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Amore nel distretto Libro 2: I principi del cambiamento

Autore
Sofia Jade
Letto da
18.2K
Capitoli
24
Autore
Sofia Jade
Letto da
18.2K
Capitoli
24
🥵Erotica👩🏼‍🏫Insegnanti🏙️Contemporaneo

Tutti lo conoscono come un playboy redento: l’affascinante preside di una scuola media con una reputazione che è determinato a lasciarsi alle spalle. Lei è la supplente che sa bene di non dover cadere ai piedi di uomini come lui, nonché un’autrice di bestseller che comprende l’amore alla perfezione solo sulla carta. Nella vita reale, ha già vissuto il suo unico grande amore e da allora ha costruito mura altissime intorno a sé.

Lui si innamora perdutamente e rifiuta di arrendersi, inseguendola tra dubbi e distanze con pazienza e tenacia. Non importa quanto spesso lei scappi, lui è lì, a dimostrare che certi amori non svaniscono dopo una perdita: aspettano, silenziosi e ostinati, di essere ritrovati.

Capitolo 1

JESSE

«Sì, sì, sì! Jesse! Sì!» gridava Nina Edgewater mentre continuavo a prenderla da dietro.
Di solito mi piaceva quando le donne urlavano il mio nome mentre le scopavo sulla scrivania. Però qualcosa era cambiato, ultimamente. Stavo iniziando ad annoiarmi di quel flusso continuo di donne che passavano dal mio ufficio ogni giorno. La routine stava diventando monotona.
Alzati la gonna.
Mi tolgo i pantaloni.
Piegati sulla scrivania.
Metto il preservativo.
Non guardarmi.
Non baciarmi.
Ti scopo finché non veniamo entrambi.
Ok, adesso puoi andare.
Era sempre la stessa cosa, e la messinscena stava diventando proprio questo… una messinscena.
Mio fratello gemello Wesley mi avrebbe detto che a quest'ora avrei già dovuto trovare una brava ragazza con cui sistemarmi. Facile per lui parlare. Aveva conosciuto sua moglie quando aveva appena ventidue anni e se n'era innamorato al primo sguardo. Ma ormai ne avevamo trentatré. Dopo anni passati a cazzeggiare e a scoparmi le mamme i cui figli si cacciavano nei guai o che volevano semplicemente fissare «incontri speciali» con me… tutto questo giochetto mi stava logorando.
Abbassai di nuovo lo sguardo sul mio cazzo duro che entrava e usciva da Nina. Aveva perso peso. Il suo punto vita si era assottigliato dall'ultima volta che era stata qui per via di suo figlio Devin.
Cercai di fare un calcolo mentale per ricordare quanto tempo fosse passato.
Saranno state… solo due settimane fa.
Devo davvero parlarle delle risse di Devin, una volta finito qui.
A volte mi chiedevo se fosse Devin a comportarsi male o se fosse sua madre a provocarlo, così da farsi convocare per le nostre scopate semi-regolari. Sapevo che era sola, ma mi aveva detto che aveva ricominciato a frequentare qualcuno. Speravo che trovasse presto un uomo che si prendesse cura di lei. Meritava qualcuno che potesse darle più di quanto fossi in grado di darle io.
Feci del mio meglio per tenerla per i fianchi e impedirle di rimbalzare contro la scrivania. Il poco che c'era da afferrare non mi dava molto su cui lavorare. Uscii e spinsi di nuovo dentro, cercando di andare più a fondo per trovare il mio piacere, come se fosse nascosto da qualche parte dentro di lei.
Sentii Nina emettere un gemito sommesso e percepii le sue pareti contrarsi mentre veniva, ma io ero ancora lontano.
Qualcosa mi disturbava. Qualcosa non andava oggi. Ero distratto. Non riuscivo nemmeno a concentrarmi sulla donna seminuda dentro cui mi trovavo in quel momento.
Stringendole i fianchi più forte, affondai in lei a ritmo serrato, inseguendo il mio piacere ancora e ancora. La distrazione stava diventando insopportabile mentre cercavo di pensare a qualsiasi cosa, a chiunque, pur di arrivare al traguardo.
Forse devo prendermi una pausa dal sesso? È possibile che la sensazione si affievolisca se lo fai troppo spesso?
La mente vagò, e il mio cazzo cominciò ad ammosciarsi.
Oh, cazzo no. Probabilmente è la cosa peggiore che possa capitare a un uomo.
Cercai di pensare a qualcosa di diverso, ma non riuscivo a concentrarmi. Sapevo qual era il mio problema. Non avevo mai sentito un vero legame con nessuna delle donne con cui ero stato. Per me era sempre stato solo sesso, e la cosa stava iniziando a logorarmi.
Fantasticai su come sarebbe stato essere schiavo della figa come mio fratello. Avere qualcuno che fosse così legato a me, qualcuno che amassi così tanto da non voler stare con nessun'altra.
No. Non riesco a immaginarlo.
Anche se non riuscivo a figurarmelo, quel pensiero bastò a farmi tornare abbastanza duro da arrivare al limite. Dopo un'ultima spinta, venni, lasciandomi andare all'eiaculazione più deludente che avessi avuto da quando ero ragazzino e avevo scoperto per la prima volta a cosa serviva un cazzo.
Aiutai Nina a rialzarsi, facendola girare mentre si sistemava la gonna.
«Per favore, dì a Devin di smetterla di attaccare briga in mensa. Ho già detto alla sua insegnante che sarà sospeso per una settimana se succede di nuovo. Questo potrebbe compromettere la sua ammissione alla prima superiore.»
Lei sorrise in risposta.
Un po' assurdo che una madre sorrida quando sente che suo figlio rischia di essere bocciato.
«Certo, Jesse. Mi assicurerò che non si cacci più nei guai.» Si alzò sulle punte e mi baciò dolcemente sulla guancia. «Grazie. Per tutto. Ci vediamo presto.»
La guardai mentre la porta si apriva e si richiudeva alle sue spalle, poi mi lasciai cadere sulla sedia dietro la scrivania. Buttai il preservativo usato nel cestino sotto di me senza troppe cerimonie mentre mi riallacciavo i pantaloni del completo.
Tutta quella situazione mi lasciava una sensazione di frustrazione e insoddisfazione. Tanto valeva non essere venuto affatto, perché lo sfogo aveva fatto ben poco per alleviare quel fastidio persistente alle palle. Pensai di darmi una mano sul cazzo e provare a venire un'altra volta, ma sapevo che oggi non ce l'avrei fatta. C'era qualcosa nell'aria, e non era l'odore del sesso appena fatto.
Guardai il calendario sul computer, notando che mancavano appena dieci minuti all'appuntamento delle tre con un'altra mamma il cui figlio si era messo a fare a botte.
Ma che diavolo succede a questi ragazzini?
Eravamo a metà anno scolastico e i mesi freddi dell'inverno erano in pieno svolgimento a Washington. Di solito questo faceva emergere il lato aggressivo dei ragazzi, dato che la ricreazione e le ore di ginnastica venivano spostate al chiuso.
Tirai fuori il telefono dal cassetto e chiamai mio fratello gemello, Wesley.
«Che succede, fra'?»
«Come sta la mia nuova nipotina?»
Wesley ridacchiò. «Adorabile. Tutto ciò che c'è di buono, perfetto e bello nella vita. Devo trovare il modo di tenerla lontana dai ragazzi fino a quando non avrà cinquant'anni. Non voglio che incontri dei perdenti come te.»
Risi. Se solo sapesse quanto fosse vera quella frase.
«Che combini? Quando trovi una brava donna che dia dei cuginetti ad Atlas?» chiese.
Sospirai. «Probabilmente mai, al ritmo con cui mi sto facendo le mamme di questa scuola.»
Wesley ridacchiò. «Fidati. Quando arriva quella giusta, sarà nel momento in cui meno te lo aspetti. Lo capirai.»
Alzai gli occhi al cielo. «Non ho capito come la mia telefonata sia diventata la sceneggiatura di un film sdolcinato, ma il vero motivo per cui ho chiamato era sapere se lavori stasera, così passo alla caserma a farmi una bella sessione in palestra.»
«Così disperato per il sesso? Hai bisogno di sfogare la frustrazione?»
Se solo sapessi quanto sesso insoddisfacente ho fatto ultimamente.
«Lavoro stasera. Passa quando vuoi dopo le sei» disse.
Chiusi la chiamata proprio mentre la mia assistente mi avvisava tramite l'interfono che Diego Torres e sua madre, la signora Torres, erano arrivati per l'appuntamento delle tre.
«Grazie, Kate. Falli entrare.»
Sistemai velocemente la scrivania, riordinando il caos lasciato dalla visita di Nina Edgewater. Quando finalmente alzai lo sguardo, la signora Torres e Diego erano seduti di fronte a me.
La mia attenzione cadde prima su Diego, un ragazzino di dodici anni con i capelli castani disordinati e gli occhi marroni, tondi e nervosi, che mi fissavano. Non l'avevo mai visto nel mio ufficio, e non ricordavo di averlo notato nel campus della scuola. Doveva essere la prima volta che si cacciava nei guai da quando ero diventato preside, cinque anni fa.
Poi mi girai verso la signora Torres.
Sapete quel luogo comune che Wesley mi aveva appena raccontato sul colpo di fulmine? Sul capire subito quando hai incontrato quella giusta?
Già, tutte quelle stronzate sdolcinate che nella vita vera non succedono mai.
Ma quando i nostri sguardi si incrociarono, lo sentii. In quella frazione di secondo, seppi che ero spacciato.

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