Jade.H.V
MILLY
Mi svegliai. Ero avvolta da due mani ruvide e grandi braccia, calde e in qualche modo accoglienti.
Delle labbra mi sfioravano la fronte. Mi sarei sciolta, se non fosse stato per l'aria fresca e gelida.
Gemetti dolcemente, toccando con la mano il petto duro contro cui ero appoggiata.
Ero troppo stanca per fare qualsiasi cosa. Troppe cose mi passavano per la testa. Troppi sentimenti. Troppi pensieri.
I miei occhi si aprirono quando la luce mi avvolse e rimasi a bocca aperta alla vista di un'enorme, antica ma bellissima villa. Quasi un castello.
"Dove siamo?"
"A casa", rispose Ryder. Io rabbrividii per il freddo. Lui sembrò accorgersene: mi stringeva sempre più forte.
Natalie.
"Dov'è mia sorella?"
"Con Duncan. Sta bene, sta ancora dormendo", rispose. Duncan doveva essere il ragazzino.
Salì i gradini di pietra e attraversò le due enormi porte. Rimasi a bocca aperta di fronte al soffitto con bellissimi dipinti dorati di angeli e altri esseri.
Le pareti erano per metà coperte da carta da parati e per metà di quercia scura. Il pavimento era in legno. C'erano anche armadi e altri dipinti sulle pareti. Attraversammo una grande porta aperta che conduceva a quello che sembrava un bellissimo salotto.
Quando arrivammo alle scale, gli posai un braccio intorno al collo per continuare a guardarmi intorno.
"Milly", brontolò. Io lo guardai, i suoi occhi si fissarono nei miei.
"Avrai tempo di guardarti intorno dopo", concluse. Io distolsi lo sguardo da lui. Attraversammo una porta ed entrammo in una grande stanza.
I miei occhi si allargarono per quanto era grande. C'era un enorme letto matrimoniale, una scrivania, un salotto nell'angolo con diverse librerie.
"Pensi di poterci tenere qui? Mio padre chiamerà la polizia", dissi mentre mi faceva sedere sul letto. "Ci daranno la caccia finché non ci troveranno e ci riporteranno a casa".
"Non possono trovarvi, ora appartenete a me", rispose lui, inginocchiandosi alla mia altezza.
"Non sono tua".
"Tu sei mia, solo mia", rispose, mettendomi le mani sulle spalle.
Mi spinse indietro e si librò su di me, facendomi sussultare.
"Sempre mia", ringhiò a bassa voce mentre lo fissavo. Scossi dolcemente la testa e chiusi gli occhi mentre la sua mano correva tra i miei capelli.
"No", mugolai, colpendo il suo petto mentre sentivo l'altra mano afferrare le mie mutandine. Indossavo solo quelle, e una felpa.
Lui ringhiò e mi strinse leggermente i capelli.
"Non riuscirai a farla franca".
"Voglio solo accoppiarmi", sussurrò, abbassando le labbra verso la mia mascella. Le scintille scoppiarono nel mio stomaco, nella pancia e nel petto.
Ma si spensero rapidamente quando mi ricordai che Ryder mi aveva fatto del male. Ryder era il ragazzo che mi aveva fatto del male a scuola, mi aveva sbattuta contro il muro, mi picchiava a pranzo, rubava il mio cibo, spingeva i miei libri a terra, mi molestava.
Colpii di nuovo il suo petto e lui smise di baciarmi per guardarmi negli occhi.
"Sono passati quattro anni… Sei diventata una dea", mi sussurrò. Lo colpii di nuovo mentre cercava di baciarmi.
"No", riuscii a dire mentre lui mi afferrava i polsi e li teneva fermi ai lati della testa.
La sua bocca si spostò sulla mia e io cercai di scuotere la testa, ma lui si spostò sul mio collo.
"Ryder". Provai a unire le gambe, ma lui ne infilò una in mezzo. "Non puoi farmi questo. Ti prego".
"Sono un lupo mannaro, Milly. E tu sei la mia compagna. Devo farlo".
Cosa diavolo si è fumato?
"No, non devi". Scossi disperatamente la testa mentre lui mi guardava. "Hai bisogno di dormire più di ogni altra cosa. Qualunque sostanza tu stia assumendo, è meglio che tu ci dorma su", dissi, ma lui si mise a ridere.
Teneva la testa bassa, il viso tra i miei seni.
"Sono così felice che la Dea ti abbia dato a me".
Oh, mio Dio!
Lo fissai mentre lui ricambiava lo sguardo.
"Ora, è meglio che non ti muova, o ti farà ancora più male", disse. Io scossi la testa, cercai di chiudere di nuovo le gambe ma le sue ginocchia le aprirono mentre le sue mani tenevano ancora le mie giù.
"Ryder! Giuro su Dio..."
"Cosa pensi di fare?" Mi chiese. "Ti lascio le mani, ma se mi colpisci o fai a botte dovrò legarti, chiaro?" Io annuii piano, deglutendo.
Lasciò andare i miei polsi lentamente prima di farli passare sulla mia pancia, sotto la felpa. Deglutii di nuovo mentre la tirava sopra la mia testa. Mossi le braccia per coprirmi i seni, ma lui le allontanò dolcemente.
"Non farlo", sussurrò. Sentii un dolore all'intestino, alla testa e al petto. Rabbrividii un po' al suo tocco, caldo e confortevole, ma allo stesso tempo deciso.
"Cosa succederà a me e a mia sorella? Ci rinchiuderai? Ci violenterai?"
"Violentare?" Ripeté lui alzandosi dal letto. "Non ho mai violentato nessuno e mai lo farò".
"Che cazzo hai intenzione di fare adesso?!" Urlai, sedendomi mentre lui si toglieva la maglia.
Distolsi lo sguardo dai suoi muscoli, dagli addominali, dalla pelle tonica e dal suo corpo perfetto. Il tipo di corpo che avrei desiderato, il corpo a cui non avrei detto di no, ma erano successe troppe cose.
"Non voglio violentarti, ma..."
"Ma cosa? Non puoi farne a meno?"
"Non posso farne a meno!" Urlò lui di rimando. Io chiusi forte gli occhi mentre lui si riavvicinava a me. Nudo, in tutta la sua gloria.
"Il mio lupo ha il controllo".
"Il tuo lupo?!" Gridai e lo colpii di nuovo al petto, ma lui afferrò il mio pugno. "Ti odio!"
"No, non è vero!" Urlò e mi costrinse di nuovo a scendere. "Non voglio violentarti, Milly. Non voglio che sia così. Per favore, lasciami fare". Chiuse gli occhi per un attimo e grugnì. "Sto facendo fatica qui!"
"Vaffanculo".
"Stai zitta o ti farai male!"
"È tutta colpa tua!" Gli urlai contro piangendo e lui seppellì il suo viso nell'incavo del mio collo.
"Ryder! Ti prego", lo implorai mentre mi cercava di aprirmi le gambe. Mi tirai indietro quando il suo arnese si avvicinò alla mia entrata.
"Implorami", mi sussurrò all'orecchio. "Implorami di fermarmi. È l'unico modo per farti ascoltare".
"Da chi?" Chiesi, poi gridai quando la sua mano si strinse intorno alla mia spalla.
Sentii dei pugnali scavare nel mio braccio, ma non erano pugnali. Erano denti, i suoi denti. Potevo sentire la sua lingua contro la mia pelle.
"Ryder, fermati! Ti prego!" Gridai. "Ti prego, fa male. Fa malissimo", singhiozzai. Lui si allontanò lentamente dal mio braccio, ma continuò a leccarlo.
Abbassai lo sguardo e vidi il sangue sulle lenzuola e sul mio braccio. Tirai su col naso quando il dolore finì e passai lentamente la mano sul braccio mentre lui si rotolava accanto a me e fissava il soffitto.
Mi alzai lentamente a sedere, la mia mano toccò la ferita. Trasalii leggermente prima di guardare il danno, ma non c'era più sangue, né ferite, solo un'impronta scura.
Sembrava un lupo, un tatuaggio ben fatto.
"Che diavolo è questo?" Chiesi senza guardarlo. Il letto si spostò un po' mentre lui si alzava e ci passò sopra il pollice con dolcezza.
"Era l'unica cosa che potevo fare per riprendere il controllo. Mi dispiace, Milly. Non hai idea di quanto sia stato difficile".
"Come hai fatto?" Chiesi, fissandolo.
"È solo un marchio. La prima parte dell'accoppiamento tra lupi mannari è la marchiatura. Il mio lupo era pronto ad accoppiarsi con te..."
"Non ti seguo", lo interruppi e notai che i suoi occhi si abbassarono per un attimo. Abbassai lo sguardo e mi allontanai da lui, spostando le braccia sui miei seni.
"Non nasconderti, ti prego", sussurrò toccandomi la spalla.
Mi allontanai e lui lasciò la presa. "Sono un lupo mannaro. Tu sei la mia compagna. Siamo fatti l'uno per l'altra".
"Ryder, non so quali droghe tu abbia preso, ma devi riportarmi a casa", risposi. Lui ridacchiò rumorosamente mentre si alzava.
Gli lanciai un'occhiata, ma poi mi allontanai mentre lui si rimetteva le mutande e mi lanciava le mie. Mi alzai, mi girai dall'altra parte mentre le indossavo e poi feci per prendere la mia felpa, ma lui l'afferrò.
"È mia".
"Non ne avrai bisogno. Fa troppo caldo", disse. Io mi allontanai di nuovo da lui mentre tornava indietro, dopo aver messo la felpa su un mobile.
Alzai lo sguardo quando le luci si spensero all'improvviso. Mi spostai sul letto.
"Non verrò a letto con te".
"Sì, invece", ringhiò e io sobbalzai per quanto era vicino.
"Ryder!" Mi mossi di scatto quando mi prese in braccio e mi bloccò sul letto. Si spostò su di me, le lenzuola ci coprirono entrambi.
"Baciami e ti do un calcio nelle palle", lo minacciai. Lui abbozzò un sorriso.
"Pensi di farmi male?" Chiese, poi spinse il suo corpo sul mio. Sussultai per il suo peso prima che le sue labbra si muovessero contro la mia mascella.
"Posso avere quello che fumi tu?" Gli chiesi e lui ridacchiò dolcemente.
"Forse in futuro", rispose prima che la sua bocca toccasse con forza la mia. Le sue mani toccarono i miei seni. Il suo tocco era caldo e confortevole.
Mi avvicinai, allungando la lingua verso la sua. La toccò prima di leccarmi il labbro superiore.
Emisi un respiro leggero.
Che cazzo sta succedendo?
Mi sentivo come se non avessi il controllo, come se avessi un demone dentro di me che lo desiderava tanto quanto lui desiderava me.
Lo guardai e lui ricambiò lo sguardo. Si avvicinò per baciarmi di nuovo, ma io girai la testa e lui mi toccò la guancia. Grugnì un po', ma poi si fermò e si spostò accanto a me, stringendomi tra le sue braccia.