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Mezzosangue Libro 4

Autore
Laura B.L.
Letto da
18,4K
Capitoli
47
Autore
Laura B.L.
Letto da
18,4K
Capitoli
47
🐺Paranormale🧛🏻Vampiri😌Seconde opportunità🎭Drammatico👩‍❤️‍👨Vero compagno💘Compagni predestinati🧚🏼‍♂️Fate🧙‍♂️Fantasy e paranormale👑Reali e aristocratici

In un mondo dove i regni si scontrano e antiche potenze si contendono il dominio, Tara, un ibrido unico di mortale e fata oscura, si ritrova invischiata in una rete di tradimenti, omicidi e amori proibiti. Mentre si destreggia tra alleanze insidiose e svela oscuri segreti, Tara deve affrontare il suo passato e abbracciare il suo destino per proteggere coloro che ama. Con assassini alle calcagna e una guerra incombente tra i regni, il viaggio di Tara è irto di pericoli e passione, e la condurrà a una sconvolgente rivelazione sulla sua vera identità e sul destino del suo mondo.

Capitolo 1

Libro 4: Trono di sangue e paura

La lupa correva, il suo respiro era affannoso. La paura era una morsa intorno al cuore, che si stringeva a ogni passo. L'avevano trovata. Quei bastardi l'avevano avvistata.
Gli alberi imponenti trasformavano la notte in un labirinto insidioso, ma lei era fatta per questo. I suoi occhi si adattavano all'oscurità, aiutandola a evitare gli ostacoli sul suo cammino.
Le sue zampe battevano sul terreno, nel disperato tentativo di sfuggire agli inseguitori. O meglio, agli assassini. Le voci erano vere. Non si trattava di semplici cacciatori.
Gli esseri umani comuni non possedevano un simile potere.
Un grido le sfuggì dalla gola quando inciampò. Qualcosa le aveva imprigionato la caviglia, inchiodandola a terra. Abbassò lo sguardo.
Radici, simili a dita nodose, avevano avvolto le sue gambe, affondando nella carne a ogni movimento.
Lacrime di frustrazione le salirono agli occhi mentre cercava di liberarsi. Le sue unghie si trasformarono in artigli.
Con un colpo secco, recise le radici. Senza perdere un istante, si rimise in piedi e riprese la sua corsa disperata. Il suo territorio era vicino.
Annusò l'aria, sperando di cogliere il loro odore, ma non lasciavano alcuna traccia. I loro nomi erano sconosciuti.
Ma una cosa era certa: nessuno era mai sopravvissuto a un incontro con loro.
A ogni respiro affaticato, rimpiangeva la decisione di essersi fermata alla taverna La Volpe e il Cinghiale.
Era un locale molto frequentato dalle creature dei Sette Regni. Un rifugio sicuro nelle terre umane, una zona neutrale. Un luogo di divertimento, non di paura.
Fondata un secolo prima dal suo proprietario, uno stregone, era un riparo per gli esseri più tolleranti.
Lei, come molti altri, la frequentava per la compagnia e i drink. La serata era iniziata come sempre, tra risate, grida, canti e balli.
Nessuno si era accorto del loro ingresso. Due donne e un uomo.
Neanche lei li aveva notati.
Erano bastati un sorriso, un bacio e qualche bicchiere perché lei se ne andasse con una delle donne. Le sue labbra erano dolci, i suoi occhi scuri come il caffè.
Nel buio vicolo tra due edifici, la donna l'aveva sorpresa, con un pugnale d'argento.
Non aveva avuto il tempo di trasformarsi nella sua forma lupo. Si era difesa, lasciando la traditrice stordita, ed era fuggita.
Ora era lei la preda, che correva, sanguinante e sempre più debole a ogni passo. Vulnerabile e incapace di trasformarsi.
Era vicina al suo branco, solo un ultimo sforzo. L'argento aveva bloccato il collegamento mentale. Era sola, alla loro mercé.
Le loro risate riecheggiavano minacciosamente nella notte. Le lacrime le rigavano il viso. Erano più vicini di quanto immaginasse. La paura era un brivido gelido lungo la schiena.
All'improvviso, dei rami si avvolsero intorno alla sua gola, bloccandole la fuga. Cadde pesantemente a terra, con le dita strette intorno ai tralci. I suoi artigli emersero di nuovo, mentre le radici spuntavano dal terreno, intrappolando mani e piedi.
"Vi prego", implorò, con il viso rigato dalle lacrime. "Vi supplico, non fatelo!"
Un paio di lucidi stivali neri si fermò davanti a lei. "Shh", sussurrò l'uomo. I suoi occhi erano ultraterreni. Non aveva mai visto nulla di simile.
Erano caldi, invitanti, e lui era incredibilmente bello. Troppo bello. In quel momento, si rese conto che stava usando il suo aspetto come un'esca, proprio come avevano fatto per attrarla.
"Finiscila subito", comandò la donna che l'aveva baciata e poi pugnalata.
L'uomo alzò la mano e, con un impercettibile movimento rotatorio, fece spuntare una radice dall'erba.
Gli occhi di lei si spalancarono per l'orrore quando la radice si frantumò in pezzi, assumendo la forma di artigli di lupo. Non ebbe nemmeno il tempo di urlare prima che il cuore le fosse strappato dal petto.
I suoi occhi divennero vitrei.
Morta.
"Dovremmo andare. Siamo vicini al suo branco", affermò la traditrice.
"Avete il sangue?" chiese l'uomo, facendo ritirare le radici nel terreno.
L'altra donna, che aveva osservato la scena da lontano, gli porse una fiala.
Lui spalmò il sangue di demone vicino al corpo inerte della lupa, i cui occhi erano ancora aperti. "Quei fottuti idioti penseranno che si tratti di un demone".
"Dobbiamo iniziare a seguire i vampiri. Re Maxius non è il più brillante. Sarà facile manipolarli", aggiunse la donna con la fiala.
L'uomo annuì, alzandosi in piedi. "Andiamo. Gli altri ci stanno aspettando".
All'improvviso, tutti si voltarono verso la foresta, mentre gli ululati dei lupi mannari riecheggiavano tra gli alberi.
Sparirono senza esitazione, abbandonando il corpo senza vita di una lupa innocente, in balia delle ombre della notte. Le tracce che avevano lasciato erano una bomba a orologeria, un potenziale catalizzatore di guerra.
***
In un altro regno, l'imponente muro di pietra che proteggeva la cittadella demoniaca sembrava tirare un sospiro di sollievo, osservando Tara dall'alto. Il cielo, perennemente grigio, riecheggiò del rombo di un tuono.
Nascosto tra le nuvole, un fulmine nero annunciò l'arrivo di una demonessa di alto rango.
"Sei sicura di farcela?" domandò Tara a Sorana.
"Lo spero. Probabilmente mio fratello non vede l'ora di punirmi per tutti i torti che gli ho inflitto", rispose lei, lanciando un'occhiata distratta all'altissima parete.
"Muoviamoci", la esortò Tara.
Mentre camminavano, demoni e demonesse si giravano verso di loro, con lo sguardo fisso su Sorana, colei che aveva tradito il proprio re e fratello per amore.
In molti serpeggiava il risentimento, unito all'odio. La demonessa non era mai stata benvoluta nel suo regno.
Era considerata egocentrica, superficiale ed estremamente avvenente.
Era famosa per la sua straordinaria bellezza: lunghi capelli neri, penetranti occhi grigi e folte sopracciglia scure, perfettamente arcuate.
Tuttavia ora, a quella bellezza infida, inaffidabile ed egoista sembrava mancare qualcosa. Al suo passaggio, molti iniziarono a percepirlo.
Si scambiarono sorrisi maligni quando notarono che Sorana non possedeva più quel potere che un tempo la rendeva speciale.
Era ancora immortale? Era quella la domanda che aleggiava nelle menti di tutti.
Il maestoso palazzo del Re dei Demoni dominava l'intero regno. Le sue porte si spalancarono, lasciandole entrare e avvolgendole nelle nebbie dell'Abisso, che nascondevano ciò che le circondava.
La paura si insinuò in Tara: paura della punizione, del rimprovero, di affrontare il re. Mentre venivano guidate attraverso la foschia, i suoi occhi si posarono sul viso di Sorana. "Sembri spaventata".
"Solo un pazzo non avrebbe paura di Lorcan", sospirò lei.
La paura che Tara provava era tutta per la sua amica, un terrore soffocante, il tipo che si accompagnava a un battito cardiaco accelerato.
Quando le nebbie dell'Abisso si diradarono, il trono apparve davanti a loro.
I cinque lord osservavano a distanza di sicurezza, impassibili.
Erano alti, i corpi tesi e muscolosi, le spade sguainate, irradiando forza.
Tara trovava quasi ridicolo pensare che due donne potessero affrontarli, soprattutto Sorana.
All'improvviso, il suo petto si strinse, mentre un'ondata di potenza la travolgeva. Come un'energia magica, i suoi occhi furono attratti da una figura che non aveva mai visto prima.
Un uomo che non aveva mai incontrato, ma con cui percepiva uno strano legame.
Anche solo il suo profilo lasciava intuire una bellezza straordinaria.
Il potere irradiava da lui. Le sue spalle larghe erano coperte da un'armatura di freddo ferro, scolpita in piume affilate che si allungavano fino a sfiorargli i polsi.
I capelli scuri, quasi neri, erano sciolti sulle spalle. Il legame appariva evidente, un sottile, invisibile, scintillante filo verde che sembrava legarlo a lei.
Tara distolse rapidamente lo sguardo, voltandosi verso i lord demoni. Le loro posizioni difensive ora avevano un senso.
Non per causa sua o di Sorana, ma per quell'uomo misterioso che non si era ancora voltato.
Re Lorcan guardò Sorana con uno sguardo freddo e privo di emozioni. La regina, al suo fianco, aveva un atteggiamento contenuto. "Ben fatto, Tara".
"Fratello", esordì Sorana, mentre la sua paura si attenuava.
Lui non rispose, spostando l'attenzione su Tara. "Un accordo è un accordo, fae". La sua voce era gelida e ostile come sempre.
Tara non riusciva a immaginarlo rilassato o sorridente. Il suo volto sembrava segnato permanentemente da un'espressione cupa e tetra. Nonostante ciò, lei mantenne una postura ferma e un'aria calma.
"Dimmi cosa vuoi come ricompensa", la esortò Lorcan.

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