
Spie e peccatori
Autore
A. K. Glandt
Letto da
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Capitoli
65
Prologo: Chiudi quella cazzo di porta
«Ok, adesso basta così».
Una mano calda mi afferrò per la nuca, impedendomi di muovermi. Mi tirò su dalla pozza di sangue in cui ero accovacciata e mi girò di colpo. Mi ritrovai faccia a faccia con un uomo dagli occhi color nocciola, belli da togliere il fiato.
Erano occhi troppo affascinanti per appartenere a qualcuno che stava in piedi sopra un cadavere.
«Che serata movimentata», disse l'uomo con voce vellutata, un po' divertito. Parlava con calma, come si faceva con un animale impaurito.
Abbassai lo sguardo sul coltello che teneva in mano. Era macchiato del sangue dell'uomo morto sul pavimento. Lo stesso sangue che stava impregnando il tappeto sotto i miei piedi.
Avevo cercato di sistemare quel pasticcio. Mi ero tolta la vecchia giacca di jeans e l'avevo usata per asciugare il sangue. Le margherite ricamate si erano tinte di rosso in modo inquietante, ma non riuscivo a smettere di strofinare.
Vedere un altro cadavere mi aveva fatto perdere il controllo. Per sei anni avevo combattuto l'impulso di pulire, ma, in quel momento, non riuscivo a fermarmi. Il bisogno di pulire, di mettere ordine, era sempre presente nella mia mente.
Non avevo notato Occhi Nocciola quando ero entrata nella stanza, né i due uomini alle sue spalle. Uno di loro impugnava una pistola. Avevo visto solo sangue e avevo iniziato a pulire senza pensare.
La stretta dell’uomo mi bloccava saldamente, e il mio corpo obbediva d’istinto: occhi spalancati, ginocchia che minacciavano di cedere come quelle di un cucciolo al guinzaglio.
«Nome?» chiese lui. No, ordinò.
«Fletcher», rispose una voce alle mie spalle. Uno degli altri uomini stava esaminando il mio portafoglio preso dalla giacca. «Lyra Fletcher».
Passò il mio documento a Occhi Nocciola, che lo studiò e poi guardò me.
Un sorriso malizioso si disegnò lentamente sul suo viso, rivelando una fossetta. Era bello in modo inquietante.
«Bene, signorina Fletcher», disse, fingendo gentilezza. «Non dovevi vedere questo. Ma l'hai visto. E ora...»
«Io non… non ho visto niente», balbettai nervosamente. «Dirò ai miei amici che ero in bagno e...»
Mi interruppi, non sapendo cos'altro dire.
Amici? Quali amici? Mia madre mi aveva organizzato un appuntamento al buio, ma ero scappata prima che iniziasse. Tutto ciò che volevo era trovare l’uscita, e invece ero finita lì.
L'uomo capì che stavo mentendo e strinse di più la presa sul mio collo. «Piccola bugiarda».
Arrossii. «Io non… non sono...»
Sorrise e si avvicinò. Potevo vedere il verde nei suoi occhi color nocciola. Mi fece girare la testa.
«Oh, tesoro», mi sussurrò all'orecchio. «Sei coperta del suo sangue».
Mi guardai. Il sangue si era seccato sulle mie mani e aveva macchiato i vestiti all'altezza delle ginocchia.
Non potevo negarlo. Ormai ero coinvolta fino al collo.
Per un attimo, fui travolta dalla rabbia. Chi diavolo uccideva qualcuno nel retro di un bar senza nemmeno preoccuparsi di chiudere la porta a chiave?
Che razza di criminali erano?
Ma Occhi Nocciola non sembrava affatto sorpreso di trovarmi lì, in mezzo al suo omicidio.
Si limitava a studiarmi con una curiosità inquietante.
E per la seconda volta quella sera, mi sentii in pericolo come un topo in trappola.
«Oggi è il tuo giorno fortunato», mormorò. «Sei riuscita a impressionarmi». Osservò il disastro che avevo fatto come se stesse valutando il mio lavoro. «Non hai esitato un attimo prima di metterti a pulire. Non ho mai visto nessuno pulire con tanta… foga».
«Ma stai scherzando?» intervenne uno degli altri. «È chiaro che le manca qualche rotella».
Occhi Nocciola continuava a fissarmi. Il suo sorriso divenne crudele. «Le preferisco fuori di testa».
Rabbrividii. Reazione sbagliata: capii subito che il mio terrore lo divertiva.
«Ecco cosa faremo», disse, sorridendo di più. «Dato che si è appena liberato un posto… ti sei appena guadagnata un nuovo lavoro».
Mi si strinse lo stomaco. No.~
«E o lo accetti», continuò, «o fai la fine del mio amico qui». Indicò con un cenno il cadavere sul pavimento. I vestiti arancioni erano ormai rosso scuro. Il sangue continuava a espandersi dal corpo in tutte le direzioni, avvicinandosi a me come un cattivo presagio.
«Non preoccuparti», mi sussurrò all'orecchio. Il suo respiro era caldo sul mio collo. «Non tutti i miei dipendenti muoiono». Giocherellò con il coltello tra le dita. «Solo quelli che non sanno tenere la bocca chiusa».
Non riuscivo a parlare né a respirare. Il coltello mi passò davanti al viso con una precisione studiata, un gesto carico di intimidazione… un gesto che diceva chiaramente questa non è una minaccia a vuoto.~ Una goccia di sangue schizzò via dalla punta e mi colpì la guancia come un avvertimento.
Potei solo annuire leggermente, come se avessi davvero avuto la possibilità di scegliere.
L'uomo sorrise apertamente.
«Congratulazioni, signori», disse, agitando il mio documento come un trofeo.
«Sembra che abbiamo appena trovato la nostra nuova Arancia».














































