Dopo un incidente su una nave da crociera, Cassie e il giovane Max si ritrovano bloccati su un'isola deserta. Con cibo e riparo scarsi, la sopravvivenza diventa la loro prima priorità, ma presto non è la loro unica preoccupazione. Trascorrendo più tempo insieme, il loro legame si approfondisce e diventa un desiderio passionale e intenso che nessuno dei due si aspettava.
Con ogni giorno che passa, il calore tra loro cresce più forte e le sfide dell'isola iniziano a impallidire rispetto alla chimica tra loro, impossibile da ignorare. Riusciranno a superare le avversità e sopravvivere? O la loro crescente passione li consumerà prima che vengano soccorsi?
Naufraghi Insieme
CASSIE
La prima cosa che avvertii fu il dolore. Lo sentivo in tutto il corpo, come se fossi stata strizzata come un limone.
Poi sentii un sapore salato in bocca e cominciai a tossire acqua di mare. La gola mi bruciava da morire, ma ormai ero sveglia.
Mamma mia.
Ero distesa su qualcosa di ruvido e granuloso. Sabbia. Sentivo le onde infrangersi sulla riva… Mi trovavo su una spiaggia.
Che diavolo è successo?
Cercai di ricordare e d'improvviso mi tornò tutto in mente, come un fulmine a ciel sereno.
La nave da crociera.
Il panico. La paura.
La gente che urlava e piangeva.
L'acqua gelida tutt'intorno, l'impossibilità di respirare.
Oh no. La nave è affondata.
E in qualche modo, io non ero andata a fondo con lei.
La testa mi pulsava a ogni battito. Quando finalmente aprii gli occhi, avrei voluto non averlo fatto. Il sole era accecante.
Emisi un lamento e cercai di girarmi, in cerca d'ombra.
Dove sono finita?
Sto per morire? Oppure sono già passata a miglior vita?
Questo non può essere il paradiso, vero?
Se lo è, allora Dio, rimandami indietro.
All'improvviso, un'ombra mi coprì. Ero all'inferno?
Alzai lo sguardo, cosa più facile senza il sole che mi accecava, e vidi un giovane uomo inginocchiato accanto a me.
«Sei al sicuro. Va tutto bene», disse con voce profonda ma gentile.
«D-dove c-ci troviamo?» Domandai con voce roca, poi tossii forte e sentii di nuovo male al petto.
«Non ne sono sicuro. So che siamo su una spiaggia, ma ho l'impressione che siamo soli», disse, toccandomi rapidamente la fronte. «Ce la fai ad alzarti?»
«Non lo so», risposi con voce rauca. «Io… faccio fatica a parlare. Mi sento uno straccio».
«Ok, allora proverò a portarti io», disse deciso. «Dobbiamo andarcene da questo sole cocente».
Volevo dire di no, ma proprio non ci riuscivo. Braccia e gambe mi sembravano dei macigni e il mal di testa peggiorava.
Annuii leggermente e lui mi sollevò con facilità.
Poi divenne tutto buio.
***
Non so per quanto tempo rimasi svenuta, ma quando mi svegliai lo sconosciuto era accanto a me e mi stava dando da bere dell'acqua. Ero appoggiata a qualcosa di duro, probabilmente un albero.
«Ancora un po'… Ecco fatto», disse, dandomi un altro sorso. «Bevi piano, o ricomincerai a tossire».
Annuii debolmente. L'acqua fresca era una manna dal cielo.
Alzai lo sguardo e lo vidi davvero per la prima volta. Era sicuramente più giovane di me… Aveva forse 25 anni ed era in forma, con la pelle olivastra, dei bellissimi occhi nocciola e tatuaggi sulle braccia e sul petto nudi.
Io ero certa di avere un aspetto da far paura. Era così che mi sentivo.
«Io sono Max», si presentò.
«C-Cassie», dissi con voce roca. La gola mi faceva ancora male, ma l'acqua aiutava.
«È un buon segno che ti ricordi chi sei», disse. «Ti ricordi anche cos'è successo?»
Annuii. «Sì. La nave… è affondata. Oh Dio, tutte quelle persone», dissi piano, iniziando a piangere.
«Ehi…» Max mi diede una pacca sulla spalla, cercando di confortarmi, incerto se avvicinarsi. «È terribile, ma… noi siamo sopravvissuti».
«Sono contenta di non essere r-rimasta sola».
«Anch'io. Dobbiamo fare squadra. Puoi aiutarmi in questo?»
«C-certo», dissi, asciugandomi le lacrime.
«Bene. Puoi piangere, comunque», mi rassicurò, sedendosi accanto a me.
Le sue parole mi fecero sentire al sicuro e scoppiai in un pianto dirotto, finché i singhiozzi si trasformarono in singulti.
Quando finii, Max mi diede altri sorsi dalla sua bottiglia d'acqua.
«Dove hai trovato l'acqua?» Chiesi quando riuscii di nuovo a respirare normalmente.
«Ho trovato una borsa di salvataggio sulla spiaggia. Dev'essere stata portata a riva dalle onde anche lei. Sono impermeabili e contengono tutto l'essenziale: bottiglie d'acqua, barrette energetiche, una pistola lanciarazzi, un accendino, due coltelli da caccia e un coltellino, della corda e qualche altra cosa».
«Mamma mia. Siamo stati fortunati come pochi!» Esclamai, sentendomi immensamente grata.
Non ero un'esperta, ma avevo visto abbastanza programmi di sopravvivenza da sapere che un accendino e un coltello erano fondamentali per sopravvivere dopo un naufragio.
«C'è di meglio… Ho trovato anche alcune valigie. Sono ancora bagnate ma contengono vestiti e articoli da bagno… Persino degli spazzolini nuovi, ancora nelle loro confezioni».
«Non tutto è utile, alcune cose si sono rotte, ma ci sono sicuramente oggetti che possono tornarci utili. Potrai darci un'occhiata più tardi».
«Lo farò. Uno spazzolino… Quante possibilità c'erano?»
«Lo so», disse Max, appoggiandosi anche lui alla palma. «Poi mi sono imbattuto in te, la cosa migliore che abbia trovato finora».
«Adulatore».
«Dico sul serio». Sorrise. «Comunque, non ho la più pallida idea di dove siamo, quindi non so come potrebbe cambiare il tempo. Tu sai dove potremmo essere?»
Scossi la testa. «No, sono il tipo di persona che si perde anche nel proprio quartiere».
Max rise. Il suo sorriso era davvero bello.
«Mi sono svegliato a qualche centinaio di metri da te, ma al di là delle cose che ho trovato, non ho esplorato più in là nell'entroterra. Stavo pensando di cercare un riparo, in caso di pioggia. Forse dovrei farlo ora…»
Annuii. Io non mi sentivo ancora pronta a camminare. «Per me va bene. Ma tornerai presto, vero?» Chiesi, stringendogli la mano.
«Sì, tornerò. Non preoccuparti, non ti lascerò sola».
***
Entro sera, Max aveva trovato una grotta dove ci saremmo potuti riparare e dormire.
Era vicino a un lago limpido che sfociava in una cascata. L'avrei trovato bellissimo, se non fossimo stati in una situazione così terribile.
Il lago era del blu più intenso che avessi mai visto. Le rocce erano coperte di muschio verde, mentre alberi tropicali e fiori di ogni colore circondavano l'acqua. Sembrava la scena di un film.
A essere onesta, però, non mi importava molto di laghi blu e palme.
Fortunatamente non avevamo visto animali pericolosi. Ma eravamo entrambi d'accordo che ci serviva il fuoco. L'avevo visto in TV… Il fuoco teneva lontani gli animali, giusto?
Così eccomi lì, seduta accanto alle fiamme calde. La notte era diventata fredda e il fuoco era confortante.
Mangiammo in silenzio, con la luce del fuoco che proiettava ombre sulle pareti della grotta. Le barrette d'emergenza avevano un sapore orribile, ma almeno potevamo considerarlo cibo.
«Ancora non riesco a crederci», dissi, dopo un po'.
«È come se fossimo in una specie di brutto sogno», concordò Max. «Non sembra reale».
Era a pochi passi da me, lo sguardo fisso sulle fiamme mentre tracciava cerchi sul terreno sabbioso.
«Le nostre famiglie devono essere in pensiero», dissi.
Potevo quasi vedere mia madre torcersi le mani, sperando che stessi bene. I nostri genitori probabilmente stavano pregando che ci trovassero, mentre si preparavano al peggio.
Non dovevo pensare a quanto fossero distrutte le altre famiglie, avrebbe solo reso le cose più difficili.
«Sì… povera mamma». La mascella di Max si irrigidì e la sua voce mi sembrò triste. «E anche il mio patrigno, ovviamente».
«I tuoi genitori sono divorziati?»
«No, mio padre è morto quando avevo solo quattro anni».
«Oh, mi dispiace tanto».
«È passato molto tempo». Distolse lo sguardo e capii che non voleva parlarne oltre.
«Cambiamo argomento?»
«Sì, per favore». Sorrise.
«Quanti anni hai?» Chiesi, cercando di districare i capelli con le dita. I capelli lunghi non erano l'ideale, in quella situazione. L'indomani avrei dovuto vedere se c'era una spazzola in una delle valigie.
«Diciannove. E tu?» Domandò.
Solo diciannove?!
«Io ventotto. Avevo capito fossi più giovane, ma non così tanto. Sei piuttosto maturo per la tua età», dissi.
«Sì… me lo dicono spesso».
«La tua ragazza deve essere in ansia…» Non so perché, ma sperai dicesse di essere single.
Max alzò lo sguardo. «Oh, non ho una ragazza. E… il tuo ragazzo, sarà preoccupato?»
«Oh, non ho un ragazzo».
«Un marito, allora?»
«Niente marito. Nemmeno una ragazza», risposi sorridendo.
«È la prima volta che ti vedo sorridere», disse, ricambiando. La luce arancione del fuoco lo rendeva ancora più attraente.
«Beh, purtroppo non c'è stato molto per cui sorridere», sospirai e alzai le spalle.
«Vero».
Calammo nel silenzio. Gli unici suoni erano lo scoppiettio del fuoco e la cascata in lontananza.
Max sbadigliò e si strofinò gli occhi. Doveva essere esausto, aveva fatto la maggior parte del lavoro, Mi aveva persino portata in braccio per parte del tragitto fino alla grotta.
«Sei stanco morto. Dovresti dormire», dissi.
«Anche tu».
Prima di mangiare, aveva tagliato delle grandi foglie e le aveva sistemate per terra come giaciglio. Non era un comodo letto d'albergo, ma sarebbe andato bene per la notte.
«Sì. Dormiamo e vediamo cosa succede domani. Magari qualcuno verrà a salvarci», dissi, anche se non ci credevo davvero.
«Ok. Pensi che il fuoco vada bene, così?» Chiese. «Possiamo lasciarlo acceso?»
«Credo di sì. Nel peggiore dei casi potrebbe spegnersi».
«Già… non ne ho idea. Non mi sono mai ritrovato bloccato su un'isola prima d'ora».
Risi mentre mi sdraiavo per terra. «Neanch'io. Spero solo di non essere divorata dalle zanzare, stanotte».
«Non ne ho ancora viste», disse Max, sdraiandosi poco distante da me. «Ma sentiti libera di svegliarmi, se hai bisogno che ne uccida una o per qualsiasi altra cosa, ok?»
Attesi un momento prima di parlare. «Sono contenta di averti con me».
Era la seconda volta che lo dicevo quel giorno. Non volevo ripeterlo troppo, ma ero davvero grata.
«Anch'io, Cassie».
***
La notte era fredda, molto, molto fredda. Il fuoco non emanava abbastanza calore e io tremavo come una foglia.
Max si svegliò, infastidito dal mio rigirarmi continuamente. «Hai freddo?» Chiese.
«M-molto f-freddo», riuscii a dire.
«Posso… posso sdraiarmi accanto a te?» Chiese. «Per scaldarti. Potremmo condividere il calore corporeo. Dovrebbe aiutare».
«N-non m'importa, t-ti prego. Puoi f-fare quello che v-vuoi in questo momento», quasi lo supplicai. La schiena e il collo iniziavano a farmi male per i tremori.
Si alzò e si sdraiò accanto a me, il suo calore corporeo era come una coperta calda. «Meglio?» Chiese.
«G-grazie m-mille», risposi, sentendomi già meglio.
«Dovresti dormire», disse Max dolcemente.
«Anche tu».
«Lo farò. Solo… lasciami vegliare un po'».
Non ribattei ulteriormente. L'ultima cosa che sentii fu lo scoppiettare costante del fuoco e Max immobile accanto a me.
Un forte schiocco echeggiò nella grotta, svegliandomi di soprassalto.
Max si irrigidì al mio fianco. «Hai sentito?» Sussurrò.
Trattenni il respiro e tesi l'orecchio. Il fuoco si era ridotto, ma c'era ancora abbastanza luce da proiettare ombre tremolanti sulle pareti di roccia grezza.
Un secondo suono. Un fruscio basso, come di qualcosa che si muoveva vicino all'entrata.
Il cuore mi batteva forte in gola. «C'è qualcosa, là fuori», sussurrai.
Max afferrò il bastone più vicino, impugnandolo come un'arma. Entrambi fissammo l'apertura della grotta, scrutando in attesa.
Un'ombra di mosse appena oltre la luce del fuoco. Non era il vento. Si muoveva lenta, cauta.
Lo stomaco mi si strinse. E se qualcosa ci stesse osservando?
Max deglutì a fatica. «Domattina dobbiamo controllare. Dobbiamo vedere se ci sono impronte o se quella cosa ha lasciato un segno».
Nonostante il silenzio, nessuno dei due riuscì più a chiudere occhio.