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Alfa ribelli Libro 6

Autore
Renee Rose
Letto da
17,0K
Capitoli
14
Autore
Renee Rose
Letto da
17,0K
Capitoli
14
😱Thriller🙅Compagni riluttanti🎭Drammatico🐺Lupi mannari e mutaforma👩‍❤️‍👨Vero compagno💘Compagni predestinati💪🏻Protettore💰Miliardari🧙‍♂️Fantasy e paranormale💪🏻Maschi alfa💪Donne forti🥵Erotica⚔️Azione e avventura🕵️Crime e mystery🐺Paranormale🔒Vicinanza forzata

È l'unica ragazza che questo playboy non può avere. Una umana. Muoio dalla voglia di reclamare la ballerina rossa che illumina il locale ogni sabato sera. Vorrei trascinarla nel magazzino e farla urlare, ma non sarebbe giusto. È troppo pura. Troppo fresca. Troppo appassionata. Troppo umana. Quando scopre il mio segreto, il mio alpha mi ordina di cancellarle la memoria. Ma non lo farò. Eppure non sono materiale da compagno: non posso marchiarla e portarla nel branco. Che diavolo devo farmene di lei?

Capitolo uno

Jared

È tre mesi che ce l’ho duro per questa umana.
Lo so, è colpa mia, giusto? Sto cercando di dirlo al mio uccello, quando lei è sopra a quel cubo con quegli shorts microscopici a ballare per i clienti del locale del mio Alfa.
Angelina. L’energica ragazza dai capelli rossi che è riuscita da sola a trasformare l’Eclipse nell’unico e solo luogo da eventi del sabato sera di Tucson.
E in questo momento uno stronzo le ha messo le mani sulle cosce.
Mi faccio strada sgomitando in mezzo alla folla, pronto a prendere a pugni chiunque. Per mia fortuna – e per grande sfortuna dello stronzo dalla mani lunghe – è il mio lavoro.
L’eccitazione sale a ondate dalla folla. La musica è martellante. Gli avventori si fanno da parte per lasciare spazio alla mia figura imponente. Mi porto addosso cento chili di solidi muscoli ricoperti di tatuaggi. Non sono tanti quelli che tentano di farmi incazzare, così come non ci provano neanche con gli altri buttafuori dell’Eclipse.
Non abbiamo neanche bisogno di tirare fuori la nostra forza da mutanti per dimostrare il nostro potere.
Garrett non apprezza che i suoi buttafuori diventino troppo aggressivi, ma trattenermi mi è impossibile quando vedo l’irritazione di Angelina per le instancabili avance del signor Manolunga.
Spingo il mio corpo tra lui e il cubo dove Angelina sta ballando e incrocio le braccia sul petto, più che altro per impedirmi di serrare i pugni attorno a quel fragile collo da umano.
“Ehi, ehi!” Alza le mani in aria con espressione offesa, come se stessi reagendo in maniera esagerata.
“Giù le mani dalle ballerine. Fallo un’altra volta e sei fuori.”
“Va beeeene. Cavolo. La stavo solo salutando.”
“Vuoi metterti a discutere con me?” lo sfido. Ovviamente sto morendo dalla voglia che dica di sì, perché fargli sparire quell’atteggiamento dalla faccia sarebbe un’enorme soddisfazione, quasi pari a quella che provo nel vedere lo sguardo riconoscente di Angelina in questo momento.
Vieni in magazzino dopo la chiusura e ti permetterò di ringraziarmi come si deve.
Magari. Non che non mi abbia lanciato dei segnali. Non che non mi sia scopato almeno cento umane in quel magazzino, dall’apertura dell’Eclipse.
Ma lei mi eccita un po’ troppo.
E le umane sono off-limits. O almeno lo erano, prima che Garrett decidesse di mettersi insieme a una di loro.
E poi è completamente fuori dalla mia cerchia.
Viso fresco, appassionata: è prima ballerina all’università. Non potrebbe essere più immacolata e innocente di così.
Mentre io sono tutto motociclette e tatuaggi.
E sono un mutante.
Decisamente non il tipo giusto per lei. E se scopassi quel corpicino sexy? La rovinerei per tutti gli altri dopo di me.
Non per fare il presuntuoso riguardo alle mie abilità, ma presto attenzione a quello che piace a una ragazza. Sono rude e dominante al massimo, ma non costringo mai, non faccio mai del male. Le persuado solo ad arrendersi e mostro loro come fa un lupo.
Trey lo chiama jaredizzare. Appena una ragazza lo assaggia, torna subito per averne ancora un po’. E poi devo mettere io fine alla cosa, ferendole. Conclusione che Angelina non si meriterebbe.
Manolunga si allontana, dimostrandosi più furbo di quanto avesse lasciato a intendere. “No amico, non discuto. Cacchio.” Scuote la testa e si gira, scomparendo nella folla.
Guardo Angelina. “Tutto ok, bellezza?”
Cazzo, mi passa le dita tra i capelli a spazzola e sorride mostrando due profonde fossette. “Grazie,” grida sopra alla musica. “Sei una bomba.”
La musica cambia e passa all’ultima hit di Lady Gaga. Angelina balla su e giù, chiaramente entusiasta della scelta del dj. “Wow!”
Resto lì a sorriderle come un idiota, perché questa ragazza mi attira come una calamita.
Vedo il luccichio di eccitazione nei suoi occhi un attimo prima che mi si lanci addosso. Si mette a cavallo di una mia spalla e agita il pugno in aria.
Santa madre di Dio. La mia mano le scatta sulla schiena per tenerla in equilibrio mentre ondeggia il bacino, ballandomi sulla spalla.
O almeno penso che balli. Il cervello mi dice che l’attività è quella, ma l’uccello è sicuro che mi stia implorando di scoparla. Soprattutto considerando che ha la fica a pochi centimetri dalla mia faccia.
Le affondo i denti nell’interno coscia.
Grida e mi stringe la testa con entrambe le mani, convincendo il mio uccello che ne vuole ancora.
Eh già, non funzionerà. Se non la rimetto subito sul cubo, finirò con la bocca a segno sul piccolo ritaglio di stoffa che si frappone fra me e quella sua dolce fica.
Mi piego per abbassare la spalla e lasciarla scivolare giù con riluttanza, rimettendola sul suo trespolo. Non riesco a resistere e le rifilo una sculacciata sul culo prima di voltarmi e allontanarmi.
Non mi giro a guardare – non posso – ma mi soddisfa sapere di aver lasciato di sicuro una bella manata sul quella carne nuda che stanotte si dimena per tutti.
E sul serio, dovrei dirle di venire più coperta la prossima settimana.
No. Non posso. A) Gli shorts che coprono solo mezzo culo sono di moda. Tutte le ragazze del college li portano. E B), le cubiste e i loro deliziosi culi sono parte della ragione per cui il locale è strapieno ogni sabato sera. Garrett non approverebbe se sapesse che apporto modifiche ai costumi. Non che ci siano licenze artistiche a regolare le performance.
È lo show di Angelina. Il frutto del suo ingegno, la sua proposta, la sua esecuzione. Ha portato il suo gruppo di ballerine e insieme fanno esplodere il locale.
Se solo non mi lasciasse con l’uccello gonfissimo a ogni esibizione…

Angelina

Oh, Dio.
Jared, il buttafuori enorme tutto tatuaggi e quel suo modo tenebroso di flirtare mi fa sentire le farfalle nello stomaco. Mi brucia il sedere dove mi ha sculacciato, e non serve che mi volti a guardare per sapere che ha lasciato una bella manata rossa che tutti vedranno.
Ho come la sensazione che fosse sua intenzione.
Al diavolo i miei tratti dai capelli rossi, perché la vampa che mi sale dal collo e si allarga al viso probabilmente adesso è evidente a tutti.
Lo vedo scomparire tra la folla, delusa che neanche si volti a guardarmi. È un uomo bellissimo. Un perfetto esemplare di cruda mascolinità. Ha modi rudi ed è coperto di tatuaggi, ma dannazione, è tanto affascinante da far passare in secondo piano il fatto che la sua presenza dovrebbe intimidirmi.
E wow, quella piccola dimostrazione di forza con il tizio che mi stava importunando?
Eccitazione totale.
Mi giro e guardo negli occhi le altre due ballerine di turno, e tutte e tre passiamo alla combinazione pre-organizzata, passando dal freestyle a una serie di movimenti sincronizzati.
Talya e Remy sono tutte e due un po’ brille, ma conosciamo così bene la performance che potremmo eseguirla anche dormendo. E poi, da ballerine professioniste o semi-professioniste quali siamo e con tutto l’allenamento che abbiamo in corpo, possiamo far apparire ogni mossa come pensata e coreografata.
La canzone finisce e il nostro set è terminato. Ci è concessa l’ultima ora per divertirci: drink offerti dalla casa. È il patto che ho fatto con il titolare, un altro uomo enorme e dall’aspetto piuttosto minaccioso che si chiama Garrett Green. Cinquanta verdoni a testa e da bere gratis in cambio di balli scatenati il sabato sera. La maggior parte delle ragazze del corpo di ballo da me creato accetterebbe anche solo per la pubblicità gratuita e l’attenzione che riescono a ottenere su quei cubi.
E io…? Io non so perché lo faccio. Non per i drink: non vado d’accordo con l’alcool. Per la gioia pura che deriva dalla creazione, mi sa. È bello inserire del vero divertimento nella vita di tutti i giorni.
Sì, sono una tipa da musical, quelle situazioni dove la gente si mette improvvisamente a cantare in pubblico. Sono la ragazza che spinge il carrello tra le corsie del supermercato sforzandosi di non improvvisare un’arabesque mentre creo mentalmente una coreografia adatta alla gente cui passo accanto.
Tranquilli, non la eseguo veramente. Certo, se riuscissi a convincere altri danzatori a unirsi a me, niente mi fermerebbe.
Passo in mezzo alla folla fingendo di non fissare il fusto sexy, Jared. Lì. Vicino alla porta che dà sul patio. Vado al bancone perché non voglio sembrare troppo ovvia. Non penso di interessargli. Cioè, sono settimane che gli lancio segnali, e anche se a volte mi rivolge qualche occhiata infuocata non mi ha mai chiesto il numero di telefono né di fare due chiacchiere.
Una delusione totale.
Mi siedo al bancone e ordino un’acqua tonica col lime. È il mio trucchetto scemo per dare l’idea che stia bevendo un gin tonic o vodka e soda, quando in realtà mi sto solo reidratando. Le mie amiche si prendono da bere e si mescolano con la folla, e io faccio finta di starmene tranquilla. Un tizio mi si avvicina ma non mi interessa, quindi gli rivolgo un sorriso educato e vado verso il bagno.
Quando esco, trovo Jared lì in piedi nel corridoio.
“Vieni qui, ragazzina.” Mi chiama facendomi segno col dito. Lo seguo attraverso una porta riservata al personale ed entriamo nel magazzino, che è pieno zeppo di scatole di alcolici.
Dannazione, se un gruppo di amici volesse un posto da svaligiare, questo sarebbe davvero come fare bingo.
Mi batte forte il cuore e mi sento avvampare in viso, anche se non so cosa voglia.
Cioè, so cosa spero che voglia.
E non dovrei nutrire speranze del genere.
È evidente che Jared è uno a cui piace giocare. Si fa le ragazze e poi non le richiama più. È quello che dicono tutti, incluso il suo migliore amico, l’altro buttafuori, Trey. Mi hanno messo in guardia da questo tizio, ma non riesco comunque a fermare il brivido di eccitazione che mi scorre in corpo.
Jared mi prende una mano. Prima che possa capire quello che sta facendo, mi fa ruotare su me stessa, piazzandomi davanti al muro e bloccandomi il palmo lì. Poi mi afferra l’altro polso e lo mette insieme al primo, tenendoli fermi entrambi con una sua mano potente.
Mi si blocca il respiro in gola mentre sento il suo palmo schiantarsi contro al sedere. Come prima, mi colpisce sulla parte sottostante delle natiche, quella lasciata scoperta dagli shorts cortissimi.
Annaspo ma non protesto, troppo eccitata per desiderare che si fermi.
Lui mi schiaffeggia l’altra natica con la medesima forza. “Questo è per esserti messa degli shorts che fanno venire in mente a ogni uomo qua dentro di scoparsi questo culo succulento.”
Sono sicurissima di avere smesso di respirare. Nessuno mi aveva mai parlato in modo così rude e osceno, ma non ho la minima intenzione di lamentarmi. Anche le mie parti intime si stringono, programmando un festino all’idea di qualsiasi altra cosa Jared abbia da offrire.
Mi ruota di nuovo, in modo da portarmi faccia a faccia con lui. Colpisco la parete con il sedere ed espiro tutto d’un colpo, in un soffio. La sua mano mi va dritta in mezzo alle gambe.
“E la prossima volta che mi metti la fica così vicina alla faccia…” Fa oscillare la mano mentre parla, premendo lungo la cucitura dei pantaloncini, scorrendo dal clitoride all’ano. Sussulto e arriccio le dita dei piedi. “… scoprirai esattamente quello che vorrei farci.”
Un fremito di proporzioni epiche mi scorre dentro. Più un brivido, solo che ‘brivido’ ha una brutta connotazione. E quello che sto provando è dannatamente lontano da qualsiasi cosa brutta io conosca. Sento le viscere che si sciolgono, l’eccitazione scorre lungo le cosce, arrivando alle piante dei piedi. Ho il viso in fiamme.
Ora ho un’idea più chiara di cosa significhi l’espressione ‘mi fai arrossire’.
Fa scivolare lentamente le dita sopra alla stoffa, arrivandomi esattamente sopra alla fessura, che mi ha completamente inzuppato le mutandine. “Capito, bellezza?”
Deglutisco. “Sì.” Il mio sesso si stringe.
Le sue dita si infilano sotto al cavallo degli shorts e dentro alle mutandine e io gemo.
“Tesoro, se ti metti un’altra volta questi shorts all’Eclipse, ti riporto qua dentro e sculaccio questo tuo culo succulento fino a farlo diventare tanto rosso che chiunque ti guarderà ballare capirà che qualcuno ti ha fatta sua.”
Spinge indietro la testa di scatto e la scuote, come sorpreso da ciò che ha appena detto, ma le sue dita scivolano, scivolano, scivolano sulla mia fessura. Gemo piano, lo sguardo fisso all’altezza del suo petto.
“Occhi su di me, tesoro,” mi ordina, e obbedisco senza neanche pensare. Le ballerine sono creature obbedienti di natura. Abbiamo passato tutta la vita a modellare corpo e mente per riuscire a fare qualsiasi cosa un regista o un insegnante ci chieda. Una ballerina che non ce la fa viene eliminata in poco tempo. Ce ne sono sempre altre dieci pronte a prendere il tuo posto, se non sei pronta a dare il cinquecento per cento.
Mi fissa negli occhi, mentre mi infila dentro un dito.
Piagnucolo; non per dolore, ma per assoluto bisogno. Non sono vergine, ma non sono mai stata così eccitata in vita mia. Ho i capezzoli che premono contro al tessuto aderente della maglietta e sono fradicia in mezzo alle gambe.
Mi divincolo per liberarmi dalla mano che ancora mi stringe i polsi, e mi struscio in avanti per accogliere il dito più a fondo.
Lui china la testa verso la mia, così che ci troviamo tempia contro tempia. “Ti va bene, angelo?”
È un po’ tardi per controllare che sia d’accordo, ma apprezzo la domanda. “Sì,” dico ansimando.
“Bene.” Si sposta e mi infila dentro un secondo dito.
Ruoto le anche, sollevandomi in punta di piedi.
“Stai ballando per me adesso, vero, tesoro?”
“Oh, Dio,” gemo.
Ha spinto entrambe le dita a fondo e ora smette di muoverle. Smette, così!
“Co-cosa stai facendo?”
Il suo sorriso ha tutte le sfumature della sensualità. “Voglio solo essere sicuro che tu lo voglia.”
Ruoto le anche. “Ti ho detto di sì.”
Ricomincia a muoverle lentamente. Troppo lentamente. “Dillo bene. Dimmi per chi stai ballando.”
“Per te. Sto ballando per te,” grido. Ho un disperato bisogno di venire.
“Vuoi altre dita, angelo?”
“Jared,” dico annaspando.
Ha le palpebre a mezz’asta.
Una parte di me si incazza. Mi sta prendendo in giro?
Probabilmente percepisce la mia resistenza. “No, fanculo. Dovrei essere io a implorare te. Non vedo l’ora di vederti godere, bellezza.” Fa pompare le dita dentro e fuori finché le mie gambe tremolanti non sono sul punto di cedere. “Vieni per me, Angelina. Fammi vedere di cosa sei capace.”
Non ho idea di cosa intenda dire, ma il mio corpo esegue comunque gli ordini. Cedo alla sua abile tortura. Nel momento in cui i muscoli iniziano a stringergli le dita, spinge più a fondo e aspetta, lasciandomi irrigidire e rilassare a intervalli, in ondate di piacere.
“Oh, cazzo, tesoro.” Appoggia la fronte alla mia e sfila le dita. “Anche meglio di quanto avessi immaginato.”
Non sono sicura di cosa voglia dire dato che sono stata io a venire, ma mi ispira comunque un’allegria che dona un brivido di vitalità al rilassamento totale che mi ha pervaso i muscoli.
La maniglia vibra e Jared si stacca da me con un salto, lasciandomi andare e tirandomi giù l’orlo degli shorts un istante prima che la porta si spalanchi.
Uno dei baristi entra, poi si ferma quando ci vede e ci lancia un’occhiata curiosa.
Jared mi si mette davanti, come a volermi schermare da un possibile scrutinio, e apprezzo il gesto per quanto un po’ in ritardo.
“Sarà meglio che vada a cercare le mie amiche,” mormoro. Non è che voglia separarmi da Jared. Beh, aspetta… sì, lo voglio.
L’imbarazzo ha la meglio, insieme alla consapevolezza che probabilmente ha portato dozzine di ragazze qua dentro. È per questo che il barista non sembra sorpreso.
Passo oltre Jared e mi dirigo verso la porta.
“Aspetta, angelo. Aspetta un momento.” Mi afferra per la vita.
Resto immobile, ma non lo guardo.
“Scusa,” mormora a voce bassa, in modo che possa sentire solo io. “Non avevo la minima intenzione di farti sentire usata e buttata via.”
Non so se è la sensazione che ho provato, ma ora che l’ha detto è proprio quello che mi dilaga nelle viscere.
“Sì, devo proprio andare,” insisto.
Jared mi lascia. Percepisco la sua riluttanza, anche se mi rifiuto di guardarlo negli occhi. Voglio solo uscire di qui.
Sono l’unica tra le mie amiche a non aver bevuto stasera, ma sono proprio quella che sta prendendo le decisioni sbagliate.
“Aspetta un attimo. Puoi darmi un secondo?”
Scivolo via. “È tutto a posto,” borbotto, senza voltarmi a guardare. “Possiamo parlare dopo.” Sfreccio verso la porta prima che possa aggiungere altro. Sento che è dietro di me, ma non mi guardo alle spalle. Vado dritta al bancone per trovare le mie amiche e uscire da qui.
Ma cosa stavo pensando? A quanto pare bastano due sculaccioni sul culo e sono pronta a permettere a uno di fare con me quello che vuole.
Dannazione. Dovrò dire alle mie amiche di non lasciarmi mai più da sola con Jared. Soprattutto non quando sono in ovulazione.
Zona di pericolo.
Trovo Talya e Remy all’accensione delle luci fluorescenti, che indica l’imminente chiusura del locale. Dalla folla sale uno sbuffo collettivo e la gente si allontana veloce, come scarafaggi colpiti dalla luce del sole.
“Andiamo,” dico con urgenza. “Usciamo da qui. Ne ho avuto abbastanza.”

Jared

Ho mandato tutto a puttane. Di brutto.
Sapevo che avrei dovuto tenere le mani alla larga da Angelina. È la mia kryptonite femmina. Il mio autocontrollo va a farsi benedire quando lei è nei paraggi.
Ora mi sono lasciato andare e l’ho degradata nel peggiore modo possibile.
Ne è quasi valsa la pena. Quasi.
Cazzo, mi farò seghe a manetta per una settimana intera, solo pensando al suo viso in preda all’orgasmo. È stato ancora meglio di come me l’ero immaginato.
Controllo la folla rimasta, quelli che hanno bisogno di un incoraggiamento per andarsene. Uomini e donne che cercano di confermare le conquiste fatte prima di levarsi di torno.
“Tempo scaduto,” esclamo. “Tutti fuori.”
Un paio di ragazze ritardatarie mi fulminano con sguardi che gridano scopami.
Non ne ho la minima tentazione. Per niente. Ma una parte di me pensa che forse dovrei scoparmene una giusto per levarmi dalla testa quella bellezza rossa. Per eliminarla dalle mie fantasie. Cavolo, è al centro dei miei pensieri da quando è arrivata qui all’inizio del semestre con quella sua ideona delle ballerine.
E mi sono pure offerto volontario per preparare i cubi su cui ballano.
Una bionda, più carina in penombra di quanto appaia ora sotto alla luce piena, mi viene incontro barcollando su tacco dodici.
Mi acciglio e scuoto la testa e lei prosegue dritta, uscendo dalla porta. Scuoto ancora la testa, più a me stesso che a chiunque altro, e do una mano a spingere fuori il resto della folla. Mentre passo lo spazzolone sul pavimento per raccogliere i bicchieri di plastica, le cannucce e i tovagliolini di carta, cerco di pensare a qualcos’altro, qualsiasi cosa che non siano le dolci curve del culo di Angelina mentre ballava su quel cubo. O la leggera increspatura delle sue labbra quando l’ho penetrata. Il modo in cui la sua bocca si è aperta e gli occhi hanno ruotato indietro quando è venuta.
Dopo la chiusura, me lo sto ancora ripetendo in loop nella testa.
“Che problemi hai, amico?” mi chiede Trey mentre andiamo verso le moto parcheggiate nel cortile esterno.
“Niente.” Sembro più scorbutico di quanto vorrei.
“È successo qualcosa con la ballerina?”
“Taci, stronzo.” Trey è il mio migliore amico, ma a volte non è capace di lasciare stare la gente.
“Ah-ah. Come immaginavo. Damian ha detto che te la stavi scopando nel magazzino.”
Prendo Trey per il colletto e me lo tiro vicino guardandolo dritto negli occhi. “Non la stavo scopando.”
“Ok,” dice velocemente, alzando le mani. “Come dici tu, amico.”
So che non ho fatto altro che scavarmi la fossa adesso, quindi lo lascio andare e indico la sua moto con uno scatto del mento. “Vai avanti. Ci vediamo dopo a casa.”
“Dove vai?” mi chiede sospettoso.
“A fare un giro.”
Trey scrolla le spalle e parte. Aspetto che si sia allontanato, poi monto in sella alla moto e accendo il motore facendolo rombare più forte di quanto servirebbe.
Parto sgommando dal parcheggio. Sono quasi le tre del mattino e non ci sono auto per strada. O almeno questo è quello che mi dico. La verità è che sono ancora dentro a quel magazzino del cazzo, a rivivere la parte dove tutto è andato a rotoli con Angelina.
È per questo che esco dal vicolo senza guardare.
Non vedo l’auto in arrivo. Non finché mi trovo a volarle sopra e il vetro esplode in mille pezzi che sembrano i coriandoli sparati da un palloncino esploso.

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