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Eclipse Libro 2: After Glow

Autore
Kelsie Tate
Letto da
133K
Capitoli
29
Autore
Kelsie Tate
Letto da
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Capitoli
29
💕Romantico🐺Lupi mannari e mutaforma💘Compagni predestinati👩‍❤️‍👨Vero compagno💪🏻Protettore🧙‍♂️Fantasy e paranormale💪Donne forti🩺Personale medico🧛🏻Paranormale

Danielle ha eretto dei muri attorno al suo cuore, convinta che l'amore sia una debolezza dopo aver perso il suo compagno. Si butta a capofitto nel suo ruolo di guerriera, restando forte al fianco di suo padre, eppure il vuoto dentro di lei persiste. Poi Michael, un medico del branco saldo e paziente, arriva con sua figlia, curando non solo le ferite del branco ma anche qualcosa che si agita dentro di lei. Il loro legame è inaspettato, irresistibile e inesorabile. Danielle resiste, ripetendo a se stessa che si tratta di un crudele scherzo del destino—ma le scintille divampano, i muri crollano, e inizia a rendersi conto che a volte il cuore sa ciò che la mente si rifiuta di vedere.

Capitolo 1

Il vento soffiava sul campo in lunghi e freddi respiri, portando con sé l'odore dei pini, della terra bagnata e dei lupi. L'erba ondeggiava al suo passaggio.
Danielle stava in piedi davanti al suo battaglione, con le zampe piantate saldamente sulla terra ghiacciata. Quaranta lupi stavano dietro di lei in una fila silenziosa, col pelo dritto e gli occhi che brillavano fiocamente nella debole luce grigia del primo mattino.
Ogni respiro usciva nell'aria come fumo. L'odore della tensione era denso intorno a loro: paura, determinazione e l'elettrizzante sensazione di una violenza imminente.
Dall'altra parte dell'ampio spiazzo, un'altra fila di lupi si radunò all'ombra degli alberi. Il branco nemico. Il branco che erano stati chiamati a distruggere.
Danielle sollevò un po' la testa, con le orecchie che si contraevano mentre dei ringhi lontani attraversavano il campo. I suoi muscoli erano tesi sotto la folta pelliccia fulva, pronta a scattare non appena fosse stato dato l'ordine.
Il branco dietro di lei si fidava della sua guida e poteva sentire la loro attenzione su di sé. Ma nonostante la battaglia fosse ormai imminente, la sua attenzione vagò.
Perché lo sentiva. Talon.
Il legame tra compagni pulsava caldo e vivo nel suo petto, una presenza costante nella tempesta di emozioni che la circondava. I suoi occhi grigio-azzurri scrutarono le squadre vicine finché non lo vide. Anche tra dozzine di lupi, lo avrebbe riconosciuto all'istante.
Il lupo di Talon era più grande del resto del suo squadrone, con il pelo di un nero intenso che sembrava inghiottire la pallida luce del mattino. La sua postura era rilassata, al punto da farlo sembrare quasi divertito dall'intera situazione, mentre la coda si muoveva pigramente dietro di lui, in piedi davanti alla sua squadra.
Come se avesse percepito il suo sguardo, lui voltò la testa. I loro occhi si incontrarono attraverso il campo di battaglia, mentre il legame tra loro si infiammava. La sua voce scivolò facilmente nella mente di lei.
Attenta, Comandante. Mi stai fissando.
Danielle sbuffò dolcemente, muovendo la coda una volta. Sto osservando il campo di battaglia.
Certo, rispose Talon in tono serio. Cerca di restare professionale, o dovrò fare una denuncia per molestie quando torneremo.
Suo malgrado, le orecchie le fremettero per il divertimento. Concentrati sulla tua squadra, gli disse.
Sono concentrato, disse lui pigramente. È solo che la mia attenzione è tutta sul tuo fondoschiena.
Lei abbassò le orecchie fingendo di essere infastidita. Sei impossibile.
Talon distese lentamente le zampe anteriori, come se avesse tutto il tempo del mondo, invece di essere a pochi istanti da una brutale battaglia tra branchi. Tu mi ami.
Questo è molto discutibile.
Mi hai preso come compagno. Mi sembra una prova solida.
Danielle sbuffò, rilasciando il respiro in una nuvola di aria calda. Dietro di lei, uno dei suoi guerrieri si mosse nervosamente, graffiando la terra ghiacciata con gli artigli. Dall'altra parte del campo, i lupi nemici cominciavano a schierarsi in formazione, e i loro ringhi venivano trasportati debolmente dal vento.
La voce di Talon si addolcì un po' nella sua mente. Oggi sembri molto feroce.
Lei mosse la coda. Sembro sempre feroce.
Vero, ammise lui. Ma oggi sembri particolarmente spaventosa.
Danielle si concesse un'altra occhiata verso di lui. Il suo lupo scuro si ergeva fiero davanti alla sua squadra, con le spalle larghe e la testa sollevata con sicurezza. Anche da lontano, riusciva a scorgere il luccichio giocoso nei suoi luminosi occhi color ambra.
Sembrava impavido. Ma attraverso il loro legame, lei riusciva a percepire la stessa tensione che la pervadeva: l'attesa, quella prontezza istintiva che precedeva una battaglia.
Un ululato profondo riempì all'improvviso l'aria, echeggiando nella radura. Tutto il battaglione di Danielle si irrigidì: era giunto il momento.
Dall'altra parte del campo, la squadra di Talon si mosse, scavando la terra con le zampe per prepararsi alla carica. Il petto di Danielle si strinse e lei lo cercò attraverso il loro legame.
Talon.
Sì?
Non fare niente di stupido.
Ci fu una pausa. Poi il divertimento attraversò il legame. Definisci stupido.
Talon...
Rilassati, le disse dolcemente. Io sopravvivo sempre.
La sua coda si fermò. Resta vivo, disse lei a bassa voce.
Questa volta, la sua risposta fu priva del suo solito tono scherzoso, mentre il calore inondava il legame tra di loro. Sempre.
Le orecchie di Danielle si piegarono in avanti mentre lo guardava fare un passo oltre la sua squadra. Poi la sua voce tornò nella mente di lei, morbida e sicura. Ehi.
Cosa c'è?
Ti amo.
Le parole le si insinuarono in fondo al petto, mentre il suo cuore dava un forte balzo. Anche io ti amo, rispose lei.
Un altro ululato mandò in frantumi l'immobilità e il branco nemico avanzò in un'ondata di zanne scattanti e pelo arruffato.
Danielle si abbassò verso il suolo, contraendo i muscoli.
«Ora!» Il comando rimbombò attraverso il legame mentale dei capi del loro branco.
Il suo battaglione scattò in avanti, mentre neve e terriccio volavano sotto le zampe pesanti delle decine di lupi che si lanciavano alla carica.
Dall'altra parte della radura, la squadra di Talon si scontrò con la prima ondata di nemici. Danielle intravide un'ultima volta il suo lupo nero gettarsi dritto nella mischia, potente e impavido, prima che il campo di battaglia lo inghiottisse.
L'impatto arrivò pochi secondi dopo: un lupo nemico colpì Danielle di lato con un ringhio feroce. Lei si girò a mezz'aria, affondando gli artigli nella sua spalla mentre si schiantavano sul terreno ghiacciato.
Il mondo si dissolse nel caos: ringhi, fauci scattanti e il sordo tonfo dei corpi che si scontravano.
Danielle si muoveva attraverso la battaglia come una tempesta. Schivò un aggressore e si lanciò su un altro, mostrando i denti mentre lo costringeva a indietreggiare. Ma, perfino mentre combatteva, la sua mente cercava disperatamente una sola presenza.
Talon?
Il legame crepitò debolmente attraverso il frastuono della battaglia. Un altro nemico attaccò; Danielle piroettò su se stessa, squarciandogli il fianco con gli artigli prima di allontanarlo.
La radura era ormai un turbine indistinto di lupi che si avventavano l'uno contro l'altro in una frenesia violenta. Un bagno di sangue, mentre polvere e neve riempivano l'aria.
Danielle scavalcò con un balzo un nemico caduto e scrutò il campo di battaglia. Per una frazione di secondo, intravide il lupo scuro di Talon combattere vicino al centro della radura, ma un'altra ondata di combattenti si abbatté tra di loro e lui scomparve di nuovo.
Inspirò a fondo per calmarsi: non era la loro prima battaglia, né l'ultima. Confidava che lui avrebbe fatto il suo dovere per poi tornare a casa da lei, proprio come lui si aspettava che lei facesse altrettanto. Il frastuono della battaglia continuava, e lei avanzò, abbattendo ogni nemico che osava affrontarla.
La battaglia non si concluse in un solo istante, ma in una lenta e terribile quiete. I ringhi si affievolirono, lo scontro dei corpi si interruppe. Uno dopo l'altro, i lupi sopravvissuti del branco di Danielle si ritirarono dagli ultimi nemici, lasciando la radura disseminata dei resti del combattimento.
Danielle rimase in piedi al centro di tutto, con i fianchi che le si sollevavano per l'affanno e il pelo fulvo arruffato dallo sporco e striato di sangue non suo. Il branco nemico si era ritirato dopo aver subito troppe perdite per poter continuare.
Avevano vinto, ma la vittoria le sembrò vuota come al solito. Togliere delle vite, persino quelle di chi se l'era cercata, non le aveva mai dato una bella sensazione.
Qualcosa dentro di lei si contorse bruscamente, mentre un freddo senso di disagio le pervadeva il petto. Sollevò la testa, scrutando il campo di battaglia.
Attorno alla radura i lupi stavano riprendendo forma umana, aiutando i feriti e controllando i compagni di branco caduti, e anche lei si trasformò con loro, tra i sussurri di sollievo e di stanchezza.
«Abbiamo subito perdite minime, Comandante», disse da dietro uno della sua squadra.
Annuì distrattamente, sentendo a malapena le parole. Il suo cuore batteva troppo forte e i suoi occhi scrutavano il campo.
Dov'era lui?
Lo cercò attraverso il legame dei compagni: silenzio. Le si strinse lo stomaco.
Talon avrebbe già dovuto essere lì, a fare qualche stupida battuta su quanto fosse stato eroico, o su come lei gli dovesse una cena per aver ucciso più nemici. Avrebbe dovuto essere al suo fianco, a ridere, sorridere e flirtare con lei.
Danielle iniziò a muoversi sul campo di battaglia, serpeggiando tra guerrieri e corpi caduti. «Talon?» chiamò con voce roca.
Nessuna risposta. Il suo cuore iniziò a battere più forte.
Controllò vicino al punto in cui aveva visto combattere la sua squadra l'ultima volta: c'erano alcuni lupi del suo gruppo, alcuni feriti e altri che si aiutavano a vicenda a rimettersi in piedi, ma Talon non era tra di loro.
«Dov'è il Comandante Talon?» chiese con forza.
Uno dei guerrieri scosse la testa, con l'espressione annebbiata dalla confusione. «Io... io pensavo fosse con te.»
Una spina gelida di paura le trafisse il petto. Danielle si fece largo tra di loro e continuò a cercare. Il campo di battaglia le sembrò all'improvviso troppo vasto, troppo silenzioso; ogni secondo trascorso senza di lui rendeva il terrore dentro di lei sempre più opprimente e soffocante.
Talon! chiamò di nuovo attraverso il legame, mentre la sua mente cercava disperatamente la presenza calda e scherzosa che c'era sempre stata.
Nessuno rispose e il suo respiro si fece affannoso.
No. No, no, no.
Lo aveva promesso. Sempre.
Si mise a correre, con i pesanti stivali che martellavano sul terreno ghiacciato mentre scrutava ogni corpo caduto e ogni gruppo di guerrieri intento a soccorrere i feriti.
«Talon!» urlò.
Le teste si voltarono verso di lei, ma nessuna era la sua. La vista le si annebbiò mentre il panico cominciava ad artigliarle la gola.
Poi una voce attraversò lo spiazzo. «Comandante!»
Danielle si voltò di scatto.
Uno dei suoi guerrieri era in piedi vicino al margine estremo del campo di battaglia, col volto pallido e gli occhi spalancati; sollevò una mano tremante e indicò il terreno accanto a sé.
Il suo cuore si fermò.
Per un momento fu incapace di muoversi; un istinto dentro di lei aveva già capito. Il terrore con cui aveva lottato per l'intera mattinata si infranse su di lei come un'onda schiacciante.
«No», sussurrò.
Poi corse: con tutte le sue forze, veloce quanto le gambe glielo permettevano. Il mondo si annebbiò intorno a lei mentre scattava attraverso la radura, con il fiato che le graffiava i polmoni.
Il guerriero si fece da parte quando lei lo raggiunse, e Danielle lo vide.
Talon giaceva a terra, per metà immerso nell'erba gelata. Il sangue impregnava la terra sotto di lui... C'era così tanto sangue. Il suo petto si sollevava con respiri corti e irregolari, ognuno più debole del precedente, mentre una profonda ferita gli squarciava il fianco con un taglio ampio e scuro, sanguinando inesorabilmente.
Danielle si lasciò cadere in ginocchio accanto a lui, scendendo così rapidamente da sentirne l'impatto fin nelle ossa.
«Talon!»
Al suono della sua voce, i suoi occhi si schiusero sbattendo le palpebre. Per un istante furono sfocati, poi trovarono lei; persino in quel momento, seppur a pezzi, pallido e morente, lui riuscì ad accennare debolmente a quel suo familiare sorriso sghembo.
«Ehi», disse con voce roca.
Quella scena mandò in frantumi qualcosa dentro di lei: le sue mani premettero disperatamente sulla ferita, nel tentativo di fermare il sangue che continuava a scorrere tra le sue dita.
«No», disse con voce strozzata. «No, no, no... devi restare con me, Talon. Resta qui con me.»
Talon fece un piccolo respiro e il suo viso si contrasse per il dolore. «Sembra... peggio di quello che è», mormorò debolmente.
«Non osare fare battute in questo momento!» gridò, con le lacrime che le scendevano sul viso. Le sue mani tremavano nel disperato tentativo di tenerlo insieme. «Ti avevo detto di non fare niente di stupido!» singhiozzò.
I suoi occhi si addolcirono. «Sapevamo entrambi che non ti avrei dato ascolto», sussurrò, mentre un altro respiro tremante gli scuoteva il petto. «Scusa.»
Quella parola le spezzò il cuore.
«Non chiedere scusa.» Ansimò. «Tieni duro e basta. I guaritori stanno arrivando, andrà tutto bene...»
Ma nel momento stesso in cui lo diceva, avvertì la verità attraverso il loro legame: si stava affievolendo, come una candela che si consuma fino a spegnersi.
Lo sguardo di Talon rimase incollato sul viso di lei, come per volerne memorizzare ogni dettaglio. «Danielle, non voglio lasciarti», disse a bassa voce.
Le lacrime di lei caddero sul petto di lui. «Allora non lasciarmi», lo pregò.
La sua mano si contrasse debolmente, e lei l'afferrò all'istante per stringerla tra le sue.
«Te l'avevo detto», sussurrò lui. «Che sarei sempre sopravvissuto.»
«Lo avevi promesso», gridò lei in lacrime.
Il suo sorriso tremò. «A quanto pare... ho infranto questa promessa.»
Un suono strozzato e spezzato le uscì dalla gola.
«Non abbiamo avuto abbastanza tempo», sussurrò lui. «Mi dispiace.»
Danielle scosse violentemente la testa. «No, no, abbiamo degli anni. Talon, abbiamo davanti tutta la vita...»
Il suo respiro stava diventando più lento e affannato.
«Non puoi lasciarmi, Talon», pianse lei. «Abbiamo così tante cose che dobbiamo fare.»
«Ti amo», mormorò lui.
La sua vista si annebbiò del tutto. «Anche io ti amo», gridò lei, con il cuore che minacciava di andare in mille pezzi.
Le dita di lui si strinsero leggermente attorno a quelle di lei per un ultimo istante; poi il calore del loro legame vacillò... e si spense.
La mano di Talon si fermò.
«Talon?» sussurrò.
Nessuna risposta. Il silenzio era insopportabile.
«Talon.» La sua voce si ruppe.
Quando la verità le piombò infine addosso, Danielle si strinse il suo corpo esanime al petto; un grido aspro e spezzato le scaturì dalla gola, echeggiando attraverso il campo di battaglia mentre dondolava avanti e indietro con lui tra le braccia.
Le lacrime gli bagnarono la pelle macchiata di sangue mentre lei si aggrappava disperatamente a lui, come se stringerlo abbastanza forte avesse potuto riportarlo indietro.
Ma lui non si mosse.
E i singhiozzi di Danielle continuarono a riecheggiare attraverso il campo silenzioso molto tempo dopo la fine della battaglia.

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