose – oltre a quello della telepatia. Apprezzavano l'intelligenza quanto la nostra specie.
Anche quella sarebbe stata una scelta logica. Ma, ancora una volta, tutto dipendeva dall'offerta.
E infine c'erano i Valvoriani, originari del pianeta Valvor: la più feroce delle tre specie.
Cercavano la guerra, la bramavano, ne avevano bisogno per sopravvivere. Vivevano per l'atto della distruzione fisica.
Erano creature imponenti, uomini e donne senza distinzione, con i corpi marchiati da tatuaggi neri. Tra le tre specie, erano di gran lunga i meno razionali.
Per un istante mi sfiorò il pensiero che il re di Valvor avesse già presentato la sua proposta a mio padre, ma sapevo bene che era meglio non chiedere.
Mio padre e mia madre tornarono alla loro conversazione insignificante, mentre la mia mente continuava a vagare senza sosta.
Si erano già dimenticati di me, come sempre.
Eppure, nel giro di un'ora, non sarei più stata solo la loro figlia: sarei diventata la moglie di qualcuno.
Provai a ragionare con lucidità. La mia nuova vita non poteva essere più terribile di quella attuale. Non potevo essere affidata a un uomo peggiore di mio padre.
Ma qualcosa rimbombò dentro di me con un colpo sordo, come un presagio che forse – solo forse – mi stavo sbagliando.














































