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Cover image for Non esattamente un nemico

Non esattamente un nemico

Autore
Meria Deveraux
Letto da
115K
Capitoli
22
Autore
Meria Deveraux
Letto da
115K
Capitoli
22
🎓New Adult & Università👩🏽‍🎓Studenti⚔️Da nemici a innamorati😊Pulito🏙️Contemporaneo

Meera si nutre di competizione, di battute pronte e di vincere ogni rivalità che le si presenta. La vita al college le sembra perfettamente prevedibile, finché un bacio impulsivo a tarda notte con il suo rivale di sempre non capovolge tutto. All'improvviso, il ragazzo con cui ama tanto discutere non le sembra più un nemico. I vecchi scherzi si trasformano in sguardi carichi di tensione, e ogni momento di provocazione porta con sé una nuova scintilla che lei non può ignorare. Mentre i ricordi mutano e i sentimenti si fanno più forti, Meera inizia a chiedersi se l'amore possa sbocciare da anni di caos giocoso. Ma un passato intricato, un orgoglio testardo e genitori curiosi rendono ogni passo avanti deliziosamente complicato.

Mooooolto meglio

MEERA

Musica ad alto volume e persone praticamente attaccate addosso: non era affatto la mia idea di venerdì sera.
«Dai, rilassati!» mi ordina la mia amica Maggie. Certo, per lei è facile. È alta, stupenda, con bellissimi capelli castani, occhi scuri e la pelle ambrata più bella che io abbia mai visto. In più, è molto sicura di sé: questo è il suo ambiente, non il mio.
Faccio spallucce. «Lo sai che questo non è il mio ambiente, e poi il tuo vestito...» Abbasso lo sguardo sull'abito che Maggie mi ha prestato per la serata. È la definizione stessa di audace. È corto, senza maniche e lascia ben poco all'immaginazione.
Lei sospira e mi guarda. «Sei un'anima così dolce e bella.» Odio quando fa così.
Maggie allarga le braccia e mi stringe in un abbraccio. Ha la tendenza ad abbracciare le persone, soprattutto se è la prima volta che fanno qualcosa. Mi ha abbracciata il giorno dell'orientamento, mi ha abbracciata alla mia prima partita di football al college e, quattro anni dopo, mi abbraccia ancora quando mi ritrovo in una situazione nuova.
Mi lascia andare e mi guarda. «Che ne dici di sederti lì?» Indica una sedia in un angolo. «Io vado a ballare, e se tra un'ora non ti stai ancora divertendo, possiamo andarcene.»
Sospiro. È una proposta ragionevole, ma non posso proprio sedermi con questo vestito. «Va bene, tu vai a ballare, io starò in piedi in quell'angolo.»
Maggie sorride. Mi dà un rapido bacio sulla fronte prima di dirigersi al centro della pista da ballo, dove tutti gli occhi saranno puntati su di lei, come al solito.
Vorrei davvero poter essere come lei: avere la sua sicurezza, il suo sorriso, essere semplicemente me stessa senza dovermi preoccupare troppo. Vestirmi come voglio ed essere divertente e spontanea, ma non è proprio... ciò che mi riserva il futuro.
Mi dirigo verso il mio angolo solitario, pronta a iniziare il mio ruolo di misteriosa osservatrice silenziosa. Solo che stasera sono un'osservatrice silenziosa e a disagio, che non può certo essere misteriosa con un vestito del genere.
Vorrei aver preso un maglione prima di uscire. Maggie mi aveva rassicurata che non ne avrei avuto bisogno, ma invece adesso mi servirebbe proprio. Incrocio le braccia sul corpo, cercando di nascondere quel poco che posso.
«Ma guarda, è proprio Meera in persona» sento dire da una voce. Mi volto ed è esattamente chi penso che sia. Eli Colby: popolarissimo al campus, incredibilmente ricco e un vero donnaiolo.
Oggi magari usciva con una ragazza e per venerdì sarebbe già stato con un'altra. Viviamo nello stesso dormitorio, ma su piani diversi. Anche se siamo cresciuti insieme da quando avevamo circa cinque anni, non ci sopportiamo e di certo non andiamo d'accordo.
«Eli... che ci fai tu qui?» chiedo stringendo ancora di più le braccia intorno a me, sperando che non noti il vestito. Anche se sarebbe difficile non farlo, con questo colore, perfino al buio e tra le luci stroboscopiche di questo posto.
Si appoggia al muro con disinvoltura e beve un sorso dal suo bicchiere. «Beh... è la festa per il mio compleanno.»
Lui organizza sempre le feste più assurde in assoluto. Sono serate fuori controllo che finiscono puntualmente sui notiziari del campus, perché succede sempre qualcosa di stupido. Abbiamo fatto del nostro meglio per prendere le distanze l'uno dall'altra all'università, non ci parliamo quasi mai e non mi invitava a una delle sue feste da quando abbiamo iniziato il college.
Non l'avevo più sentito né pensato fino alla settimana scorsa, quando ho ricevuto l'invito per la sua festa dei ventun anni.
Faccio spallucce. «Pensavo fosse stato un errore o roba del genere, e poi non avevo ancora compiuto ventun anni.»
Lui sbuffa prima di bere un altro sorso di qualsiasi cosa ci sia in quel bicchiere rosso. «Perché avrebbe dovuto essere un errore?»
«Voglio dire, quand'è l'ultima volta che mi hai invitato a una festa... Anni fa.»
Alza gli occhi al cielo, una cosa che non aveva mai fatto prima d'ora. Mi aveva riservato ogni reazione possibile, tranne alzare gli occhi al cielo nei miei confronti. C'è una prima volta per tutto, immagino.
«Eri tu che non volevi vedermi...»
Aspetta un attimo... perché sta reagendo in questo modo? Ho saltato tante delle sue feste nel corso degli anni, perché si arrabbia proprio adesso?
«Non mi vuoi vedere, per niente proprio...» Smetto di guardarlo e torno a fissare Maggie sulla pista da ballo.
C'è una pausa di silenzio tra di noi. Per alcuni secondi carichi di tensione, non c'è nient'altro che il rimbombo della musica e le luci stroboscopiche.
Poi sento che i suoi occhi scorrono lungo il mio corpo; è una cosa lenta e tortuosa, perlomeno per me.
«Perché ti sei messa quella roba, comunque?» chiede, con la voce piena di disprezzo.
Sospiro. Ha visto il mostro che non potevo nascondere sotto la luce fioca, e non può dire sul serio in questo momento. Le sue parole mi fanno sbuffare e alzare gli occhi al cielo.
«Scusami tanto, non mi ero resa conto che fossi mio padre.»
Lo sento sbuffare in risposta. «In realtà sono troppo giovane per essere tuo padre. Potrei essere un fidanzato, ma tu non sapresti nemmeno cosa sia, visto che non ne hai mai avuto uno.»
Chiudo gli occhi, a un passo dal saltare addosso a quest'uomo e stritolargli tutta l'aria che ha in quei suoi stupidi polmoni. Apro gli occhi e lo guardo di nuovo.
«E tu non sapresti cos'è l'impegno nemmeno se ti mordesse proprio il culo.»
«Tu non sapresti cos'è il divertimento nemmeno se ce l'avessi di fronte. E non può morderti il culo a causa di tutti i bastoni che ci tieni infilati.»
«Mordi. Questo!» sbuffo, riportando lo sguardo su Maggie, che in questo momento se la sta spassando decisamente più di me.
Di nuovo, un silenzio teso scende tra di noi.
«Allora... è lei la tua ragazza?» chiede.
I miei occhi tornano su di lui e le mie orecchie non riescono a credere a questo improvviso cambio di discorso. «Ma mi stai prendendo in giro!» esclamo con rabbia sopra il frastuono della musica.
Lui fa spallucce. «Cosa? Sono solo curioso. Vi ho viste baciarvi appena siete arrivate.»
«È stato un bacio amichevole, un bacio tra amiche, razza di coglione.»
«Bel modo di esagerare...»
«Non. Farmi. Incazzare.»
Resta in silenzio e mi guarda. «Mi sembra che tu sia già incazzata» dice. Mi offre il suo bicchiere rosso. «Vuoi da bere? Magari ti aiuta a rilassarti.»
Lascio uscire un lieve sospiro e sorrido. Guardo il bicchiere puntato verso di me, poi di nuovo la sua faccia compiaciuta. Quindi i miei occhi tornano a fissare il bicchiere.
«Hai ragione!» Gli strappo il bicchiere di mano e gli butto il contenuto in faccia. Il liquido scuro gli schizza addosso, finendo sul viso, sui capelli e sulla camicia.
Meno male che tutti gli altri sono troppo impegnati a ballare per notarlo; sarei sprofondata dalla vergogna. È che c'è qualcosa in lui: ogni volta che è nei paraggi, è come se non fossi più in me. Divento sfacciata e impulsiva, perdendo del tutto quell'identità che mi sono costruita così meticolosamente.
Un ampio sorrisetto mi compare in faccia mentre lo guardo asciugarsi il viso. «Questo sì che mi fa sentire mooooolto meglio.»
Gli restituisco il bicchiere e torno a guardare la pista da ballo.
C'è un altro momento di silenzio tra di noi, stavolta meno teso. I suoi occhi sono di nuovo su di me e mi squadrano.
«Per quello che vale, sei davvero bellissima stasera» lo sento dire in un sussurro che mi fa correre un brivido elettrico lungo la schiena. «Dovresti vestirti così più spesso.»
Mi viene la pelle d'oca ovunque. «Impara cosa sia lo spazio personale.»
«Ci si vede in giro, Meera» mi dice.
Guardo verso di lui e vedo che si sta già allontanando, per tornare dai suoi amici. Almeno questa è andata.
«Ehi, che cosa è successo?» sento dire da Maggie. Mi volto e vedo che ora si trova nel mio stesso angolo.
«Mhm?» chiedo, cercando di fare finta di nulla.
«Eli Colby. Hai appena tirato da bere addosso a Eli Colby.»
«È la normalità tra me ed Eli.»
«La normalità?» chiede sorpresa. Nessuno al campus sa che io ed Eli siamo cresciuti insieme; non conoscono il nostro passato né sanno che ci odiamo.
«Sì, la normalità.»
«Cosa non mi stai dicendo?»
Odio parlare di questa cosa, ma non ho scelta. «Io ed Eli siamo cresciuti insieme, tutto qui.»
L'espressione di sorpresa sul viso di Maggie si fa ancora più marcata. «Siete cresciuti insieme?»
Faccio spallucce, cercando di non farne un dramma. «Cosa? È che noi...» Sospiro.
«Ok, ecco come stanno le cose. I nostri genitori: grandi amici. Io ed Eli: per niente amici.»
«Amici-nemici?» chiede, inarcando ancora di più il sopracciglio.
«No, più come due nemici giurati.»
«È un modo ben strano di descrivere un amico d'infanzia.»
Scuoto la testa. «No, non siamo amici. Non lo siamo mai stati e non lo saremo mai.»
Lei ridacchia e incrocia le braccia. «Fammi indovinare, è una di quelle classiche faccende alla Meera che sono troppo complicate perché qualcun altro possa capirle.»
Sospiro e annuisco. Sì, ha ragione, è decisamente una di quelle cose che nessun altro capirebbe, a parte me ed Eli.
«Non è poi così complicato! Non siamo amici!»
«Davvero?» Indica il bar con un cenno.
Mi volto e vedo Eli comodamente appoggiato al bancone, rivolto verso me e Maggie. Capisco subito che stava guardando nella nostra direzione, ma appena mi sono girata, lo ha fatto anche lui.
«Allora perché ti sta guardando in quel modo? Beh, lo stava facendo...»
«Maggie, io voglio andarmene!» le dico, con un tono che sorprende me per prima. Di solito non sbotto in questo modo, almeno non con persone che non siano Eli.
«Dammi cinque minuti, devo fare un salto in bagno.»
Detto questo, Maggie si dirige verso il bagno, che si trova proprio vicino al bancone dove Eli è appoggiato con i suoi amici. Mi volto di nuovo, e anche lui si volta ancora.
Mi sta davvero guardando. Forse questo vestito lo ha incantato in qualche modo. Abbasso lo sguardo sull'abito, cercando di capire cosa abbia di tanto speciale.
Potrebbe essere il colore acceso, la lunghezza o lo spacco, ma non saprei dirlo con certezza.
«Pronta!» annuncia Maggie, facendomi trasalire. «Oh, dolce angelo mio, scusa. Andiamo.»
Mi prende per il braccio e mi guida verso l'uscita.
Mentre camminiamo insieme tra le luci e la gente che balla in modo goffo, Maggie si china verso di me e sussurra: «Mentre andavo in bagno...»
Arriviamo all'aperto e lei mi ferma in mezzo al marciapiede. «Eli stava parlando di te.»
Inarco un sopracciglio, cercando di capire perché la cosa dovrebbe importarmi. Voglio dire, avrà pur bisogno di sfogarsi su quanto io sia irritante. «E allora...?»
«Stava parlando del tuo vestito.»
Il vestito. Sbarro leggermente gli occhi, ricordando quello che mi aveva detto poco prima sussurrandomi addosso. «Sì, il vestito... odia come mi sta...» Quel vestito stupido.
«Torniamo al dormitorio e basta...» comincio a incamminarmi, precedendo Maggie.
«Aspetta!» esclama Maggie, afferrandomi un braccio. «Non mi hai nemmeno fatto finire!»
Le sorrido. È chiaro che lei non conosce quel ragazzo come lo conosco io. Voleva solo farle ascoltare di proposito quella conversazione.
«Sono stanca, andiamo» le dico. Mi volto e ricomincio a camminare, ripensando a tutta questa faccenda di Eli.
Cosa avrà in mente adesso? Ogni volta che parla ininterrottamente di me, è solo per vendicarsi con qualche stupido scherzo.
Spero solo che non sia un guaio troppo grosso o troppo imbarazzante. Oh cielo, solo a pensarci mi viene l'ansia; lo so già che sta tramando qualcosa di stupido, qualcosa di stupido che non posso fermare.

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