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Alfa ribelli Libro 9

Autore
Renee Rose
Letto da
18,2K
Capitoli
15
Autore
Renee Rose
Letto da
18,2K
Capitoli
15
😱Thriller🙅Compagni riluttanti🎭Drammatico🐺Lupi mannari e mutaforma👩‍❤️‍👨Vero compagno💘Compagni predestinati💪🏻Protettore💰Miliardari🧙‍♂️Fantasy e paranormale💪🏻Maschi alfa💪Donne forti🥵Erotica⚔️Azione e avventura🕵️Crime e mystery🐺Paranormale🔒Vicinanza forzata

Mi ha rovinato la vita, mi ha fatto cacciare dal branco. L'unica vendetta che desidero è lei.

Trey Non avrei mai pensato di poter avere una ragazza come Sheridan. Una principessa del branco: bella, intelligente, dell'élite. Mi ha scelto lei. Mi ha dato il suo cuore, la sua innocenza. Ferirla è stato il mio rimpianto più grande. Ma poi lei ci ha traditi tutti. Ora è tornata, mandata a spiare il nostro branco. Lei vuole vendetta. Ma il mio lupo... lui vuole solo lei.

Sheridan Mi ha spezzato il cuore e tradito la fiducia. Io gli ho rovinato la vita. Ora dobbiamo lavorare insieme, e mi sta uccidendo. Voglio odiarlo. Ma più di ogni altra cosa... voglio il suo marchio.

Capitolo uno

Tormento alfa (Alfa ribelli, Libro 9)

Wolf Ridge, Arizona (parte settentrionale di Phoenix)

Sedici anni fa

Sheridan

Il rumore sordo dell’osso che colpisce la carne mi fa annodare lo stomaco. Afferro la mano della mia sorellina Ruby e la tiro indietro, fuori dalla traiettoria. Un ringhio inumano sale dal giovane magro e malnutrito che sta attaccando mio cugino Garrett Green, uno che è il doppio di lui. Bisogna essere fuori di testa per mettersi contro il nostro alfa adolescente.
Ma Trey forse ha un desiderio di morte.
Quell’ubriacone di suo padre oggi è stato buttato dentro dalla polizia. Per omicidio. Di un umano.
E il motivo per cui tutti i ragazzi sono riuniti in questo prato dietro al circolo è perché l’alfa del nostro branco ha convocato una riunione con i grandi. Gira voce che l’argomento centrale della discussione sia se permettere o meno a Trey e alla madre di restare. Il branco non apprezza le rogne con gli umani, soprattutto con la polizia, quindi ogni lupo che ci metta a rischio è soggetto all’espulsione.
Quindi sì, probabilmente ora Trey ha un mondo di rabbia e paura che gli vibra dentro. Prendersi una bella randellata da Garrett potrebbe essere per lui una discreta distrazione.
A favore di Garrett c’è da dire che non ha ancora fatto sanguinare il suo avversario. Mantiene il vantaggio su di lui, ma lascia che lo scontro prosegua, lascia che Trey possa sfogare in questo modo i bollenti spiriti, tirando pugni e calci, lanciandosi contro di lui più e più volte. Si sono messi a lottare appena la riunione è cominciata e noi ragazzi ci siamo riuniti a guardare.
E non sono mica amici. Nessuno ha fatto amicizia con Trey, da quando la sua famiglia si è trasferita qui l’anno scorso. È silenzioso come una tomba per la maggior parte del tempo, quasi non parla in classe, anche se sembra intelligente. Questa è la maggiore interazione che ho visto da parte sua in tutto l’anno.
Non è male come sembra. C’è una certa bellezza nel combattere: entrambi i ragazzi si muovono con grazia leggera, come pugili allenati e non giovani adolescenti. Se mio fratello più giovane fosse qua fuori si metterebbe in mezzo per fermarli, ma ha appena compiuto diciott’anni, quindi ora può partecipare alle riunioni.
Trey si butta di peso e placca Garrett. Cadono tutti e due nella terra. Garrett lo blocca, ma Trey scivola via e gli dà un pugno alla tempia, generando uno sbuffo di sorpresa.
La sorellina di Garrett – Sedona, quattro anni – accorre piangendo e io mi lancio immediatamente per tirarla fuori dalla mischia. Nello stesso istante Garrett spinge Trey indietro e manda a sbattere me e Sedona al suolo.
Un ringhio collettivo riverbera tra Garrett e il gruppo di spettatori. Adesso mi aspetto veramente che finisca Trey spinto dall’istinto alfa di proteggere le femmine, scavalcando quindi ogni contegno stesse cercando di dimostrare.
La mia amica Pam prende Sedona in braccio e la calma.
“Sheridan.” Trey ignora Garrett, trasformandosi improvvisamente da furia senza controllo a… gentiluomo. Il lupo svanisce dai suoi occhi, che passano da argento ad azzurro chiaro.
Non sapevo neanche che sapesse come mi chiamo, anche se, perché non avrebbe dovuto? Io il suo nome lo so.
Mi aiuta ad alzarmi in piedi, mentre anche lui si tira su. Ha le nocche livide e insanguinate, ma mi tiene con delicatezza, la fronte corrugata per la preoccupazione. “Scusa… ti sei fatta male?” Il sangue gli gocciola sul mento, ma non sembra curarsi del suo dolore.
I nostri sguardi si incontrano e qualcosa si muove nella mia pancia, in basso… una nuova e intensa consapevolezza che io sono femmina e lui è maschio.
Non riesco a distogliere lo sguardo. Non mi lascia, neanche con Garrett che gli alita sul collo, a pochi centimetri da lui.
“Sto bene.” Alla fine riesco a muovere le mie labbra intorpidite. Il cuore mi batte nelle orecchie mentre assorbo tutto quello che mi sono persa finora di questo ragazzo attaccabrighe che viene dalla famiglia di più basso rango del branco. La profondità della sua voce. L’intensità dei suoi occhi chiari. La definizione muscolare della sua struttura snella. Gli odori che ha addosso: sangue, terra e pino.
“Ehi.” Il gruppo di ragazzini salta indietro sentendo la voce profonda del nostro alfa. “Cosa sta succedendo quaggiù?” Mio zio annusa l’aria, riconoscendo senza dubbio l’odore del sangue. La porta sul retro del circolo è aperta e i genitori stanno venendo fuori a prendere i loro figli. Sedona corre da Alfa Green, che le accarezza i capelli senza distogliere gli occhi socchiusi dal figlio. “Stavate facendo a botte?”
Un muscolo nella mandibola di Garrett ha un tic e il suo sguardo si sposta di scatto su Trey, che mi ha staccato le mani di dosso, come se gli avessero dato una scossa elettrica. “No.” Riesce a produrre un tono pigro che non ha niente a che vedere con l’intensità della zuffa che si è appena interrotta. “Ci stavamo solo sfogando un po’, vero Trey?” Tende un pugno e Trey ci batte contro il suo, come se fossero migliori amici. Come se Trey in qualche modo si fosse guadagnato il suo rispetto affrontandolo.
Mi lascio scappare un sospiro di sollievo, e mi rendo conto che stavo trattenendo il fiato.
Emmett Green sposta il suo sguardo imperioso su Trey. “Ora dovrai fare l’uomo di casa e prenderti cura di tua madre, figliolo.”
Trey tiene gli occhi bassi, in segno di sottomissione, per mostrare rispetto. “Sì, signore. Verremo cacciati via?”
“No,” dice il signor Green. “Hai il permesso di restare, fintanto che ti tieni fuori dai guai e tagli tutti i contatti con tuo padre.”
Trey deglutisce. “Non sarà difficile,” mormora. Poi aggiunge: “Grazie, signore.”
L’alfa se ne va e i ragazzini restano tutti a guardare Trey con curiosità. Ora vorrei prenderli a pugni in faccia, anche se faccio parte di questa scena come tutti gli altri. È Garrett che dà una svolta alle cose.
“Dai.” Dà una pacca sulla spalla di Trey come se fossero vecchi amici. “Andiamo a fare qualcosa.”
E così Trey viene inglobato nel piccolo branco di Garrett, gli alfa ribelli di Wolf Ridge High.

Presente

Sheridan

Chi non impara dal passato, è condannato a ripeterlo.
La frase stampata sul mio calendario delle citazioni del giorno mi rimbalza in testa mentre attraverso a piedi il parcheggio dissestato. I miei tacchi schiacciano dei vetri rotti e stringo i denti. Sono qui sotto coercizione. Se rovino le mie Jimmy Choos preferite in questo stupido incarico, mi incazzo sul serio.
Puoi farlo, zuccherino. Questa è stata solo una delle battute del discorsetto d’incoraggiamento che mio padre mi ha fatto. Il branco conta su di te è un’altra. Posso sentire la parte lasciata nel silenzio: io conto su di te. Se c’è una cosa che trent’anni di vita mi hanno insegnato, è che farei qualsiasi cosa per rendere orgoglioso mio padre. Incluso tornare ai tempi del liceo.
A quanto pare non ho imparato niente dal passato, perché eccomi qua, a ripeterlo. Ora che ci penso, è stato mio padre a darmi quel maledetto calendario delle citazioni del giorno.
Un magazzino fatiscente si profila minaccioso dall’altra parte dello spiazzo in ghiaia, innalzandosi dal cemento fratturato. Una serie di motociclette sono appoggiate in fila addosso a una rete rotta. Alcuni furgoncini spezzano la riga infinita di pelle e cromature. Passo accanto a una Chevrolet schizzata di fango, con una portiera sostitutiva arrugginita a donare una macchia di colore al blu della carrozzeria ammaccata. Un adesivo sbadito mostra un lupo che ulula. Un altro: un cane con la gamba sollevata e un chiaro arco liquido che colpisce un simbolo Ford.
Affascinante.
Mentre mi avvicino, la porta si apre di schianto e un mutante esce barcollando, la criniera di capelli impiastricciati e la maglietta macchiata di sudore che puzza di birra, piscio ed erba. Alle sei del pomeriggio di un mercoledì.
Adorabile.
“Mi scusi.” Gli toccherei il braccio per richiamare la sua attenzione, ma non so dove sia stato. “È questo il Fight Club dei mutanti?”
Il mutante mi lancia un’occhiata e mi irrigidisco. Sto indossando un completo con giacca e gonna di Anne Klein. Il color oliva fa risaltare le mèche caramello e rosso dei miei capelli, oltre a rendere strepitoso il verde dei miei occhi. Abbinato alle calze velate, che più velate non si può, e alle mie fortunate Jimmy Choos, sono tutta affari davanti, capperi dietro e… cazzutamente sexy sotto.
Non che questo insignificante lupo mutante lo possa mai scoprire. Il suo sguardo si sposta dalle mie scarpe lucide alla mia gonna elegante e ai miei fianchi piuttosto generosi, soffermandosi attorno alla mia vita affusolata e facendo tappa proprio sulle mie ragazze.
“Ehi,” gli dico bruscamente. “Li ho quassù, gli occhi.”
Il mutante solleva lo sguardo. “È luna piena?” dice con un ghigno. “Perché ho un’immediata urgenza di accoppiarmi.”
Ho scelto male. Fantastico.
“No,” abbaio, decidendo di non sprecare altra cortesia con questo deficiente. “Sto cercando…”
Dietro al mutante, la porta si riapre e la musica rock invade la giornata di sole. Un ululato ubriaco riempie l’aria: “Bere, bere, bere, bere!”
Ecco, sono tornata al liceo.
Un fusto di birra nel bosco, ragazzi mutanti a petto nudo che fanno la verticale. Il mio cuore che palpita mentre mi avvicino a uno di loro. Quello bellissimo e problematico con gli occhi azzurri come il ghiaccio. Lui si gira e un sorriso illumina il suo volto aspro. Mi leva il fiato…
“Signorina? Signorina…” Un’alitata che puzza di birra mi fa fare un passo indietro. “Se fossi in te, non entrerei là dentro,” mi informa il lupo con tono solenne. Ottimo consiglio. Peccato che non possa dargli retta.
“È questo il Fight Club?” chiedo, e quando annuisce spingo la porta con il palmo, inspirando una boccata d’aria e trattenendola nei polmoni, mentre entro nel torbido mondo della criminalità.
Mi ci vuole un secondo perché i miei occhi si adeguino alla penombra. Granelli di polvere sono sospesi nell’aria pregna di fumo. A destra, un mutante sta dietro a un bancone di fortuna, passando bicchieri ai suoi chiassosi clienti. Un gruppo di sciacalli con vestiti di pelle si sparano degli shottini. Alcuni barcollano. Uno è in piedi su uno sgabello di metallo e canta una canzone da ubriaco dalla sonorità vagamente irlandese. Non si capisce, perché sta biascicando e lanciando imprecazioni una parola sì è una no.
Il posto è cavernoso, con un pavimento di cemento e la luce che filtra all’interno dalle finestre che si trovano in alto, vicino al soffitto. Chiunque abbia convertito il magazzino non ha fatto un brutto lavoro. Il bancone e il retro sono stati fatti con legno riciclato. Ci sono alcuni tavolini alti con il ripiano di metallo e altro legno verniciato. Non ha un brutto aspetto, in effetti. Diamo a questo posto una bella pulita – magari una lavata di fondo con l’idropulitrice – e lo faremo apparire trendy, un posticino da hipster per farsi un brunch. Ovviamente bisognerà cambiare l’insegna del bagno. In questo momento dice: Troie e stalloni da monta.
Incantevole.
Ruoto gli occhi al cielo e mi faccio da parte mentre un gruppo di giaguari mi passa accanto, diretti al bar. Hanno i capelli scuri leccati indietro e i colletti delle camicie a foggia di aspiranti greaser anni Cinquanta. Alcuni si voltano a guardarmi con blando interesse, e mi trattengo dal ruotare di nuovo gli occhi.
Non c’entro nulla qua dentro. Sono l’unica che indossa gonna e giacchino. E poi sono una lupa. Non ci sono molte femmine in questo posto. Qualche stronza forse. Beh, so essere stronza pure io. Imposto i denti in una posa che è mezzo sorriso e mezzo ringhio e avanzo nell’ombra. Altri mutanti stanno riuniti in gruppetti e mormorano tra loro. Uno indica un bloc notes e il suo amico tira fuori un portafoglio. Con la coda dell’occhio vedo banconote che passano di mano in mano. Quasi mi fermo e fisso questa spudorata prova di gioco d’azzardo.
C’è una grossa gabbia sopra a un palco sopraelevato. All’interno, un ossuto mutante con un cespo di capelli arancioni in testa sta spingendo pigramente un mocio sul pavimento. Arriccio il naso sentendo un odore pungente. Sangue.
Più mi avvicino al ring dei combattimenti e più forte si fa l’odore. Sangue, sudore, piscio, tutto mescolato in un amalgama che mi dà alla testa. Se il testosterone avesse un odore, sarebbe questo. Arriccio il naso e mi faccio strada in mezzo ai mucchi di immondizia e vado a sbattere contro un solido muro di muscoli.
“Oh, mi scusi…”
“Attenta a dove vai, principessa.” Le parole escono come il rombo di una valanga da questa bestia d’uomo. Alzo lo sguardo e resto immobile, a bocca aperta. Due occhi selvatici mi scrutano da un volto segnato dai combattimenti. Braccia, collo, guance: qualsiasi parte di lui che non sia coperta dai tatuaggi è segnata dalle cicatrici. Bastano queste ultime a tenere i miei occhi fissi su di lui. Con i poteri di guarigione di un mutante, non sono cosa comune, ma neanche impossibile. Quante botte ha preso questo tipo, per non guarire del tutto e restare segnato dalle cicatrici?
Una grossa mano rimane sospesa sopra al mio gomito, come se fosse pronto ad afferrarmi per tenermi in piedi… o buttarmi fuori. “Questo non è un posto per signorine.”
“Io… ehm, io…” È ridicolo. Sono Sheridan Green, dei Green di Wolf Ridge, capi del branco di Phoenix. Sia mio zio che mio cugino sono alfa. Sono immersa nelle dinamiche politiche dei lupi mannari fin da quando ho imparato a camminare.
Fisso il viso segnato e cerco di ricordare la mia missione e i miei metodi. “Chiedo scusa.”
“Stai cercando qualcuno?” ringhia lui.
Liscio la giacca del mio completo, cercando di mantenere un tono. “Io… sì. Garrett Green è qui?”
Il grosso tizio inarca un sopracciglio. “L’alfa non ci viene qui.”
Mi lecco le labbra, cercando di pensare con chi altro potrei provare. “Mi hanno detto che questa è un’operazione di branco.”
“Ti hanno detto male,” mi risponde. È un mutante, ma non riesco a sentire bene l’odore e capire che tipo di animale sia, anche se lo percepisco, grosso e minaccioso, sotto alla sua pelle ostile. Sicuramente un primate predatore. “Questa roba qui è indipendente dal branco.”
Mi arrovello il cervello. Se non è il branco di Garrett a condurre l’operazione, allora chi è? “Pensavo che questo posto fosse sotto la protezione del branco di Tucson.”
Il grosso tizio scrolla le spalle. “Siamo lottatori. Ci proteggiamo da soli.”
“Ma è…” Scuoto la testa. Non voglio dire ‘una follia’. “Sono del branco di Phoenix. Mi hanno mandata qui per capire cosa sta succedendo…”
“Ehi, Grizz, chi è la tua amica?”
Mi volto verso la voce di seta che mi è appena arrivata all’orecchio, e ho il secondo shock della serata. Grizz, il grosso tipo che mi sta accanto, si mette tra me e l’uomo che ha parlato, ma non prima che mi arrivi una zaffata di acqua di colonia. Il seducente profumo copre un odore più brutto, un odore che sa di pietra fredda come una tomba, con un retrogusto di vecchio sangue.
Piego le labbra e ringhio: “Vampiro.”
Il succhiasangue è alto, con un volto magro tanto bello da apparire inumano. La sua bellezza è predatoria, letale, come un fiore velenoso. Uomini e donne ne saranno sempre attratti, ma prima di capirne il perché si ritroveranno morti.
Sorride, mostrando un paio di appuntiti canini. Mi viene la pelle d’oca e la mia lupa sale in superficie.
“Stai indietro, Nero,” dice il grosso mutante, le spalle vigorose poste fra me e il vampiro. “È un’ospite.”
“Mio caro Grizzly.” Il vampiro allarga elegantemente le braccia. Indossa un completo da mille dollari con stivali da cowboy in pelle di serpente. “Non lo siamo tutti?”
“Andiamo.” Grizz mi spinge verso il retro, lontano dal vampiro sorridente. “L’ufficio è da questa parte. Il capo vorrà parlare con te.”
Permetto al mutante pieno di cicatrici – un orso grizzly, ovviamente – di farmi strada dietro alla gabbia, in direzione dell’angolo del magazzino, dove un cubo scuro e delle dimensioni di una stanza abbraccia le pareti. Dietro di noi, Nerone ci guarda, i denti che brillano nella penombra. Reprimo un brivido.
“Quindi le voci sono vere,” mormoro. “Questo posto è passato ai succhiasangue.”
Grizz mi guarda torvo e mi spinge delicatamente verso la porta dell’ufficio. “Qualcuno è venuto a trovarti, capo,” esclama, battendo il pugno con leggerezza contro il lato del cubo.
La porta si apre e mi trovo a vivere il mio terzo shock. Capelli a spazzola, orecchino al labbro, tatuaggi scuri sulle braccia muscolose. E quegli occhi azzurri di ghiaccio che mi passano attraverso. Barcollo come se mi avessero pugnalata, e lui tende automaticamente le mani per tenermi in piedi.
Trey Robson.
“Sheridan.” È proprio come la prima volta che ha detto il mio nome. Trey mi fissa come se non fosse sicuro della mia presenza, ma incombe su di me. E io sono perduta, affogo nel passato, l’eccitazione e il ricordo nei suoi occhi azzurro chiaro.

Trey

Sheridan Green mi sta fissando e sembra essere uscita dai miei sogni – erotici – approdando nella mia vita. Il mio lupo preme contro la pelle, graffiandomi con i suoi artigli perché la tocchi. Non so se gridarle addosso e sbatterle la porta in faccia, o tirarla dentro all’ufficio e riprendere dimestichezza con ogni centimetro del suo corpo.
Il mio uccello non è così ambivalente. Sarebbe facile, facilissimo, troppo facile, tirarla a me, sollevarle la gonna e farla mia addosso al muro.
Poi apre la bocca. “Levami le mani di dosso,” dice con impeto, gli occhi verdi e luccicanti.
“Cazzo,” rispondo con voce roca, lasciandola andare come se scottasse. “Che succede?” chiedo a Grizz, senza levare gli occhi di dosso dal volto furente di Sheridan.
Il grizzly scrolla le spalle. “È entrata chiedendo di parlare con Garrett. Ho immaginato che volessi saperlo.”
“Garrett?” Incrocio le braccia sul petto, imitando la postura di Sheridan. Ha le scatole girate. Come se avesse il diritto di essere incazzata con me dopo quello che ha fatto. “Tuo cugino non è qui.”
“Questo l’ho saputo,” dice di rimando. “Subito prima di imbattermi in un dannato vampiro.”
Un ringhio mi sale dal petto. Non rivolto a lei. Non sono contento dei succhiasangue.
“Vieni dentro.” Faccio un passo indietro, tenendo la porta aperta. Lei entra e fa un giro su se stessa, le mani sui fianchi. Per un momento vedo l’ufficio attraverso i suoi occhi. Le pile incasinate di carte, la poca luce che proviene solo dal bagliore di un vecchio computer fisso. Le lattine di birra vuote che traboccano dal cestino. Non proprio un ambiente di lavoro professionale.
Pazienza. È il mio lavoro e io faccio le mie cose quando voglio e come voglio. Ho smesso di farle per fare piacere a lei. Quei giorni sono finiti. Lei ha ucciso ogni legame avessimo tra noi.
Una vocina nella mia testa sussurra: L’hai fatto succedere tu. Devo ammetterlo, ho spento i sentimenti che provavamo reciprocamente nel modo più efficiente possibile. La nostra relazione era agli sgoccioli quando vi ho messo fine. Ma è stata Sheridan a piantarmi un coltello nel cuore per poi rigirarlo fino a che non è rimasto nulla. Niente amore, niente sentimenti. Da allora sono stato un guscio vuoto.
“Un vampiro, Robson, sul serio? Che diavolo sta succedendo?”
Diavolo. Ancora non dice parolacce. È ancora la perfetta principessina del branco, che lavora sodo per accontentare tutti. La sua famiglia, il suo branco, il suo alfa. Tutti tranne me. Non si fa problemi a trattarmi come una nullità.
In questo momento mi sta guardando dall’alto in basso come se fossi una merda di cane sulle sue scarpe di marca. Le sue scarpe eleganti con i tacchi alti, che le fanno apparire le gambe lunghe e slanciate sotto a quella gonna, cazzo.
Inarco le sopracciglia di scatto e la fulmino con lo sguardo anche io. Chi cazzo si mette i tacchi alti per venire in un club sotterraneo per combattimenti?
“Cosa ci fai qui, Sheridan?”
Un dito con l’unghia perfettamente curata e smaltata mi si pianta nel petto. “Prima mi rispondi tu, lupo. Perché c’è un succhiasangue quaggiù? Questo è territorio del branco. Perché non l’hai buttato fuori e impalato, per dare l’esempio?”
“Non posso. Appartiene a Lucius. Abbiamo un patto.”
Sheridan inspira di scatto. “Fai affari con i vampiri?”
“Cazzo.” Mi giro, passandomi una mano tra i capelli. Odio i succhiasangue più di chiunque altro. Hanno trasformato il mio sogno in un incubo. “È complicato.”
“Spiega.”
Mi rigiro verso di lei, ringhiando. “Non sono il tuo lupo.” Una volta lo ero. Ma mai più. Ecco perché è così difficile. “Non devo rispondere a te.”
Raddrizza la schiena, il mento che si alza in quella posa testarda che conosco così bene. “Sono qui per conto del branco di Phoenix.”
“Il padre di Garrett? Dovresti parlare con Garrett.”
“Pensavo di trovarlo qui.”
“Questo non è territorio del branco. Non più.” Deglutisco per impedire al mio lupo di ringhiare nel petto. Odia i succhiasangue quanto me. “Abbiamo fatto un patto con il nuovo capo.”
“Non ci posso credere. I lupi che conosco non farebbero mai e poi mai un patto con dei vampiri…”
“La Sheridan che conosco non sceglierebbe mai la gloria al posto dei suoi amici. Oh, aspetta, l’ha fatto.”
Impallidisce. “È stato anni fa,” sussurra. “Pensavo fossi andato oltre.”
Mai. Non andrò mai oltre a te. Se parlassi, implorerei come un cane. Le chiederei di tornare, di perdonarmi, qualsiasi cosa. Invece di rispondere, alzo un sopracciglio canzonatorio. Crudele, ma se lo merita.
Distoglie lo sguardo e il colore torna alle sue guance in una vampa. Un ricciolo di capelli fa un giro perfetto attorno all’orecchio. Stringo la mano in un pugno per impedirmi di toccarlo.
Dopo un minuto, Sheridan si gira, il viso come una maschera gelida. “Sono qui a rappresentare il branco di Phoenix. Abbiamo sentito che il Fight Club stava attirando guai. L’Alfa Green mi ha mandato a capire cosa sta succedendo.”
“A spiarci, intendi.” Piego la testa di lato e scopro i denti in una malevola imitazione di un sorriso. “Proprio come ai vecchi tempi.”
Si irrigidisce. Mi indica. “Vorrei un incontro con Garrett, per parlare di questa nuova presenza vampiresca e del suo significato.”
“Allora chiamalo. Sono sicuro che tuo cugino sarà contento di sentirti. O non vi parlate più tanto?”
Preme le labbra tra loro e scuote la testa leggermente.
“Immaginavo. È quasi come se nessuno si fidasse più di te, da quando ci hai traditi.”
“La mollerai mai, questa storia?”
“No.” Sorrido per nascondere il lampo di dolore. È così bella. Così perfetta. Così irraggiungibile. Ha più possibilità una formica con il sole che io con lei.
Suo padre aveva ragione. Non avrei mai dovuto metterle addosso le mie zampacce sporche.
“Senti.” La sua voce si ammorbidisce. “Non sono la cattiva, qui. Fight Club.” Schiocca le dita. “Stai attirando attenzioni. Polizia, FBI, CIA…”
“Wow, wow, wow.” Alzo una mano per fermarla, imprecando mentalmente l’agente Dune e la sua dannata crisi di mezza età. “Quella storia con la CIA non eravamo noi.”
Scuote la testa. “Eri coinvolto. E ora la situazione si è fatta calda e stai stuzzicando gli umani sotto ai loro stessi nasi. Gioco d’azzardo. Combattimenti illegali. Droghe.”
“Ehi…” Allargo le braccia. “Non ho niente a che fare con le droghe.”
Si china in avanti e mi annusa in maniera evidente i vestiti. “L’ultima volta che ho controllato, la maria a uso ricreativo non era legale.”
Ruoto gli occhi al cielo. “Magari ho una ricetta medica.”
“Non me ne frega niente della maria. A me interessa la roba più tosta. Sucre sang.” Blatera qualcosa che sembra francese. “Sangue di zucchero. È una nuova droga che gira per le strade, ed è letale.” Si ferma, gli occhi per un momento distanti. “Ecco perché i vampiri sono qui,” dice a se stessa, come se l’avesse appena capito.
Resto in silenzio, assaporando lo spettacolo della sua figura avvolta in un completo aderente. Sta bene. Più make-up rispetto a una volta, e i capelli tirati indietro, ma il vestito castigato che indossa non nasconde le sue curve perfette.
Sheridan. Cazzo. È erba gatta per il mio lupo. Non erba gatta… strozzalupo! Dolcezza e veleno in un unico pacchetto perfettamente confezionato.
Come a darne prova, mi affronta: “Questa misera disputa territoriale con i succhiasangue implica chiaramente che non ve la sapete cavare da soli. Avete bisogno della nostra protezione. Magari addirittura di rientrare nel branco di Phoenix.”
“Che cazzo dici?” Non riesco a tenere la voce bassa. “Siamo per conto nostro da anni, fin da quando tu…”
“Esistete soltanto perché noi lo permettiamo,” dice, fredda come la sentenza di morte di un giudice. “Fai chiudere il Fight Club, Trey. O lo farò io.”

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