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Cover image for Chiamami signore Libro 2 - Penny

Chiamami signore Libro 2 - Penny

Autore
Shala Mungroo
Letto da
15.5K
Capitoli
48
Autore
Shala Mungroo
Letto da
15.5K
Capitoli
48
🧶BDSM🥵Erotica☯️Gli opposti si attraggono👩🏽‍🎓Studenti🏙️Contemporaneo💪🏻Protettore💪🏻Maschi alfa⚔️Azione e avventura🧑🏽‍🦳Differenza di età💄Avventura di una notte🕵️Crime e mystery🖤Dark🎓New Adult & Università🏡Piccole città

Vive seguendo le regole e indossa la perfezione come un'armatura, finché la noia non inizia a farsi sentire. Ogni settimana, si rifugia in un bar che profuma di guai e sa di libertà. Lì c'è un uomo che la osserva dall'ombra, magnetico e proibito, il tipo di tentazione che la sfida a battere le ciglia per prima. Tra loro vibra una proposta spericolata, eccitante e rischiosa, capace di risvegliare un lato di lei che tiene sepolto. Il desiderio si intreccia al pericolo, la sicurezza alla paura, e la notte promette più di quanto avesse previsto. Fino a che punto si spingerà quando giocare sul sicuro non le sembrerà più vivere?

Capitolo 1: L'uomo in fondo al bar

RUNE

Cazzo se sono stanco.
Lavorare come sicario per un'organizzazione d'élite stava diventando stancante. Certo, i soldi erano buoni. Ottimi, a dire il vero. Ma negli ultimi dieci anni avevo guadagnato più soldi di quanti potessi spenderne in due vite intere.
Avevo conti bancari offshore in cui tenevo nascosti i miei soldi e proprietà in tutto il mondo. Potevo vivere ovunque nel mondo, ma per qualche motivo non volevo ancora lasciare questo paese o perfino questa città. Ero finito qui per puro caso.
Il mio ultimo incarico era finito ed ero solo di passaggio; mi ero fermato in questo piccolo bar chiamato Crow per puro capriccio, cercando un posto fuori mano dove nessuno potesse trovarmi.
Nessuno mi prestava attenzione qui, ma ero sicuro fosse perché intuivano che c'era in me più di quanto non apparisse. Certo, ero vestito come loro: jeans scuri, maglietta nera e, a volte, una giacca di pelle.
Ma i tatuaggi che mi ricoprivano le braccia e il collo raccontavano la storia del mio passato e a volte del mio presente.
Rappresentavano la morte e la distruzione che mi lasciavo alle spalle ovunque andassi. Non mi piaceva quello che facevo, ma si dava il caso che fossi fottutamente bravo. Ora, appena entrato nei trenta, stavo considerando di ritirarmi da tutto.
L'ultimo lavoro mi aveva toccato troppo da vicino ed era la prima volta che consideravo di prendermi una pausa da tutto. Forse questo era il posto giusto per farlo. Nessuno si aspetterebbe che io resti in America, o perfino che venga in una città come questa.
Potevo mimetizzarmi. Affinare le mie abilità da hacker, per cui di recente avevo scoperto di avere un certo talento, e trovarmi dei nuovi passatempi.
Per un minuto, una sensazione di pace mi pervase; la decisione aveva finalmente messo radici mentre mi abbandonavo a quella sensazione sconosciuta.

PENNY

Cazzo se sono stanca.
Passavo la maggior parte delle mie giornate a lezione o a studiare in biblioteca, come la brava ragazza che tutti si aspettavano che io fossi.
Certi pomeriggi li passavo con le mie migliori amiche, Jordan, Camille e Regina, a mangiare pizza e bere vino, o in generale a goderci il nostro tempo tra ragazze.
Ma da quando Jordan era partita per un semestre a Londra col suo professore super sexy, Lev Volkov, sei mesi fa, le nostre serate con pizza e vino si erano ridotte a forse una volta al mese.
La mia coinquilina Camille e il suo ragazzo Greg passavano il tempo a litigare o a fare pace nel nostro appartamento, e per questo motivo trascorrevo ancora più tempo in biblioteca.
Sapevano che era tutta una finta? Che i miei genitori, Rod e Martha, avevano addestrato la loro unica figlia per essere il brillante esempio della ragazza perfetta. Modi impeccabili, vestiti modesti e una lista di riconoscimenti lunga quanto il fiume Mississippi.
Volevo urlare. Insomma, ne ero stanca. Stanca di essere così maledettamente perfetta per tutto il maledetto tempo.
Mi ero concentrata così tanto sulla scuola che non avevo mai avuto tempo per un ragazzo. Beh, le cose stavano per cambiare. Non volevo il solito ragazzo del college come quello di Camille; avevo visto a cosa portava. No, grazie.
Volevo farmi sverginare, e non volevo un ragazzino che mi si appiccicasse addosso dopo, pensando che fossimo innamorati. Avevo bisogno di un uomo. Preferibilmente qualcuno che sapesse cosa stava facendo. Dopo aver visto Jordan e Lev insieme, non avevo dubbi sui vantaggi che poteva portare lo stare con qualcuno di più grande.
Sapevo che alla fine del college i miei genitori si sarebbero aspettati che mi fidanzassi con qualcuno dell'alta società, magari un politico. Anche un medico o un avvocato per loro erano accettabili, motivo per cui non volevo niente di tutto questo. Non adesso. Non ora che avevo la libertà di scegliere per conto mio.
Due settimane fa, avevo cercato dei bar a caso abbastanza lontani dal campus, dove ero sicura di non imbattermi in nessuno che conoscessi o, dio non voglia, che conoscessero i miei genitori. Avevo chiamato un Uber e gli avevo semplicemente detto di portarmi all'ultimo bar della lista.
La prima volta avevo a malapena varcato la soglia quando avevo sentito il peso degli sguardi di tutti i presenti addosso. Quasi sorrisi al ricordo di quella sera.
Schiarendomi la gola, avevo raggiunto l'angolo del bancone ed ero saltata su uno sgabello vuoto. «Ti sei persa, ragazzina?» mi aveva chiesto il barista magro e pieno di piercing, ma il suo tono era divertito.
Io avevo semplicemente scosso la testa e ordinato un Mai Tai. A quel punto il suo sorriso era evaporato e lui si era accigliato, facendomi capire che non preparava «drink da femmine», così avevo ordinato un bicchiere di Chardonnay al suo posto. Non mi aveva nemmeno chiesto i documenti.
Passai la mezz'ora successiva sorseggiando il mio vino e osservando la gente come se fossi seduta al centro commerciale invece che in uno squallido bar di un quartiere malfamato.
Alcuni uomini si erano avvicinati incuriositi, ma io avevo gentilmente rifiutato l'offerta da bere, e mi ero sentita sollevata quando non avevano fatto scenate.
Poi era entrato lui. Ero sicura che mi fosse caduta la mascella, ma nessuno sembrava averci fatto caso, perché all'improvviso tutti sembravano in massima allerta.
Mi sentivo come se tutta l'aria fosse stata risucchiata dalla stanza, e che quell'uomo che si muoveva verso lo sgabello nell'angolo opposto fosse la mia unica ancora di salvezza.
Mi girai un po' per osservarlo da sotto le mie folte ciglia mentre sorseggiavo il vino. Sembrava alto, con il fisico che ti aspetteresti da un maniaco della palestra e non da uno che ozia al bar. La maglietta nera che indossava gli fasciava le spalle, il petto e quelli che ero sicura fossero degli addominali da urlo.
I suoi capelli color cioccolato erano bagnati e tirati all'indietro, come se avesse appena fatto la doccia, e anche se era notte, indossava dei Wayfarer per cui non potevo vedergli gli occhi. Il mio battito cardiaco accelerava man mano che lo ispezionavo, e poi un piccolo sorriso mi incurvò le labbra.
Sarebbe andato benissimo, avevo pensato. Ma venivo qui da due settimane ormai e anche lui c'era stato, ma non si era mai avvicinato a me.
Certo, non ero bellissima in modo sexy come Camille o perfino Jordan. Mi piaceva pensare a me stessa come a una bellezza più classica. Più Nicole Kidman e meno Christina Hendricks.
Avevo i capelli biondo fragola, solitamente legati in una coda alta, e il mio guardaroba consisteva per lo più in maglioni e jeans.
Ero sicura che i miei occhiali, appoggiati sul mio naso pieno di lentiggini, non mi aiutassero di certo. Mi dissi che gli avrei dato un'altra settimana, poi avrei fatto io la prima mossa. Non poteva dirmi di no, giusto? Voglio dire, quale ragazzo rifiuterebbe un'offerta di sesso senza vincoli?

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