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Cover image for Sotto la sua pelle

Sotto la sua pelle

Autore
Vivienne Wren
Letto da
15,1K
Capitoli
41
Autore
Vivienne Wren
Letto da
15,1K
Capitoli
41
👩🏼‍🦱Tate💪🏻Protettore🏙️Contemporaneo💰Miliardari

«Teneva il cupcake sopra il cestino come se fosse una minaccia». Hailey dovrebbe odiare Heath Cavanaugh per questo. E lo odia, infatti. Il che rende il modo in cui il suo polso accelera quando lui la guarda... profondamente sconveniente.

Prima che l'amore si avvicini minimamente alla sua vita, Hailey sta solo cercando di essere una brava tata per la dolce e perennemente insabbiata Elsie e di sopravvivere agli sbalzi d'umore del suo capo. Poi Heath inizia a gravitare intorno a loro all'ora della nanna, a presentarsi ai giochi d'acqua del parco in abito elegante e a sembrare personalmente offeso dal fatto che Hailey abbia dato il suo numero a un uomo splendido e solare di nome Wes. 🙃

Heath è autoritario, brusco e allergico al divertimento. Ma è anche lo stesso uomo che afferra Elsie al volo quando lei gli si lancia addosso, che racconta storie ridicole che la fanno ululare dalle risate e che osserva Hailey come se la stesse mandando a memoria. Avete presente quello sguardo.

Hailey flirta con Wes al parco perché le è permesso uscire con qualcuno come una donna normale, grazie tante. Heath risponde controllando i suoi cupcake, i suoi programmi e i suoi confini... finché Elsie non li costringe letteralmente ad abbracciarsi per la buonanotte.

E proprio quando Hailey pensa di aver finalmente ottenuto i suoi spazi, corre di sopra dopo il suo appuntamento e trova il letto di Elsie vuoto.

Capitolo 1: Lo sconosciuto nella sabbiera

HAILEY

«Attenta, capo!» esclamo, rovesciando un secchiello pieno di sabbia giù dallo scivolo.
Elsie ridacchia, saltando indietro mentre la sabbia scende e si versa sul mucchio che cresce in fondo.
«Ancora uno!» strilla, con una voce acuta ed elettrizzata.
«Ora devi fare da sola, fagiolina. Le mie braccia sono diventate di gelatina. Vado a prendere un po' d'acqua prima di crollare e diventare parte del recinto della sabbia.»
Si lamenta per circa un secondo prima di scappare via a giocare con un altro bambino, essendosi già chiaramente dimenticata della cosa.
Cammino a fatica nella sabbia profonda e mi lascio cadere sulla panchina nell'unica zona d'ombra di tutto il parco. I capelli mi si appiccicano al viso mentre cerco la borraccia nella borsa e bevo dei lunghi e gloriosi sorsi d'acqua.
Quasi non mi accorgo di una persona in piedi accanto a me, finché una voce non si fa sentire, amichevole e rilassata. «Ti dispiace se mi siedo? Ho bisogno di togliermi dal sole.»
Scuoto la testa, continuando a guardare Elsie che corre in tondo. «Fai pure.»
Il ragazzo si siede e mi porge la mano. «Io sono Wes, a proposito.»
All'inizio gli do solo una rapida occhiata. «Piacere di conoscert—»
Oh. Ciao, colpo di scena.
Il ragazzo è alto, tutto muscoli definiti e pelle dorata, e ha un sorriso da pubblicità del dentifricio. Il suo viso è tutto allegria, fossette e riccioli scompigliati e schiariti dal sole, che lo fanno sembrare un modello appena uscito da un servizio fotografico in spiaggia e finito in periferia.
«Piacere di conoscerti, Wes. Io sono Hailey» dico, stringendogli finalmente la mano come un normale essere umano.
Lui fa un cenno verso il parco giochi. «Qual è il tuo?»
Indico vagamente in mezzo al caos. «Quella, quei due, quello laggiù... e credo ce ne sia un altro da queste parti.» Mi guardo intorno in modo lento ed esagerato, come se avessi perso un bambino.
Lui spalanca gli occhi. «Cavolo, cinque?!»
Annuisco con aria solenne, trattenendo un sorriso. «Sai come si dice: una volta che ne fai uno, tanto vale farne cinque.»
Wes ridacchia. «Sono abbastanza sicuro che nessuno dica una cosa del genere.»
«Lo dico io» rispondo, sollevando la borraccia per fare un finto brindisi.
Lui fa un cenno verso la mia mano nuda. «Hai paura di perdere l'anello al parco giochi?»
«Sì, non vorrei mai perdere il mio diamante da quattro carati nella sabbia. Poi dovrei chiederne uno nuovo al mio marito molto ricco, e non è previsto che me ne compri un altro prima di tre mesi.»
Lui ride, in modo pieno e rilassato. «Beh, meno male che hai questo marito ricco per finanziare la tua vita fatta di caos e succhi di frutta.»
Restiamo seduti in un piacevole silenzio per un po', guardando i bambini correre all'impazzata sotto il sole.
«Quindi» dice alla fine, «hai davvero un marito?»
Scuoto la testa.
«Un fidanzato?»
Scuoto di nuovo la testa.
«Il padre dei bambini è presente in qualche modo?»
Sorrido, mettendo fine alla bugia. «C'è solo lei» dico, facendo un cenno verso Elsie. «E non è mia. Sono la sua tata.»
Lo squadro. «E tu? Hai dei figli, o sei qui solo per provarci con le mamme?»
«Nessuna delle due» dice Wes con disinvoltura. «Faccio da babysitter al figlio di mia sorella.» Indica il bambino con cui sta giocando Elsie. «Lui è Milo.»
Con tempismo perfetto, Elsie inciampa sui suoi stessi piedi e cade con la faccia nella sabbia. Scatto in piedi prima ancora che lei alzi la testa e la prendo in braccio.
«Tutto bene, piccola, tutto bene» mormoro, togliendole la sabbia dagli occhi.
«Voglio andare a casa» piange, sputando la sabbia dalla bocca.
La porto sulla panchina e prendo la sua borraccia dalla mia borsa. «Sciacquati la bocca, tesoro» dico, appoggiando la borraccia alle sue labbra piene di sabbia.
Quando è quasi del tutto pulita dalla sabbia e ha smesso di singhiozzare, si rilassa tra le mie braccia come un palloncino sgonfio.
«Voglio andare dallo zio Heath» mormora, tirando su col naso contro la mia spalla.
Trattengo la voglia di sospirare. O di sbuffare. O entrambe le cose.
Non capisco questa ossessione per Heath. Negli otto mesi in cui ho lavorato per lui, avrò visto quell'uomo sì e no quindici volte. Non mi ha mai detto più di qualche parola sbrigativa. Eppure, nella mente di Elsie, lui è una specie di supereroe in gemelli.
Lei lo adora. Lascia disegni a pastello sulla sua scrivania come offerte a un dio molto freddo, molto ben vestito e molto affascinante. Gli raccoglie dei fiori di campo ogni volta che usciamo.
Heath Cavanaugh non ha chiesto questa vita, lo so bene. Era troppo giovane e aveva troppo successo per ritrovarsi tra le mani la figlia di sua sorella, con l'obbligo di crescerla.
La madre di Elsie è morta dandola alla luce e suo padre non si è mai ripreso: è sprofondato nella tossicodipendenza e ha perso l'affidamento quando lei aveva tre anni. Heath si è fatto avanti, ma solo dal punto di vista organizzativo. A livello emotivo? Ha delegato quella parte. Ha assunto un'estranea per crescere sua nipote sotto il suo tetto, e quando quell'estranea se n'è andata, ne è subentrata un'altra: io.
Butto le borracce nella borsa e sistemo Elsie sul fianco. «D'accordo, è ora di salutare Milo e Wes.»
Elsie fa un debole cenno con la mano, ancora aggrappata alla mia maglietta.
«Ciao» mormoro, mettendomi la borsa in spalla.
«Aspetta. Vieni spesso qui?» ci grida dietro Wes.
«Praticamente ogni giorno» gli rispondo voltandomi, mentre mi dirigo già verso la macchina.
***
Entro nel vialetto e premo il pulsante per chiudere il cancello dietro di noi, prima di parcheggiare vicino all'ingresso sul retro.
Elsie stringe forte il suo mazzolino di fiori di campo appassiti nella manina, mentre le slaccio il seggiolino. «Voglio dare i miei fiori allo zio Heath» dice dolcemente.
«Lo zio Heath sta lavorando» le ricordo, guidandola con dolcezza all'interno della casa. «Mettiamoli in un po' d'acqua, e puoi lasciarli sul bancone per lui. Li vedrà più tardi, va bene?»
Elsie mette il broncio. «Lui lavora sempre.»
Trovo un piccolo vaso nel mobiletto, lo riempio d'acqua e piazzo il suo mazzolino appassito proprio al centro del bancone della cucina, dove non potrà assolutamente fare a meno di notarlo.
Le passo una mano sui riccioli ancora un po' insabbiati. «Lo so, piccola. Dai, andiamo a darti una bella pulita e poi facciamo qualcosa di divertente. Che ne dici di una serata cinema in pigiama?»
Le si illuminano gli occhi, come se le avessi appena regalato un pony. «Ma non è nemmeno il fine settimana!»
Sollevo le sopracciglia in modo teatrale. «Allora immagino che faremmo meglio a non dirlo a tuo zio, eh?»
«Faremmo meglio a non dirmi cosa?»
La sua voce piomba come un tuono alle mie spalle, e mi blocco all'istante.
Mi volto e lo vedo: ha il telefono premuto all'orecchio e mi dà le spalle.
Heath Cavanaugh. Tutto spigoli e con un'energia tagliente. Ghiaccio nella voce, fuoco nello sguardo; il tipo di uomo che domina una stanza senza nemmeno alzare gli occhi.
Deglutisco e cerco di fare una risata disinvolta. «Stavamo solo per guardare un film e—»
«Risparmiami i dettagli.» Il suo tono taglia di netto il mio. «Sei tu la tata. Le decisioni le prendi tu. Ti sarei grato se non cercassi di farmi passare per il cattivo davanti a mia nipote.»
E proprio così, scompare nel suo ufficio, portando via con sé tutto l'ossigeno.
Resto ferma per un attimo, sbalordita. Poi guardo giù verso Elsie e sollevo un sopracciglio.
«Hai sentito? Le decisioni le prendo io. Immagino che questo significhi che mangeremo anche i popcorn.»
Elsie strilla di gioia e batte le mani. «Possiamo avere anche i pasticcini?»
Le scompiglio i capelli. «Non tirare troppo la corda, scricciolo. Ora vai a fare il bagno prima che cambi idea.»

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